Messina-Nissa, sopravvalutati e sottovalutati

Pubblicato il 15 Marzo 2026 in Primo Piano

La caduta contro la Nissa non è di per sé un dramma, perché la differenza tra la squadra di Di Gaetano e questo Messina è fin troppo evidente. Il vero disastro è rappresentato dall’ennesimo passo indietro della gestione Feola. Solo quattro partite per perdere la direzione e sembrare più confuso e meno presente dei suoi predecessori.

RENDERSI CONTO – Non si presenta in sala Vincenzo Feola (voto 4), sottraendosi – o venendo sottratto dal club – alla responsabilità di spiegare le scelte cervellotiche (termine che ritorna) che hanno portato il Messina a non essere mai veramente in partita contro la Nissa. Un’assenza che in situazioni di normalità avrebbe fatto rumore, perché se il tecnico non parla e lo fanno capitano e vice (Garufi e Trasciani) il segnale è quello di avviamento verso l’esonero. O le dimissioni. No, a Messina regna il silenzio e nessun rumore di fondo. Forse di rassegnazione. Così, nel post partita si vive di un paio di ragionevoli frasi fatte affidate ai calciatori e il mutismo totale di staff tecnico, dirigenza e proprietà. Come nel post Enna, quando Parisi fu esautorato ed Evangelisti chiese scusa mentre Pagniello, presente, taceva. Stavolta a tacere è stato Justin Davis. Una proprietà che parla solo per invito, capace di costruire una coltre di fumo spazzata via solo da annunci all’apparenza roboanti ma nella sostanza vuoti. Già scritto in precedenza, che il calcio non si faccia in questo modo e che tutte le iniziative di contorno possono interessare una visione calcistica post-contemporanea e non legata ai risultati. E infatti, di quelli pare non interessare a nessuno. Il Messina è nello sprofondo da gennaio, forse intriso di quella sopravvalutazione di sé stesso figlia del finale di girone di andata con il successo contro l’Igea Virtus e il pari di Milazzo. Potranno negarlo, ma il campo racconta di una squadra che ha perso umiltà, capacità di lottare e consapevolezza di quanto l’essere scolastici e saper speculare fossero le uniche armi a disposizione. Tutto questo non andava sprecato, ma solo integrato con un mercato accorto. Neanche questo è stato fatto. Martello si è dimesso, Romano è stato cacciato dopo i segnali di resa mentale visti con Athletic Palermo e Sancataldese, ma la reazione della proprietà non c’è stata. Bisogna esserne capaci, va detto. Evangelisti – tanto criticato dalla piazza – aveva idee anche diverse ma è stato frenato da alcuni slot occupati da operazioni che sono passate sopra di lui. Ma anche questo argomento lo abbiamo già trattato e detto che Pagniello avrebbe dovuto scegliere altre realtà per mettere in vetrina protagonisti non all’altezza come Kaprof e Werner. Ecco, il Messina a guida Racing Group sembra non aver compreso davvero cosa sia la Serie D e quanto questo campionato sia difficile. Quanto i 14 punti di penalizzazione pesino e che miracolo fosse stato fatto fino a dicembre. Una rosa che necessitava di aiuti e di una guida certa. Martello è andato via di sua spontanea volontà, probabilmente intuendo quanto sarebbe diventata relativa la sua posizione. Romano ci ha messo del suo. Rimpianti? Sì e no, nel senso che il vecchio adagio del “non è importante chi va via ma come lo sostituisci” vale sempre. Sulla figura del ds abbiamo detto quanto abbiano inciso scelte imposte dall’alto, ma sugli allenatori le responsabilità diventano enormi. Parisi non era pronto, ma oggi vanta uno score migliore di Feola. Incredibile. Rimpianto? No, perché era stata sopravvalutata la sua capacità di adattarsi. Mentre, per quanto riguarda Feola, siamo alla sottovalutazione: quella di quanto fosse indicativo il tempo in cui era rimasto fermo senza allenare. E poi sopravvalutazione, perché sembrava il profilo giusto per calmierare e semplificare: illusione. Quella di Reggio, poi un trittico di invenzioni tattiche, calciatori spostati come pedine, calciatori scelti come titolari senza una reale motivazione e altri finiti in panchina nonostante più in forma, più utili.

