Messina, le conseguenze del silenzio

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Pubblicato il 21 novembre 2018 in Primo Piano

Il Messina non parla più, lo fa in attesa di decisioni che si faticano a comprendere. Rimane in silenzio una società che, in realtà, non ha mai parlato davvero. A novembre ci troviamo a ripetere cose vecchie di un anno, un fermo temporale nel quale rivivere le stesse emozioni e preoccupazioni. Che la stagione sarebbe stata deludente, forse, lo avevamo già capito mesi fa quando sottolineavamo come si stesse pasticciando e rallentando nella costruzione della rosa. Dal punto di vista economico Pietro Sciotto va lodato, o meglio gli va concesso l’onore delle armi per aver allargato i cordoni della borsa senza troppe remore. Spendere non fa rima con l’aver ragione, infatti il presidente giallorosso paga conti ed errori. Fare la cronistoria dei passi indietro, delle coppie cancellate per quello strano vizio di muoversi con ds e allenatore legati a doppio filo, sarebbe davvero inutile oltre che ripetitivo. La classifica del Messina parla da sola, è la vera analisi negativa senza bisogno dell’aggiunta di ulteriori commenti e ricami. La confusione è troppa, quasi tutta inspiegabile dato che in una nessuna altra squadra è possibile ritrovare situazioni del genere. Lo stesso Sciotto aveva parlato di vittoria del campionato, il Bari non era una paura ma uno stimolo: tutto bello, peccato che pensare di lottare per la vittoria dopo aver rotto con tecnico e dirigente che avevano formato la rosa, affidata poi a un tecnico abituato a vivacchiare e nulla più era più un sogno per illusi che altro. Peppe Raffaele è andato a Potenza a prendersi gli onori, a Messina però ha lasciato il rimpianto di quello che sarebbe potuto essere ma anche un paio di calciatori dal rendimento indecente. Non un’accusa all’ex tecnico dell’Igea Virtus, ma la dimostrazione che in questa stagione hanno sbagliato tutti, anche quelli passati velocemente dallo Stretto.

REPULISTI – Di questo Messina non si salva nulla, sarebbe davvero un esercizio capzioso cercare di trovare qualcosa di positivo. Il ritornello del “non si possono cambiare venti giocatori” non trova patria da queste parti, anche perché un terzultimo posto non ammette pietà o indulgenze. Da Meo a Gambino tutti con la valigia in mano, qualcuno rimarrà ma solo per l’impossibilità di trovare alternative migliori. Come lo scorso anno, almeno da queste pagine, nessun dito puntato sui giovani: la croce su ragazzi di diciotto anni sarebbe ridicola, a trascinare il gruppo devono essere quelli con le medaglie sul petto o quelli bravi a mandare a quel paese con aria da bulletto da tribuna stampa. Il pubblico si è stancato, non ci crede più nessuno nell’impresa e poco coinvolge anche un tecnico che non può vantare un passato per gli speranzosi. Lo scorso anno Giacomo Modica arrivava accompagnato dalle stesse sensazioni, un paio di prestazioni intervallate dai cinque schiaffoni della Vibonese però riaccesero la luce, la rimonta non fu completa ma arrivò la voglia di seguire e credere in un gruppo che sudava la maglia e divertiva parecchio. Se ci mettessimo a fare i conti della serva, esercizio inutile, scopriremmo che accontentare Modica tenendo la base dello scorso anno avrebbe costretto Sciotto a spese minori. Solo una questione economica, così per fare contento il presidente che rivendica sempre di aver speso troppo. La questione tecnica, invece, è tanto palese quanto scontata. Nessuna vedovanza o malinconia nei confronti di Modica, il calcio esiste nonostante tutti. Dare continuità e programmare aiuta sempre, questo Messina ha raso al suolo quanto costruito lo scorso anno per sostituirlo con un progetto sbagliato dalle fondamenta al tetto.

MERCATO – Mettere in discussione Oberdan Biagioni non sembra nel taccuino della dirigenza, un altro paio di prestazioni come quelle con Città di Messina e Portici e per il tecnico romano inizieranno le critiche. Già adesso ci sarebbe molto da dire, non basta infatti mettere giù un 4-3-3 per risolvere la questione. Il Messina gioca malissimo, o meglio non gioca perché non ha nessuna idea e sopravvive sugli spunti di Genevier, in attesa del ritorno di Arcidiacono. L’ex Sicula Leonzio si porta dietro una carriera importante, le sue prestazioni sono state altalenanti ma sufficienti. Il resto è impegnato nel preparare la valigia: in porta Ragone non ha fatto malissimo, l’esigenza di un portiere over potrebbe convincerlo a trovare rifugio altrove. Discorso identico per Meo che, però, paga un rendimento sotto le aspettative. In difesa verrà passata la gomma da cancellare: Porcaro ha bisogno di cambiare aria, Cossentino non è all’altezza di quanto ci si aspettava e confermarlo sarebbe un grosso errore. Genny Russo non convinceva da rincalzo negli anni di Di Napoli, figurarsi adesso da titolare. L’ultimo arrivato in casa Messina, fortemente voluto da Biagioni, non ha convinto nessuno: per Ibojo però pare complicato un addio immediato, soprattutto se il tecnico non soffrirà della sfiducia della società. In mezzo al campo è inconcepibile l’insistenza su Traditi: il ragazzo suda, certamente, la maglia ma il rendimento e le qualità generali fanno pendere la bilancia dalla parte della bocciatura senza appello. Genevier, Bossa e Biondi sono il materiale su cui provare a lavorare, anche se gli sconti non verranno fatti davvero a nessuno. Discorso simile per Cocimano, anche se sull’ex capitano dell’Acireale andrà fatto un discorso basato sull’apporto tattico. In avanti tanto fumo e niente arrosto: Gambino non segna e come assistman è insufficiente. Rabbeni vive di sprazzi, Petrilli è bello da vedere ma non incide. Su Arcidiacono abbiamo detto, confermarlo oppure no sarà anche una questione economica. Capitolo under: alcuni sono davvero non pronti, inutile insistere. Altri vanno mantenuti, ad esempio Bossa e Biondi che vantano un buon bagaglio di esperienza. Il resto è sostituibile, ma soltanto se al loro posto arriveranno calciatori pronti e di personalità. Lo scorso anno la vera magia di Modica fu trasformare ragazzi impauriti in calciatori decisivi: Cozzolino, Lia e Meo sono gli esempi più chiari, anche se il vero rimpianto si chiama Mascari. Un diciottenne che va in doppia cifra non è facile da trovare, in questo Messina sarebbe davvero impossibile.

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