Messina-Fidelis Andria, il passo del gambero

Messina-Fidelis Andria, il passo del gambero

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Pubblicato il 15 novembre 2016 in Tattica

Una prova mancata, perché il Messina di Lucarelli contro la Fidelis Andria doveva dimostrare la maturità e la capacità di fare la partita. A mancare non è solo la vittoria, quello che il Messina non ottiene è la consapevolezza di aver fatto un ulteriore passo avanti nel processo di crescita. Da quando Lucarelli siede sulla panchina del Messina i miglioramenti sono stati evidenti, facile però rialzare una squadra vicina allo zero assoluto. Il difficile viene adesso: contro l’Andria è arrivato un passo indietro, perché se contro Casertana e Matera era stato giusto esaltare difesa e contropiede, nella gara contro la squadra di Favarin era lecito aspettarsi altro dal punto di vista della personalità e della padronanza del gioco. Probabilmente questo Messina non può fare molto di più di difendersi in maniera compatta e ripartire, purtroppo per Lucarelli ed i ragazzi spesso gli avversari vogliono applicare la stessa tattica ed il benedetto pallino del gioco deve andare a qualcuno. La Fidelis vista a Messina non tradisce le attese: squadra che non disprezza la palla a terra, movimenti continui e mentalità offensiva. A mancare è stato il cinismo, tutto come da copione dato che è stato questo lo spartito suonato fin qui dai pugliesi. Sbagliato, però, derubricare anche questa gara come una da affrontare di rimessa per il Messina. Il campionato è stato chiaro: tutte le squadre possono far punti anche contro avversari difficili, i giallorossi non possono pensare quindi di speculare all’infinito o aspettare l’avversario in crisi di turno per imporre il suo gioco. Le caratteristiche della rosa favoriscono, certamente, l’approccio visto con Casertana e Matera ma che nelle vene di Lucarelli scorra sangue offensivo è palese. Il processo sarà progressivo ma lento, o almeno la speranza è questa perché pensare di vivacchiare sulle giornate di grazia di Milinkovic e Madonia non è la base per costruire un campionato ambizioso. La classifica continua a non sorridere, il passo in avanti diventa necessario.

TESTA SPENTA – Primo frame per la nostra analisi tattica, partiamo immediatamente dalla rete del vantaggio firmata da Cruz: la Fidelis sviluppa gioco dalla sinistra, Rea respinge di testa ed il pallone finisce sui piedi di Annoni. Il Messina, però, è già piazzato male: squadra spaccata in due, potete notare come su un’azione di attacco dei pugliesi non ci sia la partecipazione alla fase difensiva del trio offensivo. Il centrocampo è passivo, tanto che sulla respinta è in ritardo nella chiusura su Annoni. La difesa è schiacciata già sul cross, poi esce con una lentezza e disorganizzazione unica: Rea e Bruno (frecce gialle) accorciano sul tiratore, forse con l’idea di mandare Cruz in fuorigioco. C’è De Vito però, il terzino è incomprensibilmente basso e logicamente preferisce stringere sull’avversario che provare a metterlo fuorigioco. Il resto lo fa un pizzico di fortuna, perché Cruz è bravo ad agganciare e girare in porta il pallone ma che la giocata sia casuale è indubbio. Concentriamoci solo sul Messina: Lucarelli sceglie Madonia nel tridente, il palermitano (cerchio arancio) prova ad applicarsi in fase difensiva ma lo fa in maniera troppa alterna. La catena di sinistra è fallace, oltre a Madonia non funziona neanche Akrapovic e De Vito finisce nel caos degli attacchi continui. Contro il Matera il migliore in campo era stato Ferri, giocatore di qualità inferiori rispetto a Madonia ma al momento più utile nella ricerca di equilibrio tattico.

 

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LUNGHI E LENTI – Passiamo allo sviluppo della manovra in fase offensiva col 4-3-3: siamo ancora nel primo tempo, Milinkovic cerca l’ampiezza mentre Pozzebon si abbassa per provare a giocare coi compagni. Due frame per descrivere il bene ed il male della giocata: nel primo abbiamo isolato Milinkovic (riquadro rosso) per evidenziare l’ottimo movimento ad attaccare la linea difensiva alle spalle. Pozzebon (cerchio arancio) è venuto a giocare in mezzo ai centrocampisti avversari, buono il suo movimento ad aprire sul compagno. Isolamento per comprendere quanto sia basso il Messina, se Pozzebon è giustamente basso non è corretta la posizione degli interni che sono in ritardo nell’appoggio della manovra.

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Passiamo al secondo frame e scopriamo che quanto detto in precedenza accade puntualmente: Milinkovic si è preso il fondo campo, il franco-serbo deve attendere i compagni ma non può all’infinito. Il Messina è troppo lento ad accompagnare, in blu Foresta e Madonia: il primo macina campo ma è troppo quello da percorrere per essere pericoloso; il secondo si è mosso meglio ed è pronto ad attaccare il secondo palo. Bravo Milinkovic ad attendere, la palla finirà proprio a Madonia che però non avrà il killer istinct dei giorni migliori. Idem per Pozzebon che sprecherà. La fine dell’azione non illuda: vero che il Messina conclude, però lo sviluppo è troppo lento e non esaltato dalla sorpresa che una ripartenza dovrebbe provocare. In più la squadra di Lucarelli è troppo basso e troppo lunga, proprio il contrario di quello che il tecnico richiede.

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LIBERO – Il passivo e la paura dell’inerzia negativa convincono Lucarelli a cambiare modulo: fuori Akrapovic e dentro Palumbo. La difesa a tre libera i due esterni, con De Vito che conquista i galloni di attaccante aggiunto. Il numero 3 giallorosso legge lo spazio a disposizione, sfruttando anche quella che è la parte più debole del muro difensivo di Favarin. Siamo nell’azione che porta al rigore del pari: Bruno dimostra ottima tecnica e visione pescando il compagno con un lancio lungo (freccia arancio), bravissimo De Vito ad attaccare la profondità interna e non aspettare il pallone largo (evidenza blu). Annoni tenterà la spaccata, probabilmente il primo tocco è sul pallone rendendo il rigore abbastanza dubbio. La dinamica, però, costringe il signor Provesi ad indicare il dischetto dato che in presa diretta è probabile che il fischietto lombardo percepisca più il contatto fisico che il tocco sul pallone. Chiusa la parentesi arbitrale torniamo al movimento: il 3-4-3 regala tutta un’altra ampiezza con gli uomini di fascia che devono essere bravi a liberarsi spazi a vicenda. L’azione porterà al penalty, però il Messina non si muove benissimo: Pozzebon (cerchio rosso) riempie bene l’area, notiamo però che il piazzamento dei compagni di reparto sia assolutamente errato e poco pericoloso. Milinkovic è periferico, Madonia nascosto. Se non avesse subito fallo per De Vito l’unica giocata sarebbe stata su Pozzebon, troppo poco. Lucarelli vorrà sfruttare lo spazio, tirerà fuori De Vito per inserire Ferri. Un paio di sterili sbandate e si rimangerà tutto con Marseglia per Madonia, fare trenta e non voler fare trentuno.

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Messina. Dopo il primo terzo di campionato, quale reparto vi ha convinto di più?

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