Messina, gli eroi del giorno dopo

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Pubblicato il 16 luglio 2017 in Primo Piano

Franco Proto? Bocciato. La colpa più grossa rimane quella di essersi sopravvalutato sia come imprenditore che come presunto collettore. Di parole non si vive e Proto adesso se ne accorge sulla sua pelle di presidente fallito di un Messina malato terminale da un decennio. Nella spartizione delle responsabilità ognuno dovrà prendere la propria fetta, quella di Proto rimane la più amara essendo quella che chiude i conti con il calcio professionistico messinese. Solo chi non vuol guardare in faccia la realtà, però, riesce nella stupida impresa di ridurre dieci anni in pochi mesi. Potremmo far finta che le trasferte di Francavilla o Foggia non siano state onorate per una questione di orgoglio, o che a Pagani il Messina sia sceso in campo solo per la concreta ipotesi del passaggio di proprietà, solo alcuni giorni dopo l’umiliante marcia sui cantieri di Natale Stracuzzi. Tornando indietro si potrebbero fare innumerevoli esempi di infamia gestionale, tutti pezzi di un puzzle che aveva come figura finale quella maturata nel pomeriggio di venerdì 14 luglio. Tutte meschine pagine di mediocre dilettantismo, spesso accompagnato da servi sciocchi e prezzolati sempre pronti a rivendicare la loro verginità o sapienza. Parassiti sociali che pesano sul groppone dell’umanità pari al loro pingue amoralismo. Il dito e la luna rimane lo sport preferito degli stolti, accompagnati nel loro assordante strazio dagli sciacalli di professione. Quelli che architettano, rigirano frittate e conoscono la verità assoluta, quella che presto verrà costruita sulla passione del tifoso.

NORMALITÀ – Interminabile emorragia finanziaria, implacabile decadimento della credibilità di un club chiacchierato in Lega e finito sotto il mirino delle Procure per scommesse e instabilità economica. L’arrivo di Franco Proto fece tirare un ovvio sospiro di sollievo, da salvare in quel momento c’era il proseguimento della stagione. Oggi è facile pensare “era meglio fallire a febbraio”, troppo comodo. Franco Proto ha fallito: colpevole assoluto nella sua totale ignoranza del territorio messinese, realtà passiva alla quale lui ha invocato inutilmente aiuto. Errore grossolano per due ragioni non così distinte: Messina è povera di denaro e spirito, la normalità è la cosa più difficile da raggiungere. Evocata, richiesta, promessa ma quasi impossibile da ottenere. La promessa di normalità scandisce i primi vagiti dell’era Proto, oggi è rinfacciata come è ovvio in un mare di cuori spezzati. Franco Proto ha fallito perché nei mesi della sua gestione ha vinto l’apparenza, quella che sembrava aver coperto le falle del decadimento stracuzziano. Finzione, un velo di parole che coprivano una mole immensa di difficoltà economiche. Amara constatazione rimane quella di averlo quasi sempre premesso: prima i conti, poi il campo. Inutile onore delle armi, a poco serve e servirà. Forse un campanello sottovalutato da tutti, tranne che da quelli che tutto sempre sanno. Chissà come…

PROMESSE – Non c’è nulla di più facile che fare promesse. Vale per chi si prende la poltrona di presidente o direttore generale, allo stesso modo conta per chi rimane nell’ombra in attesa che le acque siano meno agitate. L’ingenuità è comunque un peccato, sempre che quella di Franco Proto sia stata soltanto ingenuità. Adesso non conta più nulla se qualcuno si sia tirato indietro dopo aver garantito il proprio appoggio, il domani dirà che a Messina il calcio professionistico è morto. Il resto sarà miserabile voglia di passare per eroi. Infamità morale che riesce a rendere le facce cariche di sorrisi ingannevoli, tronfi del godimento che comporta l’idolatria simoniaca. Il tempo guarisce ogni ferita e lo farà anche questa volta, e se i furbetti del circoletto sapranno cavalcare l’onda emotiva faranno trascorrere il giusto lasso di tempo. Dalla loro parte ci saranno quelli che “l’avevano detto” o che ci “avevano avvertito”. L’educazione morale e l’etica raccontano un modo diverso di vivere, cosa sconosciuta a queste latitudini. Adesso si anela un domani calcistico pianificato e serio, quello che forse era programmabile già lo scorso maggio. Essere alternativa era forse troppo scomodo, poco conveniente per l’immagine e per le tasche visti i dieci anni di debiti accumulati. Forse questo il motivo che porterà gli stessi a poterlo essere domani quella alternativa mancata (anche se smentita fortemente in passato), quel modo di fare impresa che avrebbe costruito un nuovo progetto calcistico in salsa giallorossa.

MANCANZE – Assente sarà il pallone che rotola, come assente è stata la serietà di alterni personaggi che adesso vanno dimenticati per non cadere nella banale, infame e ridicola caccia al colpevole. Chi non è nato, o svegliato, l’altro ieri ricorda chiaramente tutti i fatti, i volti e le circostanze accorse dal post Franza fino al tramonto del 14 luglio. Solo l’ipocrisia, la paraculaggine e la insana voglia di accaparrarsi un infimo briciolo di potere cittadino possono combattere la battaglia delle responsabilità con la nonchalance tipica di chi nella vita ha solo eseguito ordini e mai ragionato. Il calcio rimane specchio della realtà sociale in cui nasce: Messina è rappresentata anche dal fallimento pallonaro. Una città che dalla famiglia Franza in poi è riuscita a produrre una sola proprietà messinese (senza dimenticare l’onnipresente Lello Manfredi): quella del quartetto d’archi capitanato da Natale Stracuzzi. Parentesi che di responsabilità e colpe verrà sgravata dai pochi mercenari che ancora bazzicano nei meandri delle fogne social, ignavi (o forse complici) che i fatti più gravi legati alla gestione pre Franco Proto non sono quelli legati alle cose di campo. Messina calcistica riflette una città spenta, avvizzita dal punto di vista imprenditoriale e commerciale. Guidata da improvvisati professionisti del nulla, incapaci di una singola iniziativa volta al futuro ma solo ingrassante della propria presente tasca. Le istituzioni si accodano per ultime, come per ultime sono arrivate a parlare di Acr Messina. Ennesima inutile ondata di retorica, un bel tacer sarebbe stato gradito e comunque coerente.

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