Akragas, in barca a vela controvento

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Pubblicato il 19 novembre 2016 in Tattica

Andare realmente controvento, in realtà, non è possibile. Quando si naviga basta mettere la prua esattamente controvento per fermare, immediatamente, l’imbarcazione. Andare di bolina è più che altro la capacità di sfruttare le leggi della fisica, un movimento a zig zag che fa avanzare e raggiungere l’obiettivo. Al momento l’Akragas di Lello Di Napoli viaggia proprio controvento, perché di passi avanti non sembra più capace di farne. A disposizione dell’ex tecnico del Messina c’è un gruppo misto di giovani ed esperti di una categoria, come lo stesso Di Napoli ben sa, piena di insidie. Dalla città dello Stretto l’allenatore campano ha portato il dodicesimo Addario, il terzino Russo e le punte Salvemini e Cocuzza. Il jolly dal mazzo lo ha estratto con Matteo Zanini, non a caso usiamo questa espressione: calciatore moderno e duttile, capace di ricoprire con ottima interpretazione più di un ruolo. Già visto a Messina, con risultati meno eclatanti perché l’impatto nella città del Gigante di Zanini è stato tangibile. Il picco della sua stagione corrisponde a quello dell’Akragas: un destro che batte Pisseri quando sul cronometro erano rimasti una manciata di secondi, la squadra di Lello Di Napoli che espugna il Massimino di Catania nel più classico dei “clamoroso al Cibali”. Su quella vittoria e sull’imbattibilità interna l’Akragas ha basato un campionato che lo vede galleggiare appena fuori dalla zona playout, con l’ultimo crollo in casa del Siracusa che ha aperto definitivamente una crisi nata settimane prima. L’apice, però, era arrivato sette giorni prima: pareggio interno col Melfi con Di Napoli che in sala stampa non usa mezze misure, si immerge nella retorica calcistica e dichiara di essere pronto al passo indietro. Un messaggio alla squadra, il classico tentativo di tirare fuori l’anima al gruppo. Siracusa ha dimostrato che tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di preparazione calcistica. Lo 0-2 dopo una ventina di minuti, spazzato via da un pressapochismo difensivo non avvicinabile a Di Napoli, tecnico che sulla lettura anticipata della gara ci ha basato il suo finale di stagione a Messina. Quando Lello prende il posto di Arturo la prima cosa che balza all’occhio è la sua conoscenza tattica dell’avversario. Puoi battere Di Napoli ma difficilmente sorprenderlo, perché la capacità di preparare la partita non è in discussione. Una carriera da secondo allenatore, la grande chance a Messina con un gruppo già plasmato da Arturo Di Napoli e dal ds Argurio. Punti, questi, da non sottovalutare perché l’esperienza all’Akragas fin qui non ha minato le capacità di Lello Di Napoli dal punto di vista tattico, quello a mancare sembra invece la costruzione di fondamenta e leadership tecnica in campo.

TEORIA – La rosa a disposizione di Lello Di Napoli tende a confluire verso un 4-3-3 abbastanza classico: in avanti Guido Gomez è un centravanti senza fronzoli, non con grossi numeri dal punto di vista delle realizzazioni ma ottimo nel gioco di insieme. Il resto del reparto è una grossa scommessa, tra ragazzi giovani e delusi il mix non sembra essere vincente. Longo e Salvemini hanno corso tanto e segnato poco, Cocuzza si è visto accartocciare la stagione da un paio di stop fisici di troppo, le prestazioni faticano ad arrivare. Il centrocampo dovrebbe passare dai piedi e dal fosforo di Pezzella: il regista argentino detta lentamente, troppo per una squadra che tende a rimanere bassa e pronta a colpire di rimessa. Ai suoi fianchi c’è duttilità: Zanini e Salandria potrebbero giocare una decina di ruoli diversi, Carrotta dovrebbe dare un pizzico di imprevedibilità al reparto. Difficile sezionare reparto per reparto, il calcio non è analizzabile per compartimenti stagni e le squadre di Lello Di Napoli ancora meno dato che sulla compattezza si basano entrambi i sistemi. Attacco e centrocampo sembrano molto diversi tra loro, sia per concretezza che in proiezione. Infine la difesa, o meglio gli uomini: Marino è un centrale che farebbe comodo alle grandi, idem Thiago Cazé che scontata una lunga squalifica è tornato a disposizione da qualche settimana. Carillo è un giovane che a Castellammare hanno sacrificato sull’altare di Zibert. La rottura del crociato del ginocchio di Scrugli ha scombinato il sistema: senza il suo terzino destro Di Napoli ha mischiato le carte, tra un Zanini buono per tutte le stagioni e un Salandria che nel ruolo ci sa stare, è venuto fuori il giovane Sepe a dare nuova inesperienza al reparto. Genny Russo e Pane sembrano scommesse perse, lo stesso Di Napoli sta mettendo in discussione non solo gli uomini ma anche il sistema di gioco. Si è già vista una difesa a tre, ma cambia pochissimo perché quello che non mutano sono i concetti: distanze corte e squadra bassa, il lancio lungo non è abolito ma non si abusa perché gli esterni è meglio lanciarli palla a terra.

PRATICA – Abbiamo detto di uomini e concetti, la verità del campo è lontana dalla teoria ed i 13 punti con i quali l’Akragas si presenta allo scontro diretto col Messina sono lo specchio di quanto stia accadendo. La squadra di Lello Di Napoli non piace a critica e pubblico, che dall’ex tecnico giallorosso non si dovesse attendere o pretendere spettacolo era cosa nota. Il pragmatismo rimane al centro del progetto, perché gli uomini di campo come Di Napoli alla fine non riescono a non pensare prima ai punti e poi al gioco. Se non arrivano neanche i primi, allora, ecco che scattano problemi e scricchiolii. L’Akragas visto fin qui non sembra neanche una squadra allenata da Di Napoli: misure errate, distanze mai contenute e distrazione non figlia di limiti tecnici ma di concentrazione. Dalla difesa a quattro a quella tre il punto comune rimane la facilità con cui l’Akragas subisce dagli esterni, il centrocampo fatica ad aiutare rimanendo più incisivo quando deve pungere rispetto a quando deve distruggere. Il reparto offensivo non funziona, non a caso il cannoniere porta punti fin qui è stato Zanini con un paio di botte dalla distanza. Il tridente ha deluso, con l’attacco a due non si è vista neanche la densità centrale utile ad infastidire gli avversari. I limiti tecnici sembrano aver intaccato la mente, tanto che al momento la scelta di moduli e uomini passa in secondo piano. Quello su cui Di Napoli deve lavorare è la ricostruzione dell’autostima, anche se la medicina migliore rimane la vittoria sul campo.

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