Messina-Gelbison: che sono diventato un mostro, colpa tua
Pubblicato il 29 Marzo 2026 in Primo Piano
Fischi e contestazione. Poi il silenzio di proprietà e tecnico: colpevoli. Il Messina che cade con la Gelbison si condanna a un finale di sofferenza massima, ma il vero spettro è un futuro gestito con così tanta impreparazione. Feola doveva saltare subito, ma Pagniello era impegnato a capire cosa stesse accadendo attorno a lui.
SOLO UN TEMPO – La partita in sé va raccontata come la classica prestazione dai due volti: primo tempo di buonissima applicazione, con una rete e un altro paio mancate. Ripresa dove paura e incapacità di reagire hanno prevalso. Nel mezzo c’era una Gelbison che da pigra si trasforma in cazzuta e cattiva. E pesano un paio di discussioni evitabili al rientro negli spogliatoi. Come se una scintilla si fosse accesa, cosa che comunque non giustifica la ripresa dei giallorossi. Perché se davvero basta che l’avversario aumenti l’intensità per crollare, allora il Messina non ha alcuna speranza di salvarsi. Dall’Eccellenza. Questo è un sunto superficiale, poi c’è una storia fatta di un centinaio di minuti in cui la squadra di Feola (voto 4) riparte dal sistema ibrido di Vibo: difesa a quattro, doppio mediano (stavolta c’è Clemente), poi ali larghe e Zucco incursore dietro Roseti. Ecco, torna il numero 72 ma esce Tedesco. Perché non sia mai che si possa giocare con due punte. Equilibrio è la parola d’ordine di Feola, ma questa squadra imbarca per questioni mentali e non tattiche. Solo l’allenatore pare non averlo capito. Comunque, il primo tempo ha buona intensità, si lavora forte nel recupero palla e Oliviero strappa con forza. Zucco spreca due volte, poi c’è il vantaggio su rinvio di Giardino e follia firmata Delmiglio-Sakho: Roseti capisce, ruba e insacca. Sesto gol stagionale, che per la prima volta non fa rima con vittoria. Dopo il vantaggio il Messina vuole gestire di più, e sbaglia perché doveva approfittare di una Gelbison non così dentro la partita, anche condizionata dal turnover deciso da Agovino visto l’impegno in arrivo giovedì. Il raddoppio non arriva, perché manca un pizzico di cattiveria e anche perché il gol non è così abituale per i calciatori in campo. Liurni si divora il pari dopo aver saltato chiunque. Così, la sorte sembra tornata dalla parte del Messina. Ma fortuna e sfortuna non esistono, esiste essere bravi o meno. E la ripresa svela un’altra verità.
TESTA SPENTA – Che se la Gelbison si incazza ribalta tutto in quindici minuti. Ma è possibile? Accettabile? Davvero basta che l’avversario alzi il ritmo per crollare così? Se per il Messina questa è una realtà, allora è tutto finito. Lo dobbiamo ripetere. Anche perché la squadra di Agovino non diventa il Bayern Monaco, ma accelera e capisce che i giallorossi sono nervosi, disuniti. Liurni calcia forte, Giardino buca e la partita si inclina dall’altra parte. Sempre Liurni, errore di Bosia (e siamo a due gol regalati), rimpallo con Semeraro e De Martino insacca. Non c’è da fare un’analisi profonda, perché la caterva di mancanze suggerisce che si era già persa la retta via. Liurni non viene più attaccato alto, dentro l’area bastano un paio di incursioni per perdere riferimenti. Giardino fa un errore individuale, Bosia legge male e pasticcia. Ma non è mica solo colpa loro. La squadra si è spenta mentalmente. Infatti reagisce male, anche se Roseti viene fermato sulla riga da Viscomi. Ma è una palla inattiva. Dal punto di vista del gioco non è il Messina del primo tempo. Neanche l’ombra. I cambi di Feola non risolvono nulla. Anzi, confermano che Zerbo è un peso e Kaprof non è adatto. Il colpaccio di Pagniello è un bluff totale. Si crogiola su un colpo di tacco, poi si fa notare perché entra nel tabellino per un giallo dopo aver simulato. Soldi buttati. A questa squadra serviva altro. Il vero segnale di resa e confusione diventa il post partita. Feola – come accaduto dopo la sconfitta con la Nissa – non parla. Passa quasi un’ora e non arriva nessuno. È presente Morris Pagniello, ma il vicepresidente per la terza volta in stagione (Enna, Nissa e Gelbison) preferisce non mettersi a confronto con la stampa. Quindi preferisce non parlare direttamente alla tifoseria. Un gesto di codardia gestionale. Come quello di non esonerare Feola immediatamente. Che fa il pari con le mancate dimissioni dello stesso allenatore.
