Matera-Messina, la forza del lavoro

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Pubblicato il 22 febbraio 2016 in Tattica

Oltre il lavoro da psicologo, veste nella quale Raffaele Di Napoli si è dovuto calare per rasserenare un gruppo travolto da troppe parole, il vero grande lavoro è quello sul campo. Il tecnico giallorosso si presentò così, “il campo è il mio regno” perché di calcio e lavoro sul campo ci vive da anni. Il suo Messina diventa sempre più suo palesando nette differenze rispetto alla gestione di Arturo Di Napoli. A Matera, superati i blocchi psicologici, c’era da contrastare una delle migliori formazioni del torneo. La squadra di Pasquale Padalino sognava l’aggancio alla zona playoff, reduce dalla rimonta dello Zaccheria ma azzoppata da tre squalifiche pesanti. Il Messina ha lavorato di squadra, reparti vicini e collaborativi dal primo all’ultimo secondo. Non sono mancati gli errori, ma spesso ci dimentichiamo che la perfezione non è di questo mondo. Tre azioni nella nostra analisi tattica: una bella scoperta difensiva, un trio che funziona e un peccato mortale.

DIFENDERE E NON GUARDARE – Nelle settimane scorse avevamo sottolineato lo scarso aiuto degli esterni difensivi nelle chiusure in diagonale. Ci eravamo soffermati sui troppi errori di Barilaro su tutti. Lo avrà fatto anche il tecnico Di Napoli se a Matera sceglie Francesco Mileto per il ruolo di terzino destro. Nell’analisi pre partita avevamo visto come l’attacco di Padalino fosse flessibile e mai statico. Saveriano Infantino, attaccante di razza, è un centravanti furbo che sa leggere le azioni di gioco. Lo vediamo nel riquadro rosso, il cross di De Rose (freccia gialla) lo va a pescare alle spalle dell’ultimo centrale. Esce tardi De Vito su De Rose, mentre è corretto il movimento di  Burzigotti su Albadoro. Rimane libero Infantino, anzi no. In azzurro il movimento perfetto di Mileto, l’ex Siena e Juve Stabia legge bene il pericolo e stringe la diagonale. Forse i tempi non sono perfetti, un secondo prima sarebbe stato meglio, ma arriva a chiudere l’attaccante avversario e sventare un’occasione pericolosissima.

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IL TRIANGOLO SÌ – Cambiamo lato del campo e passiamo all’azione che porta al vantaggio del Messina con Gustavo. Triangolo rosso per evidenziare il tridente offensivo dei giallorossi. Per prima cosa notiamo quanto siano vicini i tre attaccanti del Messina. Barisic è andato in pressing forte su De Rose, scarico dietro su Piccinni che controlla male condizionato da Gustavo. Palla a Tavares che saggiamente la scarica ancora su Gustavo, portiere saltato e Messina avanti. Ottimo il gol ma quello su cui ci concentriamo è altro: il tridente di Raffaele Di Napoli è una delle cose più interessanti del nuovo corso. Fisarmonica continua tra aprirsi e stringere, sempre in totale armonia appunto. In questa azione c’è anche il fattore pressing, ben portato per cattiveria e atteggiamento. Piccola nota: ricordate l’azione che manda Barisic a tu per tu con Bifulco? Anche lì il tridente lavora stretto, con Tavares che viene incontro e lancia Barisic nello spazio mentre anche Gustavo e sulla stessa linea di passaggio. Il reparto lavora di insieme e mai da solo, anche il tiro folle da 60 metri di Gustavo è figlio di questo modello. Tavares aggiusta di testa il pallone al vicinissimo brasiliano.

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PECCATO – Dopo le cose belle ecco la cosa più brutta. Azione del pareggio del Matera con Albadoro. In giallo c’è De Rose in possesso palla, su di lui Genny Russo con un taglio da sinistra abbastanza inusuale. In azzurro vediamo come esca un muro in contrasto di De Rose, il centrocampista imbuca senza che questo muro trovi soluzione. Grave peccato, anzi gravissimo. Il pallone filtra e Giorgione lo alzerà mortalmente mettendo fuori tempo Burzigotti che cicca il colpo di testa. Non esente da colpe anche lui. Lo vediamo al centro dell’area in marcatura su Albadoro, invece di tenere l’uomo lo molla per attaccare il pallone e la deviazione lo trafigge. Scelta discutibile la sua, perché in area di rigore prima si marca poi si pensa al pallone. Forse  questo il primo vero e grosso errore di reparto del Messina a Matera, quanto basta però per trasformare una piccola impresa in una beffa. Per il resto della sfida il Messina rischia come giusto che sia, ma concede più per bravura dei singoli avversari (vedi Infantino) che per errori.

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