L’uomo che fece la storia, tre volte. I miracoli di Piero Braglia

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Pubblicato il 3 dicembre 2015 in Tattica

Piero Braglia, toscano dall’aspetto ruvido e burbero. Schivo e pragmatico, spesso nascosto sotto grandi occhiali da sole a specchio che celano l’espressione di un allenatore vincente. Sconvolgente non trovarlo su una panchina allo start della stagione 2015/16. Un’assenza durata il tempo di un fallimento, quello di Tonino Asta sulla panchina del Lecce. Il Foggia di De Zerbi asfalta 4-0 i salentini, e per Braglia arriva l’ennesima missione impossibile. Perché Piero Braglia non è capace soltanto di vincere, ma di farlo dove non sembrava più realizzabile. Quattordici, tredici e sessanta. Non diamo i numeri, sono gli anni di lontananza dalla Serie B di tre piazze in cui ci è voluto il tocco di Braglia, veri miracoli sportivi figli di lavoro e idee pratiche.

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LECCE, CAPITOLO IV – L’esonero di Asta e il conseguente arrivo di Braglia rappresenta la voglia di non mollare il cammino promozione. La società salentina ha speso tanto, in questa estate e non solo, e la penuria di risultati non poteva essere tollerata. Piero Braglia a Lecce per riagganciare le zone alte, con un solo obiettivo: Serie B diretta. Finiti in Lega Pro per vicende extra campo, sconfitti in due finali playoff e in odor di maledizione. Con Braglia il Lecce cerca il “miracolo”. Quasi un gioco da ragazzi per il tecnico toscano, sarebbe il quarto. Catanzaro: la squadra calabrese manca dalla serie cadetta da quattordici anni. Ci pensa Piero Braglia, con lui ci sono un “Re”, Giorgio Corona e un “sindaco”, Fabrizio Ferrigno. Una volta è fortuna, due volte è magia. Pisa, tredici anni senza Serie B, arriva Piero Braglia e la storia si ripete. Ancora incroci con il Messina, dopo di lui sulla panchina toscana ci saranno l’ottimo Giampiero Ventura e il pessimo Bruno Giordano. Per Giorgio Corona sarà sempre “il miglior allenatore con cui abbia mai lavorato”, ed a Castellammare le strade si intrecciano nuovamente. Arriva in corsa, prende in mano una squadra lontana dai sogni di gloria. Si affida al suo “Re” e si piazza in zona playoff. Prima manda a casa il Benevento, altra storia maledetta, poi stende l’Atletico Roma proprio col sigillo di Corona. Sessanta anni dopo, la Juve Stabia torna in Serie B.

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SPIETATI E IMPREVEDIBILI – Fin qui la storia, adesso torniamo al presente. Sabato pomeriggio si gioca Lecce-Messina. Tappa importante nel cammino promozione delle due squadre. I salentini ci arrivano dopo la prova di forza di Agrigento, quinta vittoria nelle sette panchine di Braglia, solo Matera (pareggio) e Catanzaro (sconfitta) hanno fermato il nuovo tecnico. Il calcio di Piero Braglia non va confuso con il suo aspetto da sergente di ferro. Il pragmatismo regna sovrano, ma è bandito speculare sull’avversario e non imporre il proprio gioco. Prime uscite furbe del tecnico di Grosseto, un 4-4-2 cucito addosso ad una squadra che deve ritrovare serenità. Una volta riaccesa la luce della sicurezza, coinvolti i leader dello spogliatoio, il lavoro di Braglia può cominciare. La rosa è forte, tatticamente interessante e malleabile. Moscardelli è la stella, attaccante di peso ma con un sinistro educato e buona visione di gioco. Curiale è un lusso in categoria, va fatto sposare con Moscardelli e il tempo è galantuomo. In difesa l’esperienza di Freddi, Camisa e Abruzzese sono il muro che serve per poter donare imprevedibilità al resto. Legittimo a sinistra fa il pendolino, doppia fase e tanta corsa. Lepore ha talento, duttilità ma poca continuità. La bravura di Braglia è quella di responsabilizzarlo, più ruoli e importanza centrale. Idem Surraco, a Messina lo ricordiamo ragazzino, ma l’uruguaiano è cresciuto acquisendo esperienza. A Lecce con Braglia si riscopre jolly. È lui l’uomo in più. Un po’ esterno del tridente, un po’ centrocampista ma in fondo giocatore a tutto campo. Prende forma quello che potremmo disegnare come un 3-4-3. Forse sì, forse no. Perché in mezzo si balla un valzer senza posizioni. Papini è l’uomo d’esperienza, Pessina la forza della gioventù. Insieme fanno coppia, codici di gioco e legna per il freddo inverno della fase di non possesso. La rosa è ampia, forse troppo. Diop e Doumbia hanno quel cambio di passo atletico e fisico che può spaccare le partite in corsa. Parlare di numeri è praticamente inutile, della tattica applicata parleremo nell’approfondimento pre-match, analizziamo il “Braglia pensiero”. Un allenatore che non mette le sue idee davanti alla squadra. Si prende gli oneri e concede gli onori, responsabilizza il gruppo e tira fuori il massimo dai grandi vecchi. Non c’è tre senza quattro, a Lecce il proverbio è cambiato. O almeno sperano.

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