Juve Stabia-Messina, mai giocato bene

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Pubblicato il 16 settembre 2016 in Tattica

Il tempo, per il momento, è il salvagente a cui si aggrappa mister Sasà Marra. L’estate giallorossa è stata più che tribolata, il suo arrivo a pochi giorni dall’esordio in campionato rischia di diventare la maggiore scusa per le prestazioni del Messina. Tra Marra e Bertotto scorre un oceano di differenze calcistiche, l’eredità dell’ex capitano dell’Udinese risulta, allo stato attuale, poco utile alle idee calcistiche di Marra. Il tecnico campano ha una visione netta del calcio, la fatica più grossa sembra quella di adeguare il proprio stile ai calciatori a disposizione. Vero che la maggior parte della rosa sia stata costruita sulla base del 4-3-3 di Bertotto, ma pensare che tecnico e squadra non possano trovare un punto di incontro sarebbe errato. Dopo la prestazione discreta vista contro il Siracusa il Messina ha mutato pelle: è bastato il gol di Porcino a Reggio per archiviare il 4-3-3 e passare ad un 3-5-2 che in realtà puzza tantissimo di difesa a cinque. L’appunto maggiore che è possibile fare alle scelte di Marra è quello basato sulla poca consistenza degli esterni a disposizione. Il Messina che fu, quello di Cuoghi e appunto Marra e Buonocore, oltre ad avere qualità tecniche infinite aveva calciatori schierati secondo le proprie caratteristiche. Quello di oggi soffre gli spaesati Akrapovic e Ionut che, oltre ad essere limitatissimi sul piano tecnico, appaiono sempre indecisi sul da farsi e finiscono col non essere un fattore in entrambe le fasi. Inutile concentrarsi esclusivamente sulla trasferta campana, il discorso va ampliato perché Marra sembra aver deciso la veste da sfoggiare. Al massimo, come visto a Castellammare, le modifiche possono riguardare la fase di non possesso di alcuni uomini in particolare (vedi Foresta a uomo su Esposito). Il rischio di non trovare mai un’identità è alto, contro il Foggia senza Musacci e De Vito potremmo dover vedere un Messina ancora diverso.

MESSI MALE – Passiamo all’analisi della sfida partendo da una premessa: il Messina non ha mai giocato bene nel corso del match. Tra realtà e percezione c’è differenza, perché alla sfida si era arrivati convinti di crollare dopo pochi minuti. Poi il vantaggio e super Berardi, qualche responsabilità scaricata sull’arbitro e il gioco è fatto. Nel nostro fermo immagine siamo nel primo tempo, risultato ancora sullo 0-0: già senza alcun commento nostro è palese come il Messina sia sfilacciato e confuso. In azzurro c’è Del Sante che ha attaccato la profondità, al suo inseguimento ci sono sei calciatori giallorossi tutti in ritardo. Nel riquadro rosso: Musacci, Lazar, De Vito, Akrapovic e Maccarrone. Di questi nessuno fa la cosa giusta, i due mediani sono verticali mentre sono usciti altissimi due centrali su tre. In giallo c’è Mileto, la sua disperata diagonale non arriverà in tempo. Evidenza nera per Ionut che chiude su Lisi, forse l’unico a fare il movimento corretto. La realtà dice che il Messina difende un 7vs2 ma a salvarlo è Berardi.

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RITARDO – Altra analisi della fase di non possesso, continueremo anche dopo quando analizzeremo l’azione del gol decisivo di Atanasov, per il momento rimaniamo nel primo tempo: come per il frame precedente basterebbe far parlare le immagini. La Juve Stabia attacca l’area con soli tre uomini, riuscendo comunque a colpire. Evidenza nera per segnalare la pochissima pressione di ben tre calciatori che non chiudono sul crossatore avversario. In mezzo Maccarrone e De Vito si dividono Del Sante e Zibert (da notare come De Vito sia troppo lontano dall’avversario); in rosso l’errore maggiore. Marotta attacca la porta e Akrapovic è in un clamoroso ritardo nella chiusura. Nessuna croce addosso al ragazzo, ma pare chiaro come il 23 giallorosso non abbia nelle sue corde le caratteristiche per fare il pendolo sulla corsia esterna. Manca totalmente la doppia fase, il fatto di essere mancino non lo rende un esterno sinistro.

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TRARRE IL MASSIMO – Qualcosa di positivo, anche per spezzare il fiume di critiche. Siamo nell’azione che porta al vantaggio firmato Demiro Pozzebon: il Messina decide di battere corto l’angolo dalla destra. Schema per favorire un cross che cerca di sorprendere la linea che esce. Nella nostra animazione vediamo la partenza di Maccarrone (arancio) e quella di Pozzebon (azzurro). Nella seconda parte la cosa più interessante è vedere dove il centrale giallorosso riceve: lo scarico su Ionut porta ad un cross sul secondo palo, zona che Maccarrone attacca col tempo giusto. Sponda in mezzo, il resto è capacità da bomber d’area firmata Pozzebon. Difende male la Juve Stabia ma soprattutto è bravo il Messina a sfruttare le proprie caratteristiche. Interessante l’idea di muovere il pallone e quindi la difesa avversaria, poi c’è la bravura dei singoli nel rendere uno schema su carta vincente sul campo. Il Messina vanta alcuni calciatori di buona fisicità e attitudine, la palla inattiva può diventare un’arma importante. Grave se rimanesse l’unica.

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CROLLO MENTALE – Ultimo blocco: siamo nell’azione che porta alla rete di Atanasov, il Messina commette una serie infinita di errori. Musacci si è fatto espellere, tralasciando la gravità del fatto vediamo come Marra cambia la sua squadra: fuori Akrapovic e dentro Mancini. Il centrocampista romano entra con compiti di possesso e regia, il Messina si piazza con una sorta di 4-3-2 con Madonia in aiuto al centrocampo. Il problema non è tanto tattico quanto nella scelta degli uomini: Mancini entra senza ritmo e incide negativamente, la linea difensiva si allarga ma sopratutto perde le misure. Nella nostra animazione la partenza del cross e la parte finale col colpo di testa di Atanasov. In rosso abbiamo evidenziato Mileto, il numero 2 dovrebbe marcare Atanasov, in realtà rimane passivo. Sul cross dalla sinistra Maccarrone riesce a toccare in anticipo, sulla seconda palla c’è sempre la Juve Stabia. Colpo di testa in mezzo e facile realizzazione per il bulgaro. Perché? Mileto ha mollato l’uomo, attirato solo dal pallone e mai dall’uomo. Problema mentale, quando si stacca con la testa è finita. Impossibile pensare che Mileto non sappia che prima si marca e poi si guarda il pallone, ma se non c’è serenità tutto diventa complicato.

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