Messina, le scuse stanno a zero

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Pubblicato il 22 settembre 2017 in Primo Piano

Come le ciliegie, una tira l’altra. In casa Messina le tre settimane di campionato hanno offerto pochissimo spettacolo e tante, troppe, parole in libertà. Una continua ricerca di alibi, paraventi non credibili per giustificare il pasticciato approccio al calcio vero di dirigenza e staff tecnico. L’arrivo di Fabrizio Ferrigno in riva allo Stretto è stato tardivo, una pezza messa in una voragine venutasi a creare per una dose eccessiva di presunzione. Non una banale questione di soldi all’origine: accusare Sciotto di eccessiva parsimonia sarebbe irreale, meglio puntare sull’inesperienza nel trattare coi mercanti pallonari. Peccati originali difficili da cancellare, idee riposte nel cassetto e sostituite da soluzioni tampone che a poco sono servite. Nessuna bacchetta magica nelle mani di Ferrigno, il tempo non è dalla sua parte e sarebbe scorretto aspettarsi una ristrutturazione totale del Messina creato da Sciotto, Carabellò e Venuto. Proprio il tecnico continua ad oscillare tra colpe e giustificazioni: banalmente lo si potrebbe assolvere data una rosa monca nel pacchetto under e rabberciata in quello over. La realtà ci racconta anche di un allenatore con poche idee e neanche brillanti: l’oltranzismo sul 3-5-2 in fase di costruzione è servito solo a chiudere porte in faccia a soluzioni diverse, la riprova è arrivata con la folle difesa a quattro presentata con la Nocerina. Lia e Cozzolino sacrificati sull’altare della confusione tattica, due non terzini sul banco di prova di Russo e Cavallaro. Strano per un allenatore scafato e che ha fatto della fase difensiva un marchio di fabbrica, probabile che il peso delle responsabilità abbia influito anche su di lui. Il Due Torri rimane un piccolo miracolo, facile senza pressioni e aspettative. Messina è un’altra storia. Una prova di maturità fallita fin qui, con l’esame Gela in arrivo che sentenzierà se sarà ripresa o bocciatura definitiva.

MERCATO – Ragosta, Rosafio e Maiorano più il lunghissimo test di Fabio Sciacca. Questo il poker di nomi che Ferrigno propone al suo ritorno, con Francesco Bruno a completare il quintetto di acquisti. Non ancora ufficiali gli arrivi dei sopracitati, probabile che gli annunci arrivino presto per far tirare un sospiro di sollievo a tifosi e allenatore. Manca ancora la punta centrale gradita da Venuto: centravanti classico e fisico, coperta di Linus per qualche lancione lungo e cancellazione totale di idee di gioco. Categoria insana la Serie D: tra giovanotti in campo senza meriti e tentacolare periferia, un attaccante grezzo e dal gol facile risolve tanti problemi. Più difficile costruire un’identità di gioco che possa garantire la via della rete anche a giocatori diversi tatticamente come Cocuzza, Dezai o gli stessi Ragosta e Rosafio. Proprio quest’ultimo rappresenta il colpo più interessante: attaccante esterno dal dribbling facile e l’assist sempre in canna, calciatore che può regalare la dose di fantasia e tecnica mancata fin qui.

TATTICA – Difesa a tre o quattro cambia poco, prima bisogna scegliere gli interpreti giusti. Prisco tra i pali risolve il problema legato al ’97 da schierare, con buona pace di un Damiano Lia ancora lontano dal rendimento necessario per una maglia da titolare. Discorso più complicato per i ’98: garbage time per il difensore Bucca, minuti pesanti invece per Cozzolino e Bossa. Troppo pochi tre calciatori per due posti obbligati, in più nessuno ha pienamente convinto, soprattutto per disordine tattico. La casella dei ’99 rimane il nodo più complicato: Mascari o Carini? Basterebbe la sola domanda. Esterni offensivi con caratteristiche fisiche simili e tattiche diverse. Il primo ha buona applicazione, a Cittanova si è sacrificato nel ruolo di laterale a tutta fascia ma la mancata diagonale su Lavilla è stata decisiva ed evidente. Carini è un piccolo numero 10: pallone sui piedi, la voglia di creare superiorità ma sempre con il punto di riferimento della linea laterale. Nessuno dei due è una seconda punta, questo spinge verso un 4-3-3 quasi obbligato che riesca a coniugare caretteristiche ed esigenze regolamentari. L’esperimento di Mascari esterno del centrocampo a cinque dovrebbe essere cassato, adesso ci sono solo da incastrare over ed under. Bruno necessita una maglia da titolare, con lui due tra Cassaro, Colombini e Tricamo. Bucca o Cozzolino completeranno il pacchetto arretrato. Bossa gioca, Migliorini dovrebbe cominciare a farlo dall’inizio: l’ex Mestre è il vero metronomo della rosa. La sua presenza potrebbe far traslocare Pezzella verso l’interdizione pura, in attesa della personalità di Stefano Maiorano. L’ex Paganese e Taranto rimane elemento di spessore, il suo ingaggio potrebbe risultare decisivo. Bruno, Rosafio, Maiorano: tre nomi che mettono in discussione i presunti grandi nomi visti nelle tre sconfitte. Il vero problema del Messina: la sopravvalutazione.

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