Messina-Rotonda, l’arte di distruggere il calcio

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Pubblicato il 24 Dicembre 2018 in Primo Piano

Un pomeriggio che non ammette scuse. Il Messina che non va oltre il pareggio contro l’ultima in classifica non è molto distante da quello, insufficiente, visto nell’ultimo mese. Ancora una volta Oberdan Biagioni (voto 4) si appende all’assenza di un centravanti e un terreno imbarazzante, difficile comprendere come non arrivi mai l’autocritica legata a un gioco inesistente. La coperta del Messina resta corta, non solo numericamente ma soprattutto concettualmente: messa in riga la difesa dove un trio solido come quello formato da Sambinha, Zappalà e Ferrante può ridare tranquillità pure allo stralunato Meo di questa stagione; adesso c’è da capire come far trovare la strada del gol non solo casuale. I giallorossi sono estemporanei, il ritmo è lentissimo e tutto si basa sulla buona volontà dei giocatori più tecnici. Contro il Rotonda si è assistito allo stucchevole ripetersi di cross verso un centro dell’area vuoto o, al massimo, riempito da un Arcidiacono che potrebbe essere servito in qualsiasi modo tranne quello con la palla alta. I lucani hanno badato più al punticino che altro, influenzati anche dal dominio totale del trio difensivo giallorosso. Questo atteggiamento, però, non ha aiutato il Messina a mettere in difficoltà una squadra che, nonostante, un rinnovamento nel mercato rimane il fanalino di coda del torneo. Biagioni rifugge dall’autocritica e trova sempre la scappatoia per parlare in maniera positiva dei suoi, la verità è che questo Messina è pregno di limiti tattici evidenti. Ancora una volta c’è bisogno di insistere sul tasto del gioco, soprattutto in assenza del dolce sapore della vittoria, pur se casuale come contro il Castrovillari. Non tirare mai, veramente, in porta non è accettabile in una gara che il Messina doveva vincere a tutti i costi: la manovra rimane lentissima e prevedibile. Non esistono alternative tecniche a Genevier che si trova costretto a gite fuori porta palla al piede, forzatura errata che non porta assolutamente a nulla. Amadio in flessione, troppo convinto di poter sparigliare le carte con giocate in solitaria, poco aiutato anche dai movimenti annoiati dei due attaccanti. Sugli esterni Biondi e Janse non sono soluzioni di qualità ma di quantità, quando Biagioni gioca la carta Catalano viene tradito dalla fretta che contraddistingue le giocate dell’ex Roccella. Battere sui singoli, comunque, limiterebbe le responsabilità evidenti del tecnico: Biagioni pecca totalmente in prospettive, perché se è vero che occorre tempo per amalgamare un gruppo completamente riscritto, è altrettanto vero che il suo Messina non ha mai mostrato qualcosa a cui aggrapparsi. Difensivamente la squadra si è compattata con un modulo più di sostanza e con un trio che, probabilmente, andrebbe bene anche col pilota automatico per fisicità, atletismo e cattiveria agonistica. Il cruccio resta la parte offensiva: in fase di possesso il Messina sembra brancolare nel buio, fatica a muoversi secondo un registro di gioco ben chiaro e lineare. Gli attaccanti vengono coinvolti solo spalle alla porta, quando arriva lo sfogo esterno il tutto si blocca sulle pochissime presenze in area, svilite anche dall’assenza totale della fisicità necessaria per il gioco aereo. Gli attaccanti si muovono male, quando lo fanno bene i rifornimenti giungono a singhiozzo, in più dal centrocampo non arriva mai un inserimento utile a creare scompiglio. Non viene mai attaccato lo spazio, troppe volte si vuole ricevere il pallone sui piedi, mancano i movimenti senza palla che possono muovere il sistema difensivo avversario in modo da trovare spazi e conclusioni. Chiedere a Biagioni di trovare nuove strategie appare, oggi, pleonastico tanto che l’unica soluzione credibile per il futuro del Messina sarebbe quella di non affidarsi più alle scelte del tecnico romano.

Meo sv: pomeriggio da spettatore, dalle sue parti non accade nulla.

Sambinha 7: un dominio fisico evidente a cui si aggiunge un ordine tattico che ne favorisce le giocate. Colpisce per personalità.

Zappalà 6: gestisce il pacchetto arretrato senza troppi assilli, nel gioco aereo è ancora una volta insuperabile.

Ferrante 6,5: volenteroso anche nell’appoggiare la manovra in fase di costruzione. Prova a diventare un fattore sulle palle inattive, manca solo la precisione.

Biondi 5,5: diventare un jolly potrebbe essere un’arma a doppio taglio, si perde nella continua rotazione dei ruoli a cui lo costringe Biagioni.

Selvaggio 5: male in fase di possesso, poco brillante anche nello schermare le giocate avversarie. (dal 2′ s.t. Catalano 5: nello strano ruolo di esterno a tutta fascia viene dispensato dai compiti difensivi, quando spinge è però solo impreciso)

Genevier 5,5: spesso predica nel deserto, ma è troppo scontato nelle giocate tranne qualche accelerazione più disperata che organizzata.

Amadio 5,5: molto meno bene rispetto alla sfida col Castrovillari, si perde nel tentativo di risolvere tutto da solo.

Janse 6: dirottato a sinistra si adatta con esperienza, quando torna a destra spinge con maggiore frequenza. Paga ancora difficoltà di condizione. (dal 40′ s.t. Cocimano sv)

Tedesco 4: non si dovrebbe mai gettare la croce addosso ai giovani, l’ex Locri però non convince per carattere e qualità generali. Ancora difficile capire quale sia il suo ruolo migliore.

Arcidiacono 5: ennesima ammonizione gratuita per un nervosismo ingiustificato. Si muove sempre ma con scarso costrutto, il ruolo da punta pura probabilmente ne limita le qualità e le giocate.

ROTONDA Oliva 6; Marigliano 5,5, Pastore 6,5, Silletti 6, Nicolao 6; Ostuni 5,5, Chiavazzo 6, Zappacosta 5,5 (dal 42′ p.t. Valori sv e dal 14′ s.t. Taccogna 5,5); Talia 5,5 (dal 24′ s.t. Granata 5,5), Flores 5, Santamaria 5 (dal 28′ s.t. Cocuzza sv). All. Baratto 6

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