Messina-Fidelis Andria, siamo sulla strada che dove va nessuno sa

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Pubblicato il 1 marzo 2016 in Tattica

Quattro panchine da primo allenatore per Raffaele Di Napoli. Due pareggi e due sconfitte i risultati ottenuti con prestazioni altalenanti e spiazzanti. Perché il Messina da Arturo a Raffaele rimane una squadra ondivaga, contro la Fidelis Andria l’onda era quella bassa e la squadra giallorossa ha dato vita ad una prova piena zeppa di errori e con un’intensità insufficiente anche per una partitella tra amici. Dove sta andando il Messina è quasi impossibile anticiparlo, quello visto domenica fa pendere la bilancia dalla parte della negatività spinta, poi pensi a Matera e le nubi passano. Strano, troppo strano il momento giallorosso tra campo e fuori campo. Dimissioni congelate di dirigenti e staff, un allenatore e leader emotivo in attesa di un secondo grado che potrebbe, incredibilmente, riportarlo sulla panchina alla guida di una squadra che sembra rimasta orfana. Nulla contro Raffaele Di Napoli, o almeno nessun preconcetto verso il tecnico. Il campo dice e dirà la verità sul suo lavoro. Contro la Fidelis Andria quanto visto ha deluso, dalla preparazione alla lettura della gara la prestazione del mister giallorosso è parsa arrancante e confusa nelle scelte. I pugliesi hanno confermato il loro 3-5-2 classico, stessa cosa ha fatto il Messina non tradendo il 4-3-3. L’identità è base fondamentale nella costruzione di una squadra, la flessibilità è un pregio e non un difetto. Il Messina da Arturo a Raffaele ha peccato in questo aspetto, mantenendo spesso e volentieri il modulo a prescindere da avversario e condizione. I cambiamenti di Arturo Di Napoli si contano sulle dita di una mano, quelli di Raffaele sono zero. Nessuno vuole dare consigli, ma analizzare il momento è il nostro compito. Il centrocampo a 3 con il play basso è una soluzione che necessità nel ruolo un giocatore tecnico, dinamico e di forte personalità. In categoria sono poche le squadre che possono permettersi questa tipologia di calciatore. Baccolo, Bramati e Giuseppe Russo (ed in parte Fornito) si sono alternati con risultati insufficienti. Tra infortuni e condizione fisica hanno tutti e tre scusanti plausibili, è compito della guida tecnica leggere e cambiare all’occasione. Cambiare preventivamente però, perché mister Di Napoli cambia tanto e forse troppo all’interno della gara. Si genera solo confusione, Barisic girovaga e Gustavo si perde mentre Giorgione finisce spolmonato. La nostra idea ce l’abbiamo, la terremo per noi per non farci tacciare di arroganza. Sposiamo la linea della società e facciamo silenzio. Finita la parte delle chiacchiere passiamo all’analisi della gara contro la Fidelis Andria: questa settimana meno immagini, due i focus sulle difficoltà difensive del Messina.

FILOSOFICAMENTE – Partiamo, come ovvio, dall’azione del gol decisivo di Piccinni: Bollino gioca il pallone da destra, si accentra e alza la testa. Piccinni si muove sul palo lungo dettando il passaggio, ecco che il Messina sbaglia. Saremo netti ma soggettivi: sulla palla scoperta si scappa e non si esce. Il manuale del buon zemaniano dirà altro, ma un traversone dai 25 metri non può non essere affrontato scappando all’indietro. Il Messina esce ma lo fa malissimo. Martinelli è già alto, Burzigotti sale in anticipo mentre Barilaro (che copre bene su De Vena) segue la linea ma ormai tutto è sfilacciato (linea azzurra). Sarebbe anche fuorigioco se non ci fosse Giorgione. Il capitano del Messina ha seguito, correttamente, il taglio di Piccinni ma rimane ingannato dal movimento di squadra (riquadro rosso). Il fuorigioco è un movimento particolare, quando a farlo è la sola linea difensiva è un discorso, se si aggiunge un centrocampista la faccenda si complica. I quattro giocano in armonia, sanno come e quando muoversi, in questo caso è palese che Giorgione non sia mentalmente pronto a muoversi con la linea ma pensi più all’uomo e alla palla. Salgo o scendo? Dubbio amletico, la linea sale ma per lui è ormai tardi, ed è impossibile anche recuperare la posizione. Tentativo estremo di testa, fallito. Piccinni troverà un gran destro, bravo lui. Tornando all’inizio del discorso, su un pallone ravvicinato manca il tempo materiale per uscire di squadra. L’Andria non riempie neanche l’area, se il Messina si fosse abbassato avrebbe risolto l’azione senza patemi.

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TESTA E GAMBE – Se manca una mancherà anche l’altra. Gambe e testa rimarranno collegate finché esisterà il calcio. Il Messina del primo tempo contro la Fidelis non entra concentrato e finisce per imbarcare la poca acqua prodotta dai pugliesi. Siamo ancora nel primo tempo e la Fidelis cerca il gol della tranquillità. Arriverà un bel tiro che Berardi sventerà, dopodiché anche la squadra di D’Angelo pungerà pochissimo se non per qualche sciagurata mancanza di Burzigotti e compagni. L’azione: Onescu è in possesso palla, pressato da tre ma senza la giusta intensità. Parte il cross verso De Vena ed il Messina sbanda. In rosso Burzigotti e De Vito che sembrano in controllo sulla punta pugliese, non sarà così. Anticipo e sponda per il taglio di Bollino (riquadro azzurro) che viene mollato da Fornito e conclude da distanza ravvicinata. Bravo Berardi a respingere. Il portiere giallorosso è l’unico a strappare la sufficienza. In questa circostanza il problema è palesemente di concentrazione. Il movimento dei giocatori dell’Andria è scontato e giocatori come Burzigotti e De Vito non possono non averlo letto in anticipo. Chiudiamo il cerchio, se non sei con la testa giusta le gambe non girano e gli avversari possono trasformare tutto in oro.

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