Messina-Paganese, il museo delle cere

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Pubblicato il 4 ottobre 2016 in Tattica

Dalla sfida contro il Siracusa a quella con la Paganese, il Messina di Sasà Marra ha proposto tre diversi moduli tattici: dal 4-3-3 al 3-5-2 fino al rombo, nato per arginare il Foggia e tornato buono per Catanzaro e Paganese. Se non è confusione questa non sapremo cosa altro possa esserlo. Il tecnico giallorosso fatica nel trasmettere le proprie idee ad un gruppo che, probabilmente, faticherà sempre a metterle in pratica dato il pochissimo tasso tecnico e l’inesperienza strisciante. La sensazione, amara, è quella che tra allenatore e squadra ci sia un muro invalicabile che non permette una comunicazione calcistica accettabile. Le sette uscite stagionali hanno regalato non più di una manciata di minuti di calcio gradevole, il resto è stato confusione e sofferenza. A Catanzaro si vince aggrappati a Berardi e aiutati dall’imbarazzante squadra calabrese. Una vittoria, però, è sempre una vittoria e la gestione dell’entusiasmo dovrebbe regalare la continuità ricercata. Il Messina, invece, per la seconda volta offre una prestazione indecente dopo una vittoria. Già capitato a Reggio Calabria, derby perso nel dopo Siracusa quando qualcuno si era convinto di essere qualcosa di superiore alla realtà. Contro la Paganese il Messina perde la partita al calcio d’inizio, perché dopo pochi secondi è già palese la differenza di approccio e di organizzazione delle due squadre. Grassadonia mette in soffitta il 4-3-3, schiera un 3-5-2 asimmetrico con Cicerelli libero di attaccare senza compiti difensivi. Marra vorrebbe una squadra cortissima e bassa, lo chiede per cercare di far alzare la linea difensiva della Paganese per poterla poi attaccare alle spalle. Il tecnico chiede ma la squadra non risponde: Pozzebon pressa Marruocco (il vero regista dei campani) allungando la squadra, i giallorossi perdono tutte le misure e gli azzurrostellati gozzovigliano negli spazi lasciati liberi. Il Messina non tira mai in porta, ma soprattutto riesce nell’impresa titanica di trasformare una formazione mediocre come la Paganese in una corazzata.

SCHIERAMENTO – Primo frame per iniziare la nostra discussione prettamente tattica: siamo al calcio d’inizio, il Messina si piazza tutto sulla linea di centrocampo per poter scaricare dietro e servire l’attacco della profondità con un lancio lungo. Una moda che prende sempre più piede, ma che in realtà non porta a nulla a tutti i livelli. Attenzione alla Paganese: abbiamo evidenziato i diversi reparti che vanno a formare lo schieramento scelto da mister Grassadonia. In rosso la linea a tre di difesa; più interessante invece la posizione dei due esterni: in azzurro Cicerelli che parte già più avanzato rispetto al dirimpettaio Della Corte (riquadro viola). Atteggiamento questo che fa capire quale sarà il refrain della gara: Cicerelli sarà libero di attaccare con pochi compiti difensivi, dall’altra parte Della Corte dovrà gestire le discese mentre le sue scalate sulla linea difensiva porterà Alcibiade ad allargarsi per tornare a difensore a quattro. Squadra molto elastica quella di Grassadonia, giocatori come Cicerelli e Deli permettono di poter cambiare modulo più volte all’interno della gara. Nessun giocatore sul binario e tanto movimento senza palla, per il Messina sarà fatale.

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CENTROCAMPO FERMO – La rete del vantaggio firmata Deli indirizzerà la sfida in maniera netta, prima però il Messina soffre il numero 10 campano in almeno un altro paio di circostanze. Non trovare le contromisure necessarie è, forse, l’errore più grave di Marra. Animazione per analizzare due diversi momenti, esemplificativi, del lavoro di Deli contro la fase di non possesso del Messina: nel primo frame siamo un paio di minuti prima della rete del vantaggio (che analizzeremo successivamente); in rosso vediamo Deli che riceve ed attacca la linea, con lui ci sono, ma solo spettatori Musacci e Ricozzi. Quest’ultimo non legge mai in anticipo il taglio di Deli, il capitano invece è sempre in ritardo nello scalare. In giallo vediamo come Reginaldo si muova per liberare lo spazio per il tiro del compagno, sia Maccarrone che Bruno seguono il brasiliano senza uscire sul 10 campano. A margine: in arancio evidenziamo Cicerelli completamente solo e con tanto spazio da attaccare in caso di scarico (De Vito neanche lo guarda); mentre abbiamo isolato e ingrandito Manuel Mancini. Il 33 giallorosso ha un atteggiamento del corpo rivelatore, il calciatore è scarico e fermo sulle gambe. Secondo frame: il risultato è già cambiato ma il Messina continua a non leggere Deli. Sempre cerchio rosso per lui, scarico su Cicerelli (riquadro arancio) che è ancora una volta liberissimo. Linea gialla per sottolineare come Musacci e Foresta rimangano passivi su Deli, nel frattempo Herrera attacca lo spazio contro tre difensori del Messina piazzati in maniera sconsiderata (linea azzurra). Idem per Reginaldo che non viene attaccato da Mileto e Ricozzi (linea nera). L’azione terminerà con un fuorigioco fischiato a Herrera che, comunque, aveva calciato alto sopra la traversa. Il problema reale è un altro: la Paganese attacca con tre uomini attivi e uno passivo, il Messina difende in blocco ma non trova le chiusure.

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DISASTRO – Passiamo, infine, all’azione che porta in vantaggio la Paganese e che chiude la partita: Herrera scarica su Deli (cerchio e freccia rossa), Reginaldo è accoppiato con Maccarrone (riquadro blu) mentre Mileto (cerchio giallo) è lontano da tutto. Deli riceve ed è pronto a scambiare col brasiliano, favorito dallo scivolone di Maccarrone, a quel punto Mileto prova ad accorciare su Reginaldo lasciando però spazio a Deli. Imbucata perfetta, Deli riceve e quando Maccarrone prova a trovare la chiusura disperata è ormai tardi. Sinistro tra le gambe del centrale del Messina, Berardi è spiazzato. Messina che difende in maniera clamorosamente disarmante, sul taglio verso il centro di Deli nessuno segue il 10 campano. Ricozzi è passivo, Musacci non percepisce il pericolo. La linea difensiva è mal posizionata, Bruno esce male su Herrera (De Vito è assurdamente nella terra di nessuno). Maccarrone non deve scivolare nella marcatura, Mileto entra nell’azione quando tutto è già scritto ed in più sbaglia tutto. La Paganese fa un semplice scarico e triangolo, va in rete con una facilità che non si trova neanche nei campionati amatoriali.

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