Messina, cronaca di un addio annunciato

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Pubblicato il 23 Ottobre 2019 in Primo Piano

Antonio Obbedio saluta Messina, la sua città, e lo fa in quel silenzio necessario per non esacerbare un ambiente, già, nervoso e frustrato da un inizio di stagione sotto le attese. Antonio Obbedio saluta Messina in silenzio, un tacer nobile che gli nega eventuali sassolini da tirar fuori dalle scarpe.

LA CARTA BIANCA – Antonio Obbedio non procede a una occupazione militare del Despar Stadium, viene scelto dalla dirigenza e proprietà dell’Acr Messina. L’errore – perché di pecca grave si deve parlare – rimane quella di dare all’ex Lucchese carta bianca e pieni poteri sul mercato. L’ormai ex ds – sia chiaro – non aveva bisogno di nessuna balia; più che altro è lecito aspettarsi da una società il non affidare in toto il proprio futuro alle idee di una singola figura. Il budget – buono per una costruzione da zona playoff come l’ex ds amava ripetere – viene messo nelle mani di Obbedio: il suo lavoro è fondato su una precisa visione tecnica e tattica, anche la scelta di Cazzarò va verso la direzione scelta. Il mercato intriga nelle sue prime battute, ma storcere il naso diventa esercizio abituale quasi subito: Obbedio sceglie una rosa chilometrata puntando sull’esperienza, finendo però per strapagare profili buoni per l’apparenza ma non per portare punti alla pausa. Con buona pace di trombettieri, social-star e incompetenti di professione. Manca varietà nelle sue scelte: se va bene Esposito – in doppia cifra a Nola – non si capisce perché aggiungere Siclari e Coralli (tre reti in due nell’ultima annata) invece di un paio di affamati in ascesa. Stesso discorso per difesa e centrocampo, dove i primi arrivi sembravano poter essere leader a cui affidare profili ambiziosi come compagni di reparto. La rosa, invece, diventa sfiorita sin da subito e intrisa di una convinzione tattica errata. Obbedio sbaglia e si prende le sue responsabilità, il vero gesto nobile mancante è forse quello del passo indietro nel momento dell’esonero di Cazzarò.

IL GRANDE FREDDO – Già dopo Troina i primi scricchiolii: la prestazione al Proto è chiarificatrice di quel che sarà. La squadra costruita da Obbedio è bolsa, annoiata e di scarsa personalità. Cazzarò diventa capro espiatorio immediato, tanto che il suo esonero diventa liberazione per tutto l’ambiente. In quel momento avrebbe dovuto dire addio Obbedio, in quel momento avrebbe dovuto capire che il rapporto di fiducia era, giustamente, venuto meno. Se carta bianca era stata allora è normale la freddezza dopo le sentenze del campo, nonostante pensare che tutte le colpe possano essere del solo Obbedio diventa poco veritiero. Lo abbiamo scritto prima: Obbedio è stato scelto, e quando scegli devi sapere cosa rischi e fin dove può arrivare il tuo rischio. Va dato atto – ma è nell’onestà di un personaggio sempre sincero – che Pasquale Rando nel giorno della sua presentazione da neo tecnico aveva vestito i panni del colpevole, non dimenticando che nel ruolo di responsabile dell’area tecnica c’era proprio lui. La distanza tra Rando e Obbedio era quasi fisiologica, non tanto dal punto di vista umano ma da quello strettamente calcistico: chi conosce i profili sa che la visione della materia pallonara è opposta. Nulla di nuovo sotto al sole, anzi una normale differenza che nel calcio esiste a ogni latitudine. Normale e fisiologico anche l’addio: Sciotto resta tra color che son sospesi per un paio di settimane, realmente però non deve mai scegliere. Gli ex Camaro non possono essere messi in discussione, ne andrebbe di tutto il carrozzone e sarebbe anche illogico farlo dopo aver cacciato Cazzarò e dirottato Rando. Il freddo tra le parti è di principio: dimissioni o licenziamento. Obbedio non si dimette, non per soldi ma per credo. Perché Obbedio crede in quello che ha fatto, il campo è stato però chiaro. Licenziamento giusto, perché proseguire da separati era già diventato ridicolo. E adesso? Attesa.

IL FUTURO – Le voci di mercato sono favorite dai fatti della cronaca quotidiana: a Corigliano è esploso il bubbone con un paio di addii che stuzzicano le fantasie di tanti. Il Messina resta attento e – come anticipato dal collega Antonio Billé nel tg di TCF – comincia a chiacchierare con gli ex Zappalà e Cocimano ai quali si aggiunge Lavrendi (due anni fa martello instancabile con Modica). Nomi interessanti, sicuramente più affamati e sul pezzo rispetto ai protagonisti attuali. I calciatori restano il punto più spinoso: se Obbedio è stato esonerato per “una gestione sportiva non in linea” diventa difficile chiedere a questi protagonisti “non in linea con gli obiettivi prefissati” di diventare magicamente imbattibili. Un paradosso insomma, la cui risoluzione non esiste. Anzi, la risposta è solo una: l’esonero di Obbedio non serve – calcisticamente parlando – a nulla nel presente. Almeno non serve oggi che stracciare i contratti non è possibile, ma sarebbe stato impensabile affidargli il mercato di riparazione. Quello che succederà non è scritto ma presumibile: Rando, D’Arrigo, Manzo e proprietà valuteranno se trovare una figura terza o fare da soli; nel frattempo il tecnico valuta il peso specifico dei calciatori a disposizione e stilerà la lista dei partenti per poi dare vita a una rivoluzione che sia più vicina alle sue idee di calcio. Da capire, anche, chi non vorrà proseguire a Messina perché arrivato con e per Obbedio; nel caso non saranno, comunque, addii dolorosi.

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