Foggia-Messina, trasformare l’intenzione in azione

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Pubblicato il 3 Ottobre 2021 in Primo Piano

Due sconfitte da cancellare e prestazioni da rialzare. Il Messina viaggia in direzione Foggia, nella sfida contro Zeman e contro l’inerzia che vede i giallorossi in calo costante. A Sullo e, soprattutto, alla squadra il compito di invertire la rotta.

REAGIRE – Tempo. Questa la parola che risuona quotidianamente attorno ai fatti di casa giallorossa. Serve tempo a Sullo per imprimere le sue idee sul gruppo, ma serve tempo al gruppo per trovare la condizione migliore. Serve tempo agli infortunati, serve tempo sempre a Sullo per capire quale abito tattico sia il migliore per la sua squadra. Anche se, su questo punto, il tecnico sembra convinto di aver intrapreso il cammino giusto. Peccato, per lui, che il campo stia dicendo altro. Perché c’è il campo, che del tempo se ne importa il giusto e che chiede al Messina uno scossone. Il Foggia arriva come spauracchio per la sua verve offensiva, ma ha i tratti dell’avversario che può lasciare spazi e cadere in amnesie utili a una squadra che – in fin dei conti – conosce armi come profondità e contropiede per fare male. In aggiunta, perché che Sullo voglia proseguire nella strada del gioco resta fuor di dubbio, che ci stia riuscendo rientra nella differenza tra teoria e realtà. Quella cruda, quella che dice come il Messina sia la peggior difesa del campionato, come la vittoria sia arrivata in una sola circostanza e che le rimonte subite abbiano inciso. Il peccato originale resta il passaggio da 1-4 a 4-4 di Pagani, un pari che ha minato le certezze e acuito le fragilità. Il famoso “passo indietro” di cui tanto si lamenta Sullo, infatti, trova la sua genesi nei minuti in apnea del Torre. Si viaggia in direzione Foggia, quindi, dove cercare la linfa per motivare nuovamente le proprie convinzioni ed esaltare le idee. Quelle di Sullo, poi, in una visione brillante del gioco andrebbero sempre sposate – anche oltre il 100% -, ma rispettare cosa il campo stia dicendo è sempre esercizio di realtà.

CON LA TESTA – Tutti convocati, tranne il lungodegente Matese e Simonetti. Quest’ultima è la vera assenza pesante, perché l’ex Pistoiese possiede quel mix di qualità, quantità e cattiveria agonistica che tanti suoi compagni devono ancora mostrare, sempre se nelle loro possibilità. Sullo allontana le ipotesi di modifiche tattiche, anche a causa del poco tempo a disposizione. Vero, ma pensare che per cambiare ci sia il bisogno di crollare è concetto estremo. Un piano B, un’alternativa, infatti, è possibile provarla e trovarla anche se non si intende usarla mai. A Foggia, quindi, si dovrebbe proseguire sulla falsariga di quanto fatto (male) tra Picerno e Bari con la speranza che la scossa motivazionale vada oltre i limiti tattici. Possibile, anzi sperabile. Perché è vero che tre le proposte palesate da Sullo e quanto visto ci sia un’ampia differenza, ma è verissimo che di errori individuali pesanti e spesso ingenui è pieno questo inizio di stagione. Il mirino su Sullo è presto per puntarlo, come quello sulla squadra che, però, deve entrare nell’ordine di idee che non ci saranno sconti dovuti a un Sullo dalle spalle larghe e pronto ad assorbire ogni critica. Il Foggia, come dicevamo, è l’avversario dalle caratteristiche tipiche per non dare possibilità di pronostico. Tipica squadra di Zeman: o travolgente o svogliata e capace di qualsiasi errore. Al Messina, allora, anche il compito di indirizzare l’avversario verso la sua tendenza peggiore.

FOGGIA (4-3-3) Alastra; Martino, Sciacca, Girasole, Nicoletti; Gallo, Petermann, Rocca; Merkaj, Ferrante, Curcio. All. Zeman.

MESSINA (4-4-2) Lewandowski; Morelli, Celic, Carillo, Sarzi Puttini; Fazzi, Fofana, Damian, Russo; Vukusic, Adorante. All. Sullo.

*foto copertina: Acr Messina – pagina Facebook ufficiale | ph. Saya

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