Igea Virtus-Messina: manca il lieto fine, non c’è una ragione

Pubblicato il 26 Aprile 2026 in Primo Piano

Il pari in casa dell’Igea Virtus non è granché per il Messina. Non per quanto visto sul campo, dato che la squadra di Marra si fa preferire in tutto; ma per non aver massimizzato il vantaggio firmato Zucco nel giorno in cui le rivali zoppicano vistosamente. Ora, vincere col Milazzo per garantirsi un playout in trasferta. E intanto gli esposti fioccano.

IL DELITTO QUASI PERFETTO – Del caso tesseramento parleremo in coda, normale mettere sul piatto questa vicenda dato l’esporsi disperato di Torrisi – tecnico della Reggina – che nel giorno della resa manifesta, insieme alla dirigenza, la possibilità (forse remota) di ribaltare la classifica con l’esclusione del Messina dal campionato. Vorrebbe dire -6 per Savoia e Nissa, solo un punto in meno per gli amaranto che sarebbero promossi. Ci arriveremo. Prima ci sono le cose di campo, dato che questa vicenda – come quella più sostanziosa legata a scommesse e combine – verranno probabilmente discusse a stagione regolare conclusa. Strascichi all’orizzonte. Intanto, il Messina non passa al D’Alcontres, torna a casa con un punticino e deve ringraziare Giardino per aver evitato la sconfitta. Tutto bene, quindi? No, perché la squadra di Feola (voto 6) deve rammaricarsi. I padroni di casa sono più forti, hanno giocato meglio, creato il quadruplo e meritavano di vincere; ma il Messina doveva vincere. Che pare un concetto filosofico, ma è la realtà. E ci stava riuscendo, esattamente come previsto: gli altri giocano, tu vinci. Un sunto di pragmatismo che avrebbe fatto vergognare il comunque sfacciato Allegri, che però era via necessaria per una squadra ridotta all’osso viste le assenze multiple in difesa e con un solo attaccante di ruolo disponibile. Non scusanti, solo realtà che a fine aprile pesano parecchio. L’atteggiamento del Messina è speculativo, si gioca a tre dietro con Oliviero che fa tutta la fascia destra; non c’è nemmeno lontanamente la parvenza di un 4-3-3 se non per qualche minuto. Poi, le discese di Cess e Squillace suggeriscono di buttarsi all’indietro. L’Igea spinge, avvolge e colpisce: Samake è impreciso, Vacca si divora il vantaggio e appena Touré trova il corridoio giusto ecco il gol di Zucco. Il delitto perfetto. O quasi. Primo tempo in archivio, con un vantaggio i cui meriti non esistono e un bel «chissenefrega» ad accompagnare questa riflessione.

TUTTO PUÒ SUCCEDERE – Che il Messina sia stanco è evidente, lo sottolinea anche Feola nel post quando ricorda che oltre a quello fisico conta lo stress mentale. Una squadra che ha fatto una scalata, che sul campo vale 43 punti che oggi farebbero rima con vacanze anticipate e tanti saluti. Ah sempre che gli esposti… comunque, la ripresa del D’Alcontres palesa come i giallorossi siano corti di fiato e alternative. Out Maisano, Pedicone, Clemente e Bosia, più Roseti; così dalla panchina si possono alzare senza obblighi solo Saverino e Zerbo, che non incideranno. La squadra di Marra pressa meno ordinata e più arrembante, con Cicirello voglioso di pareggiare. Ma sbatte addirittura su Werner. Gli altri su Giardino, che para tutto quello che passa dalle sue parti – per info chiedere a Longo (già nel primo tempo) e Maddaloni. Il pari arriva ed è fastidioso. Come a Lamezia. Perché è una rete evitabile. Al D’Ippolito era stato Catalano a ispirare camminando e Andreassi a insaccare con la difesa a guardare. La dinamica è diversa perché la palla è inattiva, ma Cicirello salta anticipando Giardino – male stavolta – e può farlo da solo perché Garufi si è letteralmente fermato sul movimento dell’avversario. Malissimo. Se becchi reti del genere in un playout in cui hai un unico risultato l’esito finale può essere solo uno: retrocessione. Ricordarselo. Come detto nel post Lamezia, quindi, il Messina deve trovare il modo di controllare gli eventi. Di annullare le variabili, che detta così pare una cazzata teorica ma è l’unica via per vincere. Perché questa squadra non ha il potenziale per segnare due/tre reti in casa di Ragusa, Acireale, Vibonese o forse Enna – le rivali possibili. Quindi, non deve prendere gol. Non deve prendere gol. Il mantra deve essere questo. Dopo quello di Cicirello rischia un altro paio di volte; Trasciani si fa ammonire per saltare il Milazzo ed essere pulito successivamente (era diffidato) e Touré si gioca il jolly dell’azione personale senza successo. Ah, in tutto questo a inizio ripresa De Caro ha la palla dello 0-2 ma non è la sua stagione, almeno dal girone di ritorno in poi. Finisce in parità. Come per la Sancataldese in casa con la Vigor Lamezia, il che vuol dire che le due squadre restano pari a quota 29. Ultimo turno: Messina-Milazzo e Savoia-Sancataldese. I giallorossi devono mandare un cestino di ringraziamenti al Sambiase che impatta con la Nissa e regala al Savoia il match-point reale: se i campani battono la Sancataldese sono in Serie C. Non male come motivazione, al netto che di fronte ci sono comunque prima contro diciassettesima. Che già come differenza non è poco. Il Messina può ascoltare l’esito del Giraud ed evitare lo spareggio pre-playout con un pari. Una vittoria sarebbe comunque meglio, anche perché al Razza si giocherà Vibonese-Acireale che guarda caso sono le due squadre appena prima in classifica a quota 32. Col pari sarebbero inattaccabili dal Messina, ma se una delle due dovesse perdere potrebbe venire agganciata e superata (vantaggio negli scontri diretti) dai giallorossi. Che a quel punto, in pratica si sceglierebbero l’avversario. Ma non andremo oltre, perché è complicato e non serve a nulla. In ballo, poi, c’è anche l’Enna che se dovesse perdere a Favara potrebbe essere scavalcato dal Ragusa. Insomma, tutto può succedere.