STRAFARE – La partita sembra finire in secondo piano, quantomeno dal punto di vista della cronaca e dell’analisi. E invece non è così, perché il tutto nasce sempre dalla prestazione. L’errore primario di Feola arriva in conferenza, quando insiste sull’idea di “coraggio e fare le cose”, ma questo Messina deve soffrire e approfittare degli errori avversari. Non è una squadra che può costruire, che si sente a suo agio in fase di possesso e non possiede nemmeno quella tecnica in grado di sparigliare. Deve difendersi forte, duro; poi ripartire negli spazi che vengono lasciati. Stop. Alzare la palla quando utile e non pensare di imbastire trame. Non è un attacco ai calciatori, ma hanno caratteristiche precise. Non è arrivato il centrocampista di qualità e non può esserlo Matese. Che infatti dura un tempo, poi panchina dopo una frazione fatta di rincorse e palloni banali. Feola conferma la difesa a tre – che condanna! – poi piazza Oliviero a fare il terzino e Aprile nella posizione ibrida di fare il trequartista tattico più finta ala destra. Il numero 17 non ci capisce nulla e porta il pressing coi tempi sbagliati. Un primo tempo in cui il Messina vaga tra scalate errate e campo che si allunga. La Nissa non deve manco sudare, gestisce solo le sgasate di Oliviero e quando vede il varco colpisce: Rotulo solo, Terranova si conquista la solitudine con un affondo che sorprende il sopito De Caro e brucia Trasciani. Gol, partita finita. Nella ripresa, Feola cambia lentamente fino a chiudere col doppio centravanti. Prima, però, rischia di subire il raddoppio un paio di volte. Sarao poco cinico, il palo e Giardino salvano i giallorossi. Si finisce, come detto, con un 4-4-2 offensivo (iniziare così?) che vede Oliviero pescare Roseti e il palo dire di no. Perché Roseti non gioca? Non sarà Pio Esposito (ironia), ma è il centravanti che più di tutti ha colpito quando possibile. Non ultimo il gol di Paternò. Le scelte di Feola sono incomprensibili sia dal punto di vista tattico che tecnico. Zerbo falso nove non va neanche commentato, basta citare la scelta per dire tutto. Tedesco ha subito un gravissimo lutto (condoglianze da tutti noi) e giustamente è partito fuori, ma perché non Roseti dall’inizio? Perché? Non è questa la squadra che può svuotare e riempire come l’utilizzo del falso nove suggerisce: non ha il passo e le qualità fisiche. Soprattutto se Oliviero si deve abbassare sulla linea dei cinque difensori. Quindi, Feola è colto dagli stessi sintomi di Parisi: strafare. Sopravvaluta la rosa e sottovaluta le difficoltà. Come detto, il derby del Granillo aveva illuso, sembrando suggerire che Feola volesse una squadra semplice, scolastica ma comunque furba e pragmatica. Invece no, anche lui perso in alchimie e complicazioni tattiche. Si potrebbe calcare la mano sulle scelte dei singoli, ma abbiamo già detto e i riferimenti sono chiari. E adesso? Chissà. Inutile fare previsioni. Perché, ricollegandoci all’inizio, il silenzio nel post gara dovrebbe portare a conseguenze e ribaltoni. Ma questo sarebbe scenario da società normale o che sa cosa fare, quindi non da questo Messina.

Giardino 6,5
Incolpevole sul gol subito, nella ripresa piazza due grandi interventi su Palermo prima e Sarao poi.

Clemente 5,5
Non perfetto in quasi tutte le situazioni, soffre anche questo strano modulo in cui nessuno sembra essere nel posto giusto. Poco aiutato.

Trasciani 5,5
Lotta, contrasta forte ma anche lui soffre il movimento degli attaccanti avversari. In occasione del gol la linea si sfalda troppo facilmente.

De Caro 5
Altra prova negativa, si apre e perde il taglio di Terranova che insacca. Lettura non difficilissima.

Oliviero 6,5
Feola gli fa fare il terzino o comunque un ruolo complicato da chissà quale alchimia tattica, lui se ne frega e prova a dribblare qualsiasi cosa gli si pari davanti. Crea un paio di buone chance ma i compagni non ci arrivano. Nel finale pennella per Roseti, il palo gli nega l’assist vincente.

Matese 5
Disordinato, falloso, ammonito, sostituito. Poi, si fa cacciare dalla panchina per proteste. Troppe ombre, pochissime lucine. (dal 1′ s.t. Tedesco 5,5: la sua settimana è stata terribile, un lutto pesantissimo e la volontà di esserci comunque. Entra con cattiveria agonistica, ma non viene mai servito)

Garufi 5
Lotta e poco governo. La palla circola lenta e prevedibile. Ci prova con agonismo e senso della posizione, ma non ci riesce. Adesso serve di più. (dal 35′ s.t. Saverino s.v.)

Werner 5
Male in fase difensiva con una posizione quasi sempre errata, quando prova a spingere è innocuo. (dal 1′ s.t. Pedicone 5: cambia poco, perché difende con poco senso della posizione e attacca senza alcuna intensità)

Aprile 5
Tatticamente è giustificato dagli esperimenti di Feola, ma lui non ci mette per nulla del suo mostrando una prestazione piena di tanti piccoli errori.

Zerbo 4,5
L’esperimento tattico di schierarlo da prima punta è fallimentare, ma quando sul suo sinistro arriva la palla della possibile svolta lui la spreca. Per il resto non si vede mai. (dal 17′ s.t. Roseti 6: ma perché non gioca? Incredibile quanta rabbia ci metta ogni volta che scende in campo e quanto sia capace di attirare palloni pericolosi. Oliviero gliene offre uno, lui colpisce benissimo ma trova solo la base del palo)

Touré 5
Tantissima confusione, un paio di giocate solitarie cariche di presunzione. E basta. (dal 41′ s.t. Kaprof s.v.)

NISSA Castelnuovo 6; Tamajo 6, Cusumano 6,5, Bruno 6,5; Rapisarda 6, Palermo 6,5, Cittadino 6,5 (dal 24′ s.t. Agnello 6), Rotulo 6,5 (dal 17′ s.t. Kragl 6), Lanza 6; Terranova 7 (dal 17′ s.t. Sarao 5), Alagna 6,5 (dal 37′ s.t. De Felice s.v.). All. Di Gaetano 6,5

*foto copertina: ACR Messina – Facebook ufficiale | ph. Francesco Saya

Commenta

navigationTop
>

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi