Il fallimento giudiziale, la curatrice fallimentare, una città che si stringe, sponsor che mettono soldi veri e fondamentali, il lavoro incessante della Cooperativa per rianimare un Messina in stato cadaverico. Contro il Gela si gioca, poi ancora con Acireale, Paternò ed Enna. E poi? Il lavoro è tanto, il tempo poco.
L’APPROCCIO – «La situazione economica non avrebbe consentito nemmeno una partita», ha spiegato Maria Di Renzo, l’avvocata incaricata del ruolo di curatrice fallimentare, senza giri di parole. Niente promesse irrealistiche, niente progetti visionari. Solo fatti: fino al 5 ottobre – trasferta di Enna – la squadra può giocare, poi si vedrà. Se non arrivano offerte concrete, si accelera l’asta. Un pragmatismo che a Messina non si sentiva da anni. La differenza con il passato è evidente. Anche perché non è interesse della curatrice quello di grattare la pancia alla piazza o abbandonarsi in facili promesse. Se riuscirà il miracolo di dare al Messina una proprietà seria e solida avrà svolto il suo compito al meglio, in caso contrario non sarà stata certamente l’avvocata Di Renzo la responsabile. Quindi, verità sbattuta in faccia. Qualcosa è cambiato, perché Barbera e Fontalba hanno versato soldi subito, senza aspettare contropartite e mostrando la volontà di contribuire realmente alla salvezza della squadra cittadina. Qualcuno contesterà con il classico “perché non farlo prima?!”, perché con Sciotto nessuno voleva avere a che fare. Sarà sbagliato? Macché, è la vita che presenta il conto, perché a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Sciotto è stato respingente, chiuso, aperto solo quando c’è stato da affossare tutto con la partecipazione attiva di Cissè e Alaimo. Passato, sì perché questi nomi non faranno più parte del presente e del futuro del Messina. E il passato non sempre va ricordato. Addio. Si passa oltre, alla Cooperativa che ha messo mani alla tasca per una donazione di quelle pesanti, non un prestito. Poi, riaperte le sottoscrizioni e ulteriori crediti da mettere nella casse del Messina. La somma fa il totale e quattro partite sono assicurate. Tutti hanno capito che questa volta non si tratta di tenere in vita una società marcia, ma di dare una chance a chi vuole ricostruire. Anche l’amministrazione Basile ha provato a partecipare, con un appoggio esterno senza mai entrare nello zappato, come tradizione di Basile impone. Chissà poi perché, o meglio prima era abbastanza chiaro; nonostante resti risibile vedere spegnersi la squadra che rappresenta la tua città solo per equilibri politici che un domani non molto lontano potrebbero non servire più. Ma l’uovo, soprattutto, in politica è sempre stato meglio della gallina. Miopia.
GLI INTERLOCUTORI – Di Renzo parla di manifestazioni di interesse serie: «Tengono molto a comprendere l’entità del debito sportivo per fare le proprie valutazioni», dice. E dice bene, perché senza la cifra finale che la Federazione dovrà trasmettere è inutile fare previsioni. La situazione sportiva – quella sul campo – è abbastanza complesso, se poi il debito fosse elevato il lavoro di Di Renzo diventerebbe ancora più difficile. La nota positiva, dalla prospettiva degli imprenditori interessati, è che finalmente qualcuno fa domande invece di promesse. O meglio, le fa a interlocutori (Di Renzo) che sono interessati a rispondere e non a celare i bilanci, per esempio. Il contrasto con gli ultimi anni è stridente. Niente più personaggi con trascorsi discutibili che si vendono come salvatori. Niente più escamotage giuridici per tenere in piedi l’insostenibile. Solo la normalità di chi vuole comprare sapendo cosa compra. Il repulisti c’è stato – compresi gli ultimi parvenu -, ora serve un reset di mentalità generale, serve pensare Messina come un luogo del mondo in cui fare calcio sia semplice e fattibile, e non dove si gridi al miracolo per una Serie D vinta o una C strappata con la sofferenza. E sempre al risparmio.
LA PROCEDURA – Il meccanismo è chiaro. Di Renzo ha ottenuto l’esercizio provvisorio fino al 5 ottobre grazie ai fondi raccolti: Barbera e Fontalba hanno versato le somme necessarie, la Cooperativa ha raccolto 10 mila euro in 15 ore attraverso l’auto-tassazione dei soci. «La situazione economica non avrebbe consentito nemmeno una partita», ha spiegato la curatrice. Due rinunce consecutive comporterebbero la perdita automatica del titolo sportivo. Se entro il 5 ottobre non arrivano offerte concrete, scatta l’asta accelerata: i tempi vengono dimezzati per la vendita del ramo sportivo. Nel frattempo la curatrice tratta con potenziali acquirenti. Se qualcuno presenta un’offerta concreta che copra i debiti sportivi entro il 5 ottobre, si chiude la cessione diretta senza asta. È questa la strada che Di Renzo spera di percorrere, più veloce e sicura. Se non arrivano offerte concrete entro il 5 ottobre, scatta l’asta pubblica che Di Renzo si è augurata di poter accelerare, accorciando i tempi standard della procedura. Procedura più incerta, ma comunque possibile.
LA SOSTANZA – Quattro partite per mostrare che questa città non ha mai smesso di amare la sua squadra. La Curva Sud ha già dato la risposta: “Torneremo ad occupare i nostri gradoni con la stessa passione che ci ha sempre distinto”, scrivono in una nota di qualche giorno fa. Non servono appelli o prediche, i tifosi sanno cosa fare. Di Renzo ha fatto la sua parte ottenendo l’esercizio provvisorio, sponsor e cooperativa hanno messo i soldi. Ora chi sta trattando per l’acquisto potrà vedere dal vivo cosa significa il calcio a Messina. Il San Filippo pieno, per quanto possibile, contro il Gela non sarà una sorpresa, ma una sorta di “normalità” per una piazza che aspettava solo di essere liberata da chi l’ha umiliata. La liquidazione giudiziale non è stata la fine. È l’inizio della rinascita.
CHRISTIAN – La partita contro il Gela non deve finire in secondo piano, perché il Messina ha ancora 10 punti di penalizzazione da rimontare e l’avversario arriva da 4 punti nelle prime due uscite. Insomma, il delicato ottimismo di questi giorni non deve essere buttato via da una prestazione di campo non all’altezza. La rimonta di San Cataldo dice che questa squadra ha valori tecnici e morali, al netto dei limiti evidenti. Reis e Di Lazzaro hanno rescisso, Saverino e Clemente sono infortunati; quindi Romano suona con gli strumenti che ha e non si lamenta. Obiettivo? Vincere, ma se devi rimontare non hai molte alternative, anche di fronte al calendario difficile che attende il Messina. Quella contro il Gela è partita che arriva due giorni dopo il primo anniversario della scomparsa di Christian Argurio. Il direttore, il figlio di Messina portato via da un colpo al cuore; potente e tragico come quello che ha attraversato chi gli ha voluto bene e ha dovuto dirgli addio. Un dolore che la città di Messina ha abbracciato lo scorso anno, che ricorda in questi giorni e che non dimenticherà mai. Un premio intitolato ad Argurio è stato instituito dall’USSI, un modo per celebrarlo ancora. Ciao Christian, il Messina si deve salvare anche per te.