ESSERE CAPACI – Non ci sono mezze misure e – lo diciamo oggi – anche in caso di salvezza non cambieranno opinioni e giudizi. La partita contro la Gelbison è un punto di non ritorno per Feola: gestione negativa, squadra che non regge sulla distanza e di fronte alle difficoltà. Al fischio finale esce prima di tutti mentre la squadra si prende la contestazione; poi torna indietro ma è un’apparizione fugace. Non parla in sala stampa e al confronto, all’esterno dello stadio, con la tifoseria non pare così calato nella parte. E questo è il meno. Perché la parte peggiore del suo weekend arriva il sabato, quando in conferenza – davanti a domande che mettevano in discussione le prestazioni della sua gestione – rompe “il patto sociale” e confessa che per lui il buon girone di andata del Messina è solo una questione di episodi che sono girati. Insomma, di culo (nostra libera interpretazione). Offensivo nei confronti di Romano, ma soprattutto nei confronti della sua squadra. Dei suoi calciatori. Come può un allenatore pensare che sia geniale dire in conferenza stampa che i calciatori che allena hanno avuto fortuna e ora che non c’è più i risultati non arrivano? Mah! Ok, siamo nei Dilettanti, ma c’è un limite a tutto. Inoltre, sembrava sicuro di prestazione e vittoria. Se non basta questo pacchetto per dimettersi o essere esonerato… Invece nulla, perché Pagniello semplicemente non sa cosa fare. Presente allo stadio, classica passerella di baci e abbracci, poi negli spogliatoi fa il “gioco del silenzio”. Sicuramente con i giornalisti, ma probabilmente anche nel confronto con squadra e staff. E poi, che dovrebbe mai dire? Lo abbiamo scritto nei post di Gela ed Enna che il calcio non si fa così. Justin Davis e Morris Pagniello stanno mostrando tutti i propri limiti. Impegnatissimi nella fase dell’apparenza, della comunicazione “fighetta”, dei post strappa-lacrime su Instagram, del marketing applicato al calcio con copywriter schiavi dell’AI. Ma nel calcio queste cose non servono a nulla, zero, al massimo sono orpelli quando le cose vanno benissimo. Questa fuffa resta fine a sé stessa. Dal loro arrivo il Messina è peggiorato. Un paradosso, perché quando non c’era proprietà i giallorossi andavano bene e la squadra sembrava aver trovato in Martello e Romano due figure di riferimento. Dal momento dello sbarco di Racing Group è stato il contrario: c’è la proprietà ma non c’è il resto. La squadra è sola. Lo dimostra plasticamente una sala stampa in cui deve venire – per l’ennesima volta – Trasciani a fare da rappresentante per tutti. Lode a lui, ma non avremmo voluto vederlo. Non perché non sia stato professionale e lucido – bravissimo comunicatore lui – ma perché non toccava a lui. A dicembre Davis e Pagniello hanno perso Martello e rotto con Romano. Ma non sono stati capaci di metterci una pezza. Avrebbero dovuto mantenere lo status quo, mettere sul piatto il necessario per migliorare la rosa e arrivare alla salvezza; da maggio pensare al futuro e al loro progetto. Invece no, hanno dato uno scossone che un gruppo che viaggiava sul filo non poteva reggere. Con un mercato che non si è limitato a perfezionare ma ha voluto stupire o peggio dare spazio a figurine. La trasferta di Palermo resta la cartina al tornasole di questa parte di stagione. Ma questa è un’analisi scontata, verità alla luce del sole. Oggi conta fare punti e salvare la categoria. Certo, il futuro con queste competenze non diverrà roseo in automatico. Cosa servirà nel domani è abbastanza chiaro. Cosa serve oggi anche: un allenatore che leghi davvero con questo gruppo, che sappia sopportare la mareggiata che attende il Messina in questo finale e che abbia la glaciale capacità di gestire la rosa per ottenere più punti possibili nelle ultime cinque partite. Per chiudere in una posizione che eviti la retrocessione diretta, che non obblighi i giallorossi a un playout con un solo risultato e che quella sfida la sappia comprendere e gestire sia dentro che fuori dal campo.
