Messina e il calcio: tifo, dunque non penso

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Pubblicato il 18 novembre 2015 in Primo Piano

5 tappe. Coefficiente di difficoltà medio-alto. Catanzaro, Juve Stabia, Lecce, Akragas e Casertana. Poi panettone e spumante e un panorama complessivo che a quel punto sarà molto più nitido. A Natale il Messina saprà quale ruolo gli spetterà recitare sul palcoscenico di questo campionato. E se le cose dovessero andare bene, allora la retorica del basso profilo non convincerebbe più nessuno. A quel punto gli interventi sul mercato sarebbero necessari. Ma cosa manca, eventualmente, per il salto di qualità? Due calciatori di spessore: un centravanti letale sotto porta e un play basso con cervello e piedi buoni, uno che abbia visione e giocate in verticale nel sangue. Non serve altro, perché il Messina è squadra tosta e là dietro vanta un pacchetto di difensori di primissimo piano, da promozione diretta. Su undici sfide, quasi nel 64% dei casi il Messina ha chiuso la pratica mantenendo inviolata la sua porta. Il Messina vince in difesa, e la storia insegna che chi vince in difesa spesso vince il campionato. Le due battistrada dello scorso anno, Salernitana e Benevento, erano anche le squadre che hanno incassato meno gol. I giallorossi sono sulla buona strada. Adesso però bisognerà incasellare più punti possibili per arrivare alla pausa a ridosso dei trenta punti, che vorrebbe dire salvezza certa (la soglia in questa stagione si abbasserà inevitabilmente, complice l’assottigliamento dei gironi a 18 squadre) e avere davanti 18 partite in cui poi giocarsi la promozione in serie B.

TOUR DE FORCE – Avviso ai naviganti: saranno cinque turni complicati. Al suo cospetto il Messina troverà avversari strutturati e mediamente in salute. Fino a questo momento non era mai capitato, almeno non in rapida successione. Lecce e Casertana hanno centrato quattro vittorie nelle ultime cinque partite, e il Messina dovrà affrontarli lontano dal suo bunker. Ma prima, in esterna, ci sarà il Catanzaro reduce da due vittorie consecutive e dalla rigenerazione figlia dell’avvicendamento in panchina e dell’efficacia della terapia Erra. In casa, con Juve Stabia e Akragas, squadre che vivono situazioni in chiaroscuro, bisognerà vincere senza se e senza ma. I presupposti ci sono. Tecnico-tattici, certo, ma anche ambientali. Gli oltre 18 mila paganti che hanno assistito al derby, allo stadio, tra due settimane, non torneranno in blocco. Questo lo sappiamo, e sta nella logica delle cose. Però da 20mila spettatori non sarebbe normale tornare molto al di sotto delle 10 mila unità: qualcuno, dopo aver visto il derby, del Messina si sarà comunque innamorato per la prima volta, o per l’ennesima volta nella sua vita. La spinta della città sarà fondamentale, ovviamente.

TIFO, DUNQUE NON PENSO – A proposito, dopo il derby l’indignazione radical-chic per i 20mila concittadini che hanno deciso di fottersene della crisi idrica, e degli ultimi scandali  che si sono abbattuti sulla città dello Stretto, ha tracimato ancora una volta. Scontato. C’è ancora chi crede che il tifoso sia un sottosviluppato, o giù di lì, e che il calcio vada considerato esclusivamente un’arma di distrazione di massa. L’ipotesi che lo sport sia soprattutto altro, e che la gente possa essere consapevole della pochezza della nostra classe dirigente, anche se va a vedere una partita di pallone, è un concetto inaccettabile per alcuni. Ma è becera semplificazione, nient’altro, un veleno che oscura la vista di gente compressa dentro recinti di bianco o di nero. E che non sa guardare oltre quel perimetro di luoghi comuni, dove ci sono migliaia di sfumature. Ma per abbattere i recinti, e i ragionamenti preconfezionati, ci vuole intelligenza e caos creativo. È richiesto sforzo cognitivo. Chi riduce l’intelligenza alla spocchia, non può permettersi questo salto.

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