Messina-Milazzo, il meno è fatto

Pubblicato il 4 Maggio 2026 in Primo Piano

Missione compiuta. Quella di afferrare il playout senza passare da alcun spareggio preliminare. Il Messina stende il Milazzo mentre la Sancataldese è spettatrice della festa del Savoia; due risultati che consegnano ai giallorossi la sfida di Ragusa per restare in Serie D. Una partita da cui passa un intero progetto.

GIOCATA INDIVIDUALE – Vincere era l’unica cosa che avrebbe garantito l’appendice futura e la squadra di Feola (voto 6) non ha bucato l’appuntamento. La gara contro il Milazzo non resterà indelebile nella memoria, ma mostra i giallorossi ancora padroni del proprio abito tattico e capaci di farsi trascinare dal ritrovato Touré. Il suo gol a inizio ripresa è un capolavoro di tecnica, una giocata che in categorie di questo tipo si fatica a vedere. Uno spunto individuale che vale più di mille analisi, perché questo è il momento della stagione in cui conteranno gli episodi più che mai. E avere calciatori capaci di rompere gli equilibri in questo modo non è banale, e nemmeno da tutti. E potremmo chiuderla qui, interessante però comprendere come Feola abbia deciso per un 3-5-2 ancora più puro vista la presenza di Maisano al posto di Oliviero, test che dura un tempo perché poi il ragazzo scuola Catanzaro subentra per dare una spinta maggiore. Niente di trascendentale, nonostante lui – come il citato Touré – sarà una delle armi a cui appigliarsi all’Aldo Campo di Ragusa. Perché contro la squadra di Lucenti non ci saranno ritorni, non ci saranno alternative e conterà un solo risultato. Non prendere gol contro il Milazzo è stato facile, ed è servito per abituarsi a capire quanto pesi non dover rincorrere. L’assetto abbottonato e pronto a ripartire che Feola ha mostrato nelle ultime uscite diventa un doppio taglio da evitare: da una parte non ci si potrà sbilanciare per non rischiare di dover scalare una montagna, dall’altro è evidente come il Ragusa non mostrerà mai il fianco e dovrà essere il Messina a farli scoprire. Gli iblei con due risultati su tre, che non è tutto ma neanche poco.

PIÙ FORTI – Quindi, sarà un playout che non avrà nulla a che fare con quanto visto fin qui. Per questo tornare sulla gara col Milazzo o sulle precedenti è sostanzialmente inutile. Si esce dai binari, si entra in un terreno sconosciuto e in cui i valori lasceranno il tempo che trovano. Sarà partita a scacchi tra Feola e Lucenti, in una sfida che non avrà nulla a che fare con quella di un mese prima in campionato. Vero che anche in quel caso il Ragusa voleva speculare sul pari, ma senza la pressione del dentro o fuori cambia tutto. Si difende peggio, si attacca peggio, le distanze da rispettare sembrano immense, il pallone pesa. Un singolo errore cancellerà una stagione. Il livello suggerisce che sarà una gara a chi sbaglia meno, ma l’onestà ci spinge a dire che il Messina è comunque più forte. Parole atroci per gli scaramantici, ma serve sempre essere lucidi: questa rosa vale 46 punti – quelli conquistati sul campo – un finale da prime otto in classifica che non può temere in maniera ossessiva uno scontro come quello del Campo. Sottovalutazione? Mai! È consapevolezza, perché che i giallorossi siano più forti di una decina di squadre lo dicono valori e punti, che non sempre l’abbiano dimostrato quando contava resta una realtà. Si poteva fare di più? Certamente, ma anche vincendo con Lamezia e Igea sarebbe stato playout – 36 punti pari con l’Enna e giù per gli scontri diretti – ma sarebbe stato in casa. Gli errori veri sono arrivati prima, a dicembre e gennaio. Sono quelli i mesi in cui il Messina si è condannato a un finale nell’ombra dopo un’andata a riveder le stelle. Questioni già affrontate e che torneranno buone a stagione finita. E sia chiaro: quale che sia l’esito. La salvezza non cancellerà gli sbagli e l’idea che per avere un Messina all’altezza serve ben altro che buone intenzioni e post social. Ne riparleremo.

Giardino 6
Ordinaria amministrazione ma gestita con serenità.

Clemente 6
Solita grande applicazione, soffre pochissimo.

De Caro 6
Da centrale pare più protetto, guida la linea con attenzione.

Bosia 6
Nessuna sbavatura, c’era da portare a casa una partita senza rischi.

Maisano 5,5
Un paio di spunti, ma anche tanta imprecisione di fondo. (dal 1′ s.t. Oliviero 6: non entra con lo spirito per spaccare tutto, gestisce energie e spazi)

Zucco 6,5
Piace sempre per atteggiamento e volontà di incidere tecnicamente. Calcia anche un paio di volte in porta. (dal 28′ s.t. Zerbo 5,5: la sua parte di stagione resta monca, lo spunto non arriva mai)

Garufi 6,5
Tanto ordine, pochi fronzoli e sostanza in quantità importante. Il centrocampo è il reparto migliore di questa prestazione collettiva.

Matese 6,5
Bene anche lui per applicazione e scelte, sfiora anche il gol con un colpo di testa in cui brilla il tempo di inserimento. (dal 45′ s.t. Papallo s.v.)

Bombaci 7
Come Zucco si fatica a comprendere perché sia rimasto ai margini per tante settimane. Spinge, corre, difende, fatica, ci mette anche buona qualità.

Tedesco 5,5
Il lavoro sporco è il suo mestiere, ma andrebbe servito di più per incidere anche in fase di conclusione. (dal 22′ s.t. Roseti 6: momento delicato, risponde presente)

Touré 7
Il gol è un capolavoro. Giocata che troppe volte è mancata nella fase centrale della stagione, sarebbe stata tutta un’altra storia. (dal 32′ s.t. Kaprof 5,5: un paio di giocate interessanti, ma non diventa concreto al momento giusto)

MILAZZO Quartarone 6,5; Dama 6, Cassaro 6, Sardo 6; Pipitone 5,5, Silvestri 6,5, Currò 6 (dal 34′ s.t. Chiappetta s.v.), Giubrone 5,5 (dal 16′ s.t. Giunta 6), Salvo 6 (dal 16′ s.t Franchina 6); Greco 6 (dal 16′ s.t. Morabito 5,5), La Spada 5,5 (dal 30′ s.t. Galesio s.v.). All. Catalano 6

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