Catania-Messina, stress test fallito

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Pubblicato il 25 marzo 2016 in Tattica

Potremmo concentrare tutta la nostra analisi sul dubbio rigore concesso al Catania dal signor Piccinini. Potremmo ma non lo faremo, primo perché consideriamo l’errore arbitrale come parte del gioco e secondo perché in fondo il Messina era riuscito a riequilibrare la gara. Se tanto desiderate la nostra opinione, possiamo dirvi che il rigore non c’era perché il contatto tra De Vito e Calil è meno che veniale. Il brasiliano è bravo a cadere con tempi e modi giusti, succede. Il Messina visto a Catania è deludente, dispiace sentire un tecnico che parla di dominio quando quello che si è visto è un possesso palla orizzontale e banale per larghi tratti. Un tiro di Tavares dalla distanza oltre al gol di Gustavo non sono sintomi di dominio. Altro discorso è se si confonde l’inoperosità di Berardi col dominio, anche perché un Catania inesistente è comunque riuscito a segnare due reti. Detto del primo gol, sul secondo è clamoroso l’errore di squadra commesso dal Messina. Dopo il pari di Gustavo i giallorossi potevano vincere, hanno provato ad alzare il baricentro ma senza risultati. Giro palla senza sfogo verticale, e la sensazione di paura tecnica nella giocata. Moriero si piazza a specchio, Baccolo ci mette una ventina di minuti a capire quale taglio degli intermedi etnei seguire. Giorgione e Fornito attaccano la profondità per tenere bassi Castiglia e Di Cecco, ma non fanno il lavoro opposto (vedi occasione di Castiglia con Fornito in ritardo). Per il Messina era una piccola prova di maturità, dopo tre vittorie consecutive arrivava un derby da giocare serenamente, contro un avversario sotto pressione massima. La sconfitta è episodica, però il Messina visto al Massimino dimostra ancora una volta che il passaggio per diventare una grande squadra è lontano. Servirà tempo, uomini e applicazione delle idee. Ad maiora. Intanto analisi dei gol subiti dal Messina e lo sviluppo impastato che porta alla rete di Gustavo.

L’ORIGINE DEL MALE – Già detta la nostra idea sul contatto De Vito-Calil, nel nostro frame prendiamo in considerazione tutto lo sviluppo dell’azione che porta al penalty. Vero che la conclusione punisce oltre i demeriti il Messina, però sono nette le responsabilità di Martinelli e De Vito. Il lancio lungo di Nunzella verso Calil è di una banalità calcistica avvilente, il Messina riesce a pasticciare. Doppia evidenza per concentrarci meglio sulla zona di campo interessata: Martinelli esce sul pallone ma sbaglia i tempi, De Vito non si fida del compagno e stringe sul pallone lasciando Calil alle sue spalle. Il brasiliano legge bene tutto, prende posizione e il resto lo conoscete. Qui il lavoro dei due centrali è fuori sincro, Martinelli attacca il pallone in anticipo ma senza tempi e cattiveria, De Vito pecca di familiarità col ruolo e pensa alla palla e non all’avversario. Calil è bravo perché attacca alle spalle del centrale e non in mezzo ai due centrali. Il lancio di Nunzella è innocuo, lo trasforma il Messina in una palla devastante. Pallone lento e prevedibile, Piccinini concede un rigore esagerato ma i guai il Messina se li mette in caso da solo.

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LUNGHI, ALTI, LARGHI – Passiamo adesso all’azione che porta alla rete di Russotto e regala al Catania il successo nel derby. Partiamo dall’inizio: il Messina una volta pareggiata la gara prova a vincerla, almeno questa è la sensazione generale. Di occasioni poche, quello che si nota di più è un giro palla insistito e sterile. Mister Di Napoli chiede alla linea difensiva di alzarsi, così facendo vuol tenere più basso il Catania cercando di avvolgerlo col giro palla, esattamente come fatto nel caso del gol di Gustavo. Il problema è che il Messina si tradisce, mettendo in pratica un gioco macchinoso e disattento nei tempi. Veniamo all’azione: Giorgione gioca in orizzontale verso De Vito, scarico su Martinelli che lancia lungo verso Tavares. Il portoghese perde l’ennesimo contrasto con i difensori avversari, Castiglia recupera e va verticale, ecco che il Messina è impreparato. Martinelli dopo il lancio è uscito ancora, Ionut è largo e alto (insieme nel riquadro rosso), il Catania attacca il pallone con Lupoli e Russotto, il solo De Vito (cerchio azzurro) è tagliato fuori da distanza e movimento. Proverà a rincorrere ma senza successo, sinistro preciso e Berardi battuto. Analisi: Messina poco convinto nel giro palla, la palla lunga su Tavares è sbagliata, il portoghese ci va molle e sul contro lancio etneo il Messina si è mosso senza percezione del pericolo. Ancora una volta più attenzione verso il pallone che sul movimento degli avversari. Se si sfalda e sfilaccia l’unità della linea difensiva scatta l’allarme, Martinelli esce a prescindere mentre Ionut non presta alcuna attenzione al movimento di Russotto, non si abbassa Giuseppe Russo e De Vito non può lavorare per tutti. Quadro disarmante.

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IL RISULTATO CONTA – Non quello della partita, stavolta prendiamo in prestito una frase fatta del calcio per descrivere l’azione che porta al gol di Gustavo. Abbiamo riempito il nostro frame di colori, cerchi e riquadri quasi costretti dallo strano sviluppo che consentirà al Messina di trovare il momentaneo pareggio. In azzurro c’è Tavares, il portoghese lavora centravanti al servizio della squadra. Lo scarico laterale su Giorgione (riquadro rosso) è quasi scontato, vediamo infatti che il resto della squadra si dispone in maniera atipica. In verde c’è Padulano, forse l’unico ben posizionato, in viola Ionut fa l’anarchico mentre con il cerchio arancione abbiamo segnato uno strano capannello di uomini. Un terzetto utile a nessuno (Fornito, Gustavo, Barilaro), che infatti costringe Tavares ad aprire il gioco. Bravissimo Giorgione a dare un’opzione credibile al compagno, ancora più bravo a non giocare la sfera in maniera precipitosa. Controllo, sguardo in mezzo e attesa che i compagni comincino ad attaccare l’area con raziocinio. Falcone non sa difendere, il cross del capitano del Messina è perfetto perché sul secondo palo e tra centrale e terzino. Bravissimo anche Gustavo ad attaccare il pallone con i tempi giusti. Strana evoluzione dell’azione, si parte da una clamorosa staticità mista a difetto di posizione fino ad arrivare al perfetto attacco sulla palla lavorata da Giorgione. Alla fine conta il gol. Prendiamo in analisi anche il sistema difensivo del Catania, tutti e dieci gli uomini di movimento sono intenti a difendere con le linee di difesa e centrocampo schiacciate. Il Catania si comporta all’opposto del Messina, parte bene sul non attacco dei giallorossi ma una volta che il Messina muove palla e gambe la difesa di Moriero si addormenta. Attaccarli con continuità sarebbe stata l’arma vincente per il Messina, troppo sporadica e orizzontale invece la squadra di Raffaele Di Napoli. Il dominio è un’altra cosa.

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