Messina, la tenera ingenuità di Pietro Sciotto

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Pubblicato il 9 ottobre 2017 in Primo Piano

Fuochi d’artificio a salve quelli di Pietro Sciotto. Tanto rumore e nessun colore. La lettera con cui il numero uno giallorosso pone fine alla sua avventura in sella al calcio messinese suscita un insieme di sensazioni variegate tra loro. Non inaspettata la contestazione della tifoseria giallorossa, un’esplosione di sentimenti repressi nei lunghi mesi estivi che trova come vittima l’ultimo presidente in ordine di tempo. Impossibile giudicare Pietro Sciotto per un paio di mesi di esperienza e 6 partite ufficiali, non ci sarà neanche il motivo di farlo dato che le dimissioni tanto irrevocabili sono apparse immediatamente una forzatura sentimentale. Offeso nell’orgoglio, come un innamorato che apre gli occhi di fronte al fatto che non basterà mai dichiararsi amore per portare avanti una storia. Ingenuo il suo fiume di parole in lettera: tenere e al tempo stesso totalmente inutili nella ricerca fallita di terrorizzare una piazza ormai assuefatta al fallimento sportivo. Pietro Sciotto non spaventa proprio nessuno con le sue dimissioni di facciata, non trema una città che di una Serie D anonima ha già deciso di disinteressarne con la leggiadria tipica di chi è saturo di amarezze. Lunedì Messina si sveglierà con lo stesso distacco dei giorni precedenti, per il Pietro Sciotto dimissionario nutrirà ilarità mista a quella insana voglia tutta messinese di strafottenza verso il prossimo.

SOLDI, SOLDI, SOLDI – La vera ossessione dell’imprenditore Pietro Sciotto. Una rincorsa continua al far quadrare i conti, lodevole se non fosse che l’eccessiva voglia di risparmio porta solo ad una spesa finale moltiplicata. La conferenza con cui si presenta alla città chiarisce il personaggio: “signor tuttofare”, pronto a ricoprire tutti i ruoli societari data la sua esperienza lunga negli anni nel mondo del calcio. Una visione della realtà soggettiva quella di Pietro Sciotto, convinto dall’egocentrismo che al nuovo Messina possa bastare l’aver calpestato qualche campo delle categorie minori per rilanciarsi nel calcio che conta davvero. Le promesse di promozioni in serie neanche andrebbero citate: tipiche esagerazioni verbali di chi ricopre ruoli nel mondo del pallone. Quello che resta è l’approssimazione con cui Sciotto riempie il suo Messina di figure al limite dell’enigmatico per lontananza dal contesto calcistico messinese e mancanza di aggiornamento professionale. Antonio Venuto diventa allenatore mai supportato, con lui dirigenti ormai dimenticati da un calcio che li ha ospitati in circostanze e anni irripetibili. Una sfilza di nomi che amano riciclarsi, su tutti quel Giovanni Carabellò rimasto nelle memorie dei tifosi come uno dei congiurati contro l’Acr Messina ai tempi della nascita del Città di Messina, altra pagina di risibile divisione in salsa peloritana. Dirigente muto, come muti sono tutti gli uomini del presidente che di vulcanico alla fine avrà solo le sue incazzature private. Il rapporto con la stampa è nullo: una sola conferenza, poi il silenzio cade sul Messina e viene scalfito solo quando il fratello Matteo presenta Fabrizio Ferrigno. Altro capitolo tutto da raccontare.

NESSUNO INDISPENSABILE – Pietro Sciotto probabilmente mal sopporta il prossimo. Sicuramente palesa scarsa fiducia o stima. Antonio Venuto è bocciato prima di cominciare, solo la parsimonia presidenziale gli evita un esonero tra l’altro strameritato sul campo. La dirigenza ondeggia tra l’anonimato e il sopportato, il vero fastidio lo provoca l’essersi dovuto piegare all’ingaggio di Fabrizio Ferrigno. Non si discute la professionalità dell’ex ds della Paganese, quello che turba Sciotto è l’esistenza stessa di una figura come quella del direttore sportivo che lui in primis avrebbe voluto ricoprire. Eccola tutta la vera ingenuità di Pietro Sciotto: credere di potersi bastare. Il calcio come specchio della vita in cui nessuno può essere in grado di far tutto senza affidarsi alle competenze altrui, la totale mancanza di fiducia verso le capacità di chi lo accompagna azzoppano l’avventura di Pietro Sciotto e così sarà anche domani quando il suo cammino nel Messina proseguirà. Dimissioni irrevocabili? Belle parole che nella testa del presidente avrebbero dovuto provocare la tifoseria, magari calmarla con la minaccia della fine del calcio a Messina. Missione fallita, perché nessuno si inquieta più. La vera riflessione dovrà essere quella personale, anche accompagnato dai numerosi fratelli con cui divide un percorso imprenditoriale vincente che oggi deve fare i conti con un mondo totalmente opposto. Il calcio è materia oscura, difficile da comprendere sul piano dei sentimenti e che spesso viene accompagnato da una totale assenza di ragion pura. Pietro Sciotto metta in discussione se stesso prima che il resto dell’umanità, solo in quel momento si potranno compiere i primi passi verso il reale rilancio del calcio messinese.

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