E GLI ESPOSTI – Perché poi restano quelli. Restano sullo sfondo, ma mica troppo. Sancataldese, Acireale e Reggina hanno messo nero su bianco una contestazione che non riguarda il campo ma ciò che viene prima del campo: il tesseramento e, soprattutto, chi aveva titolo per perfezionarlo. La struttura è semplice. Le conseguenze no. Le NOIF sono chiare: gli atti della società valgono se compiuti da soggetti legittimati (art. 4), e il tesseramento esiste se è perfezionato secondo le procedure federali (art. 32). Se quel passaggio è viziato all’origine, non è una svista burocratica. È un problema di esistenza dell’atto. E se l’atto vacilla, vacilla tutto quello che viene dopo. Attenzione: oggi non esiste una verità accertata. Non risulta alcun deferimento pubblico, né un procedimento formalmente avviato dagli organi federali. Esistono esposti, esiste un’ipotesi, esiste una Procura che – eventualmente – dovrà valutare. Ma nel calcio basta meno di una sentenza per cambiare la prospettiva, perché quando il dubbio riguarda i tesseramenti diventa subito strutturale. E allora la domanda non è «chi ha ragione», ma «cosa succede se». Perché il Codice di Giustizia Sportiva, in casi del genere, è lineare: se un calciatore non è utilizzabile, l’utilizzo diventa posizione irregolare (art. 10) e la responsabilità è della società (art. 6). Tradotto: non è più il singolo episodio, è la catena delle partite. Poi c’è il tempo. Il campionato va avanti, la classifica si definisce. La giustizia sportiva segue un’altra velocità. E quindi si gioca oggi per sapere cosa è successo ieri e, forse, riscriverlo domani. Il Messina, nel frattempo, può controllare solo una cosa. Il resto – se e quando arriverà – non dipenderà più dal campo. Poi, c’è il tema scommesse e combine – caso in cui si parla di sequestri, intercettazioni, persone e personaggi – ma questa vicenda rischia di essere il veleno nella coda. Anzi, sicuramente. Quindi, dopo l’ultima giornata tanto potrebbe ancora essere riscritto.

Giardino 7
Sulla rete di Cicirello viene sorpreso e finisce per uscire a vuoto, ma le colpe maggiori sono di chi ha mollato la marcatura sull’attaccante avversario. Prima e dopo, però, piazza una serie di ottimi interventi per reattività e attenzione. Se il Messina non perde il merito è suo.

De Caro 5,5
Difensivamente non è eccellente, ma ormai non è una novità. Soffre parecchio Longo. A inizio ripresa ha sulla testa la palla del raddoppio ma sbaglia in maniera clamorosa.

Trasciani 5,5
Meno dominante del solito, paga il divario fisico con Samake e alle volte deve mollarlo. Nella ripresa stende Mascari lanciato a rete: giallo, squalifica e arriverà “incensurato” a playout o eventuale spareggio.

Werner 6
Primo quarto d’ora malissimo sia per posizione che per interventi. Poi cresce alla distanza, nella ripresa piazza una super chiusura su Cicirello.

Oliviero 5,5
Feola decide di abbassarlo nel ruolo di quinto, lui si impegna parecchio ma è uno spreco. Inoltre, non sa difendere.

Zucco 7
Chissà chi è che aveva deciso di metterlo da parte. Sparito da gennaio a fine marzo, poi quasi sempre migliore in campo. Gol da mezzala di inserimento, pulizia nelle giocate e sempre qualità al servizio della squadra. Soffre solo fisicamente la forza della mediana avversaria. (dal 28′ s.t. Zerbo 5: impalpabile, e invece dovrebbe decisivo)

Garufi 5
Partita senza infamia e senza lode, ma quando molla Cicirello non seguendo il movimento commette un peccato mortale che vale il pari dei padroni di casa.

Matese 5,5
Prestazione all’altezza per quantità e il minimo di qualità che riesce a produrre nelle poche occasioni in cui il Messina mantiene il possesso; ma l’errore sotto porta sull’assist di Tedesco è imperdonabile. (dal 28′ s.t. Saverino 5,5: non riesce a entrare in partita come dovrebbe, sfavorito dall’atteggiamento generale)

Bombaci 6,5
Due volte da fermo per far tremare Testagrossa; poi intensità nella corsa e nel cercare di tamponare l’asse Cicirello-Cess. Non è sempre perfetto, ma la prestazione è molto più che positiva.

Tedesco 6
Canta e porta la croce, non può fare altrimenti. Chance nessuna, ma quando serve Matese fa vedere come si lavora da centravanti.

Touré 6,5
Si accende troppe poche volte, ma firma l’assist per Zucco e nel finale va vicino alla galoppata della vittoria, attento il portiere di casa.

IGEA VIRTUS Testagrossa 6,5; Cess 5,5, Maltese 5,5 (dal 3′ s.t. Maddaloni 6), Maggio 6, Squillace 6; Vacca 5,5 (dal 19′ s.t. Provazza 5,5), Papaserio 5,5, Joao Pedro 6; Cicirello 7 (dal 37′ s.t. Cardinale s.v.), Samake 5,5 (dal 29′ s.t. Mascari 6), Longo 6 (dal 29′ s.t. Ferrara 5,5). All. Marra 6

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