Cosenza-Messina, Lucarelli: “Stracuzzi sembrava il presidente del Borgorosso”

Pubblicato il 9 dicembre 2016 in Primo Piano

“Credo che, al netto di tutto le problematiche che ci sono e che conoscete dall’estate in avanti, le difficoltà in questo tipo di categoria sono uguali per tutte, abbiamo 2-3 punti in meno. Indossiamo una maglia che pesa un po’ di più di altre, una parte della rosa subisce questo aspetto. Per trasformare il peso in stimolo c’è bisogno di calciatori di un certo spessore”. Questo il modo in cui Cristiano Lucarelli esordisce nella conferenza stampa di presentazione della sfida di sabato pomeriggio a Cosenza, un tecnico lucido e consapevole delle difficoltà da affrontare. Proprio per questo motivo diventa centrale il discorso legato al mercato, in primis il caso Pozzebon. “Non mi priverò mai di un giocatore come Demiro, il presidente conosce il mio pensiero e abbiamo stabilito una strategia comune. A noi servono due Pozzebon, impensabile farlo partire. Al momento il ragazzo è mortificato, gli serve segnare. Se qualche società lo vuole dovrà pagarlo”. Netto e senza fronzoli, come nel suo stile, Lucarelli non vuol privarsi di Pozzebon e per farlo accetterebbe solo un grande vantaggio economico. Allargando il discorso alla rosa, il tecnico toscano conosce alla perfezione il valore dei suoi ragazzi, cosa serve e dove intervenire. “Ho rifiutato un contratto biennale, preferisco un accordo fino a giugno per potere avere le idee chiare. Non servono solo i soldi nel calcio, quello che ci manca è una buona organizzazione. Raggiunta quella possiamo puntare ad un campionato di transizione, da zona playoff, il prossimo anno e puntare al salto di categoria tra due. Stracuzzi non è Abramovich, questa è una piazza che potrebbe autofinanziarsi. In estate ho rifiutato Catanzaro, anche per pressione della tifoseria. Quando ho sentito Stracuzzi, invece, mi è sembrato il presidente del Borgorosso: un tifoso che ha fatto una previsione troppo semplicistica. Messina è una piazza che ha visto il calcio vero, quando il presidente ha fissato quell’obiettivo è normale che tifoseria e giornalisti si siano fatti una risata. Come ho fatto io per alcuni suoi slanci, deve solo essere introdotto in maniera adeguata in un mondo troppo complicato. Il presidente è una bravissima persona, questa è stata la mia prima sensazione ed oggi posso solo confermarla. I calciatori sanno già che ho una lista di partenti per gennaio, però posso modificarla in qualsiasi momento. Mi aspetto una reazione rabbiosa da loro. La cura è stata individuata, ma al momento la farmacia è chiusa. A livello strutturale avevo sottovalutato i problemi, pensavo si trovassero soluzioni più facilmente, mi riferisco soprattutto ai campi d’allenamento. Non pensavo a questo tipo di difficoltà”.

REAZIONE – “Crisi psicologica? Fino a prima della partita col Mefi eravamo sulla giusta strada. Gli episodi nelle ultime due partite ci hanno penalizzato, nelle ultime tre gare siamo andati sotto per gol degli arbitri. Farò di tutto per non far finire in maniera pessima questa stagione iniziata male. Non dobbiamo buttare tutto il lavoro fatto nell’immondizia. Le partite che abbiamo fatto possono farci stilare un bilancio che ci dice che probabilmente dobbiamo cercare di ottimizzare a massimo i pochi gol che facciamo, perché oggi sappiamo che non possiamo permetterci di fare molti gol in una gara. Alla fine di gennaio, con la squadra con il trucco rifatto dal mercato, magari inizieremo a giocare imponendoci”. Non molla nulla Lucarelli, insiste nella sua battaglia a distanza con la classe arbitrale, consapevole però di dover soffrire qualche altra settimana prima di poter stravolgere l’atteggiamento generale della sua squadra. Formazione con mille dubbi, tanti i problemi fisici da valutare. “Musacci? Dovrebbe esserci. Andranno fatte delle riflessioni per Foresta e Palumbo, che si è infortunato a Melfi. Nardini è al secondo allenamento, sapete che sono non mi faccio molti fronzoli a mandare in campo uno appena arrivato. Però una cosa è farlo con Grifoni, un’altra con Nardini, che ha 33 anni. Anche Mancini dobbiamo capire come sta. Sono andato al di là de ruolo di allenatore, ne avrei fatto anche a meno, ma mancano delle figure all’interno ed è necessario che qualcuno se ne occupi. Preferirei occuparmi solo di questioni di campo, ma tant’è, in ogni caso vuol dire che la società si fida del sottoscritto”.

COSENZA – “Una delle mie squadre a cui sono più affezionato, anche se non ci torno da 20 anni. Lì ho fatto il mio primo vero campionato da professionista, accanto a Marulla, un maestro a cui rubare i segreti del ruolo. Sarò emozionato sicuramente, non so come mi accoglieranno, anche perché in curva c’è stato ovviamente un ricambio generazionale. Una squadra che non ha avuto una regolarità, anche se ho letto che tradizionalmente non è un campo che porta bene al Messina. Mi auguro che la mia squadra abbia la serenità interiore per rimanere in partita, leggendo ogni situazione non con foga ma con intelligenza. Il calcio è attenzione non è tensione”.

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