Messina-Cosenza, il vecchio e il bambino. Roselli punta sulla solidità, Di Napoli ricerca fantasia

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Pubblicato il 26 settembre 2015 in Tattica

Arriva l’esordio casalingo per il Messina di Arturo Di Napoli, avversario al “San Filippo” il Cosenza di Giorgio Roselli. I calabresi sono forse l’avversario più complicato visto il momento fisico del Messina. La squadra silana, infatti, è tra le più rodate dell’intero girone essendo una delle pochissime ad aver confermato il tecnico della passata stagione, continuando sul solco tracciato. Arrivato in corsa al posto dell’esonerato Cappellacci, mister Roselli ha sin da subito messo in campo un pragmatismo organizzato, solido e senza troppi svolazzi. Un 4-4-2 corto e veloce, nei movimenti e nel pensiero. Questa l’anima del Cosenza, difficile vedere alchimie tattiche tra i rossoblù, più facile trovarsi di fronte ad una squadra scolastica ma tremendamente concreta. Due partite giocate fin qui, zero gol subiti e solo uno fatto.

IL MODULO LO FANNO GLI UOMINI – Per Di Napoli non è tempo di sfogliare la margherita per la scelta degli 11 da mandare in campo. Soluzioni ridotte all’osso dagli infortuni di Bramati e Baccolo in mezzo, oltre che Gustavo in attacco. Tavares deve crescere e Cocuzza ha giocato a Benevento. Con Barraco in campo ritorna l’imprevedibilità, ed il modulo si svincola dai numeri diventando mobile a secondo della fase di possesso e non possesso. Il contropiede è arma utile da quando esiste il calcio,  ma a Di Napoli la ripartenza classica piace pochissimo. L’attacco dello spazio centrale è la vera identità offensiva del Messina, con Barraco in campo si tornerà a quel tipo di giocate, con Giorgione che sfrutterà la sua agilità nell’inserimento. Chiave dell’atteggiamento sarà l’intelligenza tattica di Padulano, che dovrà essere bravo a non occupare porzioni di campo da lasciare al movimento senza palla in attesa di ricezione. Dalla difesa a 4 non si prescinde, poi i numeri lasceranno il tempo che trovano. Fornito e Giorgione faranno coppia, se uno copre l’altro attacca. Barilaro a destra ci metterà fisicità e aiuto in fase difensiva, interessante vedere la sua sintonia con Frabotta. Barraco e Padulano dovranno giocare con interscambi veloci e attacco della profondità quando la punta esce. Ecco l’attaccante centrale è il nodo. Cocuzza ha giocato a Benevento, Salvemini a Monopoli; entrambi rivedibili in attesa di un Tavares in condizione. I primi due si giocano una maglia, non hanno le caratteristiche che Di Napoli vorrebbe ma possono aiutare col movimento senza palla le giocate di Barraco e Padulano.

Messina-Cosenza (tatica)

IL CLASSICO CHE NON INVECCHIA – Il calcio di Roselli non è sicuramente riconducibile all’estetica moderna. Non una visione antica, ma sicuramente concreta nel senso più deciso del termine. La base è la solidità difensiva, alla fase di non possesso partecipano tutti, attaccanti compresi. Per loro il lavoro è doppio, devono pressare alto ma non abbassarsi troppo. La ripartenza è dietro l’angolo e non si vuole lasciare troppo campo da coprire. Un 4-4-2 classico, terzini da doppia fase e centrali di centrocampo universali capaci di distruggere ed impostare. Gli esterni di centrocampo appoggiano le punte ricercando il fondo, pochi tagli tra le linee e tanti cross. Arrighini davanti è il riferimento. La sua presenza è ambigua: se il Cosenza sa di potersi appoggiare su di lui, di contro, anche il Messina è conscio che è da lì che passerà il flusso di gioco calabrese. Importante accorciare e senza rischi, un taglia-fuori del centravanti su un centrale aprirebbe la porta agli inserimenti della seconda punta. Movimenti classici e quasi scontati, squadra sempre corta che cerca l’attacco in ripartenza. Roselli fa calcio senza ghirigori. Risultati? Salvezza rilassata e una Coppa Italia di categoria alzata contro il Como poi promosso in Serie B.

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