Matera, racconto di un naufragio

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Pubblicato il 24 marzo 2017 in Punto C

Una discesa infinita, quasi inspiegabile e fatica a trovare motivazione e interruzione. Un primato che aveva stupito, un tecnico col vizio della vittoria e un gioco spettacolare. Poi la crisi: sei sconfitte nelle ultime sette partite, con la finale di Coppa Italia che non accontenta nessuno ma che garantisce un minimo di vivacità sportiva. Il Matera di Gaetano Auteri è collassato sotto il peso di una pressione schiacciante: a cedere è stato il piano mentale, zero spiegazioni tecnico-tattiche quando la prima cosa a non funzionare è la testa. Se vincere aiuta a vincere, le sconfitte sono come le ciliegie e una ha tirato l’altra fino a far salutare la zona promozione diretta. Nel paradosso di un campionato diviso in troppi tronconi, il Matera è rimasto al terzo posto pur collezionando solo 3 punti su 21, mantenendo anche un certo margine su Francavilla, Cosenza e inseguitrici varie. C’è da consolidare un podio, con l’attenzione che si sposta quasi totalmente sulla finale contro il Venezia e sul futuro playoff. La Serie B diretta era impresa impossibile, quella passando dagli spareggi una eventualità da roulette. Il mercato di gennaio sembrava aver regalato ad Auteri pezzi pregiati buoni per vincere: Tozzo tra i pali, Bertoncini nella regia difensiva con Salandria e Armeno ad offrire nuova corsa sulle corsie. Neve al sole invece questo Matera, avvilito da una strada del gol smarrita e pressata da una piazza che ambiva (ambisce) al salto di categoria. Il 3-4-3 rimane il marchio di fabbrica, leggermente più piatto rispetto alla spettacolarità dei mesi autunnali. Negro e Strambelli sono gli unici a galleggiare nella mareggiata, con gli infortuni cronici di Infantino e Papini a ridurre le alternative e quelli di Ingrosso e Iannini a spegnere definitivamente le luci. Le cinque giornate di squalifica combinate ad Armellino hanno eliminato un’arma tattica da 7 reti in stagione, le aggressioni a Bifulco e Carretta minato ancora di più il morale.

MERCATO – Non servono le immagini per raccontare questo Matera. Come detto in precedenza non ci sono problemi tattici alla base del crollo, il vero fallimento è gestionale. Il mercato di gennaio a mischiato un mazzo che non stava sbagliano alcuna giocata, il caos portieri ne è la dimostrazione più chiara. Bifulco tra acciacchi ed errori, il giovane Alastra che non convince fino all’arrivo di Tozzo in inverno. Una squadra che deve vincere non può vivere con la porta girevole, discorso identico per quanto riguarda la difesa. La realtà è che il mercato è troppo spesso un’arma a doppio taglio: quando tutto funziona la ciliegina può rovinare la torta. I puntelli non hanno inciso, con i titolari sempre più fermati da guai fisici e pressione crescente.

INFORTUNI – Il caso più clamoroso è quello legato a Romeo Papini: il numero 14 arrivato da Lecce è rimasto ai box tutta la stagione, la sua assenza ha tolto ad Auteri quel pizzico di esperienza e la possibilità di variare il sistema. Segue a ruota quello di Saveriano Infantino: il bomber locale, l’uomo che in coppia con Negro avrebbe dovuto cancellare la concorrenza ma che ha invece riempito l’infermeria. Cadute e ricadute, tutto quello che serve per distruggere un progetto tattico studiato nel dettaglio dall’ex tecnico del Benevento. Loro due i casi limite, ma sono tanti i titolari rimasti fuori nel corso della stagione, a peggiorare la situazione una rosa rimasta volutamente ridotta.

TESTA – Pensare che possa bastare un cambio modulo o di atteggiamento per interrompere l’emorragia sarebbe ingenuo. Quando una squadra crolla il vero problema è mentale, se la testa non gira è impensabile che possano farlo le gambe. Pressione eccessiva e paura di vincere, elementi che nella storia del calcio hanno mietuto vittime ben più grosse di questo Matera. L’esperienza non ha aiutato Auteri, anzi il tecnico siciliano si è lasciato travolgere anch’esso senza trovare il modo per interrompere la caduta. Polemiche, parole, accuse e poca consapevolezza dei problemi. Fuochi d’artificio finali le voci su mancati pagamenti degli stipendi e paventate rescissioni contrattuali di tanti big dello spogliatoio lucano, tutte boutade poi rientrate e smentite che però non aiutano un gruppo sempre più in crisi.

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