Giardino 5
Sul tiro di Liurni è incerto e apre al ribaltone avversario.
De Caro 5,5
Nessuna sbavatura netta, ma dalla sua parte Liurni fa un po’ quello che vuole. Gli manca la cattiveria agonistica vista nel girone di andata.
Trasciani 6
Regge nell’uno contro uno con il diretto avversario, ma non può nulla nel momento dell’arrembaggio cilentano.
(P.S. voto 10 per essere venuto in sala stampa a fare le veci di proprietà, dirigenza e allenatore. Professionista vero).
Bosia 5
Grave l’errore che apre al vantaggio avversario. Ancora grezzo in alcune letture. (dal 22′ s.t. Saverino 6: entra propositivo, sfiora il pari di testa)
Pedicone 5,5
Spinge più del solito, sembra più convinto del solito, ma è impreciso come al solito. (dal 32′ s.t. Kaprof 4: finte, colpi di tacco, simulazioni. Che colpaccio Pagniello!)
Clemente 6,5
Torna al suo ruolo naturale, quello di centrocampista, e mostra una prestazione attenta, precisa e anche di media qualità. Il migliore per capacità di corsa e lotta.
Garufi 5,5
La solita regia scolastica, meno deciso in fase di non possesso.
Oliviero 6,5
Ancora una volta è il migliore in campo per intraprendenza e capacità di creare pericoli. Salta l’uomo, serve assist e calcia in porta (impreciso). Un po’ fumoso ma almeno ci prova.
Zucco 6
Fallisce due buone occasioni, ma mette qualità e ha ottimi tempi di attacco degli spazi. Chissà perché è rimasto ai margini per mesi. Forse avrebbe dovuto millantare un passaporto australiano… (dal 22′ s.t. Zerbo 5: non fa mai la differenza, un’altra volta)
Touré 5,5
Un paio di sgroppate come ai vecchi tempi, ma sbaglia sempre il passaggio finale. (dal 22′ s.t. Tedesco 5: entra in un momento rovente ma non riesce a essere coinvolto)
Roseti 6,5
Toh, che strano… ha segnato ancora lui. Il fiuto del gol è la sua caratteristica migliore e una squadra che segna poco non rinunciare a un giocatore come lui. Si spegne un po’ sulla distanza ma non viene servito benissimo. (dal 32′ s.t. Bombaci 5,5: ordinato e nulla di più, serviva maggiore vigoria)
GELBISON (4-3-3) Sakho Drame 5; Urquiza 6 (dal 28′ s.t. Scognamiglio 6), Delmiglio 5,5, Viscomi 6, Semeraro 6; De Martino 7 (dal 40′ s.t. Pellino s.v.), Chironi 6,5, De Feo 6 (dal 26′ s.t. Uliano 6); Coscia 5,5 (dal 22′ s.t. Fernandez 6), Cascio 6 (dal 33′ s.t. Ferreira s.v.), Liurni 7. All. Spicuzza (Agovino squalificato) 6,5
*foto copertina: ACR Messina – Facebook ufficiale | ph. Francesco Saya