Focus Catania, Pippo non lo sa

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Pubblicato il 12 novembre 2015 in Tattica

Una piccola provocazione e niente di più. Una citazione musicale per chiarire che il Catania di Pancaro può dire la sua nel campionato di Lega Pro, ma che i problemi sono presenti in abbondanza all’ombra dell’Etna. Tra balbettamenti difensivi e una fase offensiva scontata, il Catania di Pancaro presenta lacune evidenti. La scorsa stagione, trascorsa sulla panchina della Juve Stabia, non ci aveva regalato un Pancaro straripante di idee tattiche ed innovazioni. Un 4-4-2 scolastico che, vista la forza dei campani, si trasformava facilmente in un attacco a quattro punte. Risultati pochini, con il bel gioco che non aveva bussato alla porta delle “vespe”, tanto che l’esonero del tecnico non aveva sorpreso più di tanto. Catania è la seconda chance per Pancaro, ancora sulla cresta grazie ad una buona carriera da giocatore, ma che da allenatore non ha collezionato stagioni positive con continuità. Seconda chance, dicevamo, ma con mille insidie all’orizzonte. Intanto c’è il modo in cui questo Catania è precipitato in Lega Pro, ma di Pulvirenti e dei suoi treni ne sapete già abbastanza, poi c’è la composizione della rosa. Tanta qualità, ma che confusione.

12235539_904389722931555_1243372714_oIN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA – Con la logica o con presunzione? Domanda buona per ogni pagina della vita dell’uomo. Nel calcio, poi, se ne potrebbe abusare. Il Catania di Pancaro non ha ancora deciso che filosofia adottare per meglio far giungere in porto la nave crivellata dalle penalizzazioni. Catania è una piazza a cui dire di no è quasi impossibile, Pancaro ha avuto il coraggio di non rifiutare anche in una situazione complicata come l’attuale, ma le chiacchiere ed i problemi finiscono al momento del fischio iniziale. Lì, parla il campo. Non ingannino i sette punti in classifica, senza gli undici di penalizzazione il Catania sarebbe ai vertici e in piena lotta con Messina e Foggia nell’inseguimento alla Casertana. I “però” nella vita sono in ogni piega, e quelli del Catania non si contano sulle dita di una mano. Rimaniamo nel piano tattico senza straripare, e ci facciamo una domanda: centravanti o falso nove? Che poi è quello che si chiede lo stesso Pancaro al buio dei suoi pensieri notturni. Il 4-3-3 con un tridente mobile e veloce intriga il calcio moderno; Calil con Russotto e Calderini piace se si vuole fare un calcio senza riferimenti e con la tecnica al potere. Tanti movimenti ad uscire, intermedi di centrocampo che attaccano la profondità e il gioco è fatto. O forse no. Perché il Catania segna, ed i numeri non li smentiamo noi, ma per convincere manca più di qualcosina. Contro l’Akragas una sofferenza immane, il dominio del campo non serve a nulla se non sei cinico e dietro ti prendi pause. La risolve Plasmati, che di mestiere farebbe il centravanti anche se il bottino di reti in carriera direbbe altro. Tatticamente il buon Gianvito è altra storia, attaccante vecchio stampo ottimo per il riferimento centrale. Meno spettacolo ma lavoro per i compagni e alternativa alla palla a terra. Contro la squadra di Legrottaglie il suo ingresso ha mutato tatticamente il Catania. Un 4-2-3-1 che non pare impossibile rivedere al “San Filippo”, dipenderà da chi vincerà l’annosa battaglia: la logica o la presunzione?

12236801_904385659598628_469979444_oLOGICA PRESUNTUOSA – Una mano ai problemi di Pancaro proviamo a darla noi. Se Calil e Russotto sono titolari senza discussioni, per Calderini il discorso cambia. Contro l’Akragas il ragazzo è partito dalla panca, subentrando all’infortunato Falcone. Dopo un inizio di stagione con la maglia da titolare, l’ex Cosenza ha visto lo spazio diminuire proprio per la crescita dello stesso Falcone. Il cambio naturale, vista la distorsione al ginocchio che terrà fuori Falcone a Messina, sarebbe proprio Calderini; ma la presunzione potrebbe sposare la logica. Plasmati titolare con Russotto e Calil a ballare un valzer tra le linee non è idea folle, e che stia balenando nell’iperuranio pancariano non è mistero. Il 4-2-3-1 rimarrebbe, così, un modulo per le emergenze anche perché rinunciare al trio in mediana non sembra convincere il tecnico catanese. La conferma del 4-3-3 con presupposti diversi, invece, non sarebbe così incredibile. Un modulo un po’ diverso, perché Calil non è propriamente un esterno, ma vederlo insieme a Russotto come supporto a Plasmati, in un “albero di Natale” ancelottiano (che tanta fortuna regalò allo stesso Pancaro calciatore) è una possibilità. Il Catania è una delle migliori formazioni dell’intero Girone C, la rosa a disposizione di Pancaro ha diverse punte di eccellenza; dovrà essere lo stesso tecnico a sfruttarle al meglio. Al momento il limite più grosso degli etnei sembra proprio l’allenatore. Oltre al sistema offensivo c’è una mediana complessa, con Scarsella che ondeggia tra prestazioni ottimale e sparizioni incomprensibili. La regia affidata ad Agazzi convince pochissimo, con Musacci che scalpita e Lulli che da intermedio sinistro soffre di solitudine. Un centrocampo che sembra peccare di intesa, che Pancaro non vorrebbe stravolgere vista anche una difesa allegra.

VASI COMUNICANTI – Tutto è unito, niente vive in compartimenti stagni all’interno di una squadra di calcio. Siamo partiti dall’attacco e finiamo con la difesa, ma quello che abbiamo analizzato per la fase offensiva si riflette sul resto e viceversa. Il 4-3-3 senza riferimenti fatica a diventare un 4-2-3-1 anche per via di un sistema difensivo traballante. Abbandonare una copertura del campo totale, data dai tre centrocampisti e dall’abbassamento delle due ali, per passare al doppio mediano sembra un rischio. La coppia in mezzo al campo svuota la linea davanti alla difesa e le gambe dei protagonisti. Non si improvvisa un 4-2-3-1, soprattutto se la difesa non brilla per personalità. Contro l’Akragas il dominio di possesso e campo è stato cestinato quando dietro ci si è concessi una pausa, gol di Zibert e partita da reinventare. Questo è il rischio di un calcio, comunque, di base offensiva. Pancaro non specula ma attacca, il problema è la sintonia non trovata tra tutti i reparti. Il 4-3-3 è buona maschera per l’attacco senza tralasciare una buona copertura in fase di non possesso. Cambiare oppure no rimarrà il dubbio di Pancaro, il Catania non convince per come dovrebbe e la piazza qualche domanda comincia a farsela. Questa l’analisi tattica che tra cambi di moduli e uomini può mutare il cammino degli etnei. C’è un’altra variabile, la più importante nello sport e nella vita: la testa. Penalizzazione pesantissima dopo una retrocessione decisa dai tribunali, una piazza che in Lega Pro vuol starci solo di passaggio e un campionato che guarda Catania con aria di sfida. Pippo riflette, ma cosa gli riserva il futuro non lo sa.

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