Messina, la sentenza del campo: rosa inadeguata

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Pubblicato il 24 novembre 2016 in Primo Piano

Potrà anche battere il Fondi nel prossimo impegno di campionato, speranza viva data una classifica deficitaria e sotto le aspettative estive. Le diciannove uscite ufficiali del Messina di Natale Stracuzzi sono, però, una base solida per analizzare in maniera quasi definitiva il valore dei calciatori messi a disposizione di ben tre tecnici da luglio ad oggi. Lontanissimo quel 7 luglio in cui Valerio Bertotto vedeva sfilare ai suoi ordini un gruppo di parvenu che col calcio professionistico avevano poco a che fare, da Matic a Diarra passando per Anella, tanto che di conferme ne arrivarono pochissime e quasi tutte dettate più dalla carta di identità che dalle capacità calcistiche. Dell’agosto torrido di Bertotto e Tosto abbiamo scritto e detto troppe volte, i due pagarono una sete di potere decisionale che adesso viene concesso a Cristiano Lucarelli, nel più classico dei contrappassi che la vita offre. L’esperienza insegna e Stracuzzi avrà capito, probabilmente, come alcune personalità non possano essere relegate al ruolo di meri succubi di decisioni altrui. L’interregno di Marra è sembrato più il tentativo (fallito) di ricucire il rapporto con una tifoseria, in larga parte, stanca di mediocri soluzioni gestionali. Sul piano tecnico si è visto ben poco: oltre ai risultati, a mancare fu una reale costruzione tecnico-tattica che desse identità ai giallorossi. Troppa confusione sui moduli, con una tendenza ad applicare idee non imponibili su un gruppo costruito per altre concezioni calcistiche. Non che della gestione Bertotto rimangano pagine di storia, le sue due uscite in Coppa vanno derubricate nel calderone dell’inutile calcio estivo, la cui unica eredità è l’immotivato rimpianto per Nicola Ciccone. Cartina al tornasole, questo, della mediocrità tecnica a cui i tifosi del Messina sono costretti ad abituarsi troppo velocemente. Alla presentazione di Bertotto, poi a quella di Marra e come sottofondo dell’esperienza di Lucarelli, il presidente Stracuzzi parla di una rosa di livello e con obiettivi di classifica importanti. Tra complimenti e occhi sgranati, però, c’è di mezzo il campo che con le sue diciannove sentenze ha messo in chiaro che i calciatori scelti (da chi? Tosto? Leonardo? Ceniccola?) non siano all’altezza del terzo campionato professionistico italiano.

rea

DIFESA – In estate Tosto e Bertotto mettono da parte Alessandro Berardi, moda tutta messinese ed ereditata dal re dei social Stracuzzi. Difficilmente per un pregiudizio tecnico, più una soluzione alla miriade di Under da dover schierare settimanalmente. Scelto Brunelli come profilo giusto, una preparazione lenta fa scoprire ai giallorossi Giovanni Russo: l’ex Gallipoli convince poco già a Siena, la sua dote principale sembra quella dell’insicurezza. Contro Siracusa e Reggina arrