Messina, il tempo non esiste

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Pubblicato il 27 Maggio 2019 in Primo Piano

Il concetto dello scorrimento del tempo distrugge la mente dei pensatori da quando esiste il mondo. I secoli sono trascorsi e, forse, la concezione più attendibile resta sempre quella di Aristotele. Il filosofo greco asseriva che il tempo non esiste, in quanto composto di passato e futuro, e che il primo non esista più prima che il secondo compaia.

SOLTANTO PAROLE – La campagna elettorale è finalmente terminata, si può tornare a spendere due parole sulla figura del sindaco De Luca senza che lui creda ad attacchi di tipo politico. La nottata di Palazzo Zanca è stata la buona occasione per un giovedì sera alternativo, perché di concreto non è accaduto assolutamente nulla. Il plauso è tutto per il Camaro e per il presidente Antonio D’Arrigo, capace di riprendersi il marchio ACR da un Lo Monaco finalmente arreso all’evidenza di quanto fosse inutile la sua proprietà. Associazione Calcio Riunite: un acronimo e nulla più se non appiccicato a una società seria oltre che esistente. Il passo indietro di Camaro e Città di Messina resta lodevole, chiaro che i costi di gestione siano clamorosi, come logico che l’ottimo lavoro svolto sul territorio a livello giovanile troverebbe risalto se associato a una realtà primaria di maggiore spessore. Messina, e qui entriamo nell’analisi socio-economica, non può permettersi questa frammentazione di piccole società e nessuna a tirare il gruppo. Il tifo, ci scuseranno, va in secondo piano davanti all’impossibilità finanziaria di una città che fatica a riemergere. Con buona pace dei puristi, infatti, il tempo di tifare quella o questa società è finito; anche perché a voler spaccare il capello in quattro l’Acr degli Sciotto non è che la copia sbiadita di qualcosa di morto e sepolto. Da Palazzo Zanca non arriva nulla, un incontro che perde peso con l’assenza di Paolo Sciotto che, però, chiarisce più di mille parole: a questo Acr non interessa nulla che non sia se stesso.

AZZERAMENTO – Quando si tocca l’anima del tifo tutto diventa maledettamente difficile. Come si possa cambiare squadra per cui tifare è un mistero inspiegabile, forse perché non si può cambiare. In piazze come Messina, purtroppo, si è fatto di necessità virtù turandosi il naso e facendo finta che ogni nuovo Messina fosse quello vero. Complicato, ma il tifoso resta puro e appassionato, e l’amore non si discute mai. Il momento storico è drammatico: gli Sciotto sono cacciatori seriali di fallimenti tecnico-sportivo, con due campionati a chiarire le difficoltà e le incapacità. La società, però, resta loro e nessuno può sfilargliela di mano. Impossibile anche acquistarla data la iper valutazione sbattuta in faccia a Rocco Arena; chiaro messaggio ai naviganti: “Non si vende, e se si vende non si va in perdita”. Archiviato Arena non resta nulla, con nessuna traccia di alcun interessato sul globo terracqueo. La proposta di De Luca, affiancato da D’Arrigo e Lo Re, non è poi così inverosimile, forse perché dettata dalla disperazione di non avere alternative: basta frammentazioni, si sfrutti il pesante asset dei settori giovanili e si metta sul mercato una società con un titolo di Serie D e un Comune pronto a presentare un bando di concessione degli stadi. Con o senza Sciotto? Ridicolo il senza, perché l’idea (improbabile ma non impossibile) che domani ai nastri di partenza della D ci possano essere due Acr Messina fa già venire i brividi. Il lavoro dovrà essere di azzeramento totale: un tavolo dal quale alzarsi solo ad accordi trovati. Un unico Acr Messina con valutazione delle varie frazioni da mettere sul mercato in maniera oggettiva; successivamente divisione di quello che spetta e cari saluti. Pensare a un triumvirato è ridicolo, pensare che a questi si possano aggiungere altri imprenditori sfonda la sfera del ridicolo dato che Messina resta una realtà rionale dove chiunque vuol comandare. Se chi comprerà (che poi il vero mistero è capire chi) vorrà affidarsi alle capacità nella gestione dei settori giovanili messe sul piatto da Camaro e CDM buon per loro, in caso contrario D’Arrigo e Lo Re avranno fatto un passo indietro personale che rappresenta però un passo in avanti per il calcio cittadino, mettendo da parte interessi sul lungo periodo. Questo varrà più di mille parole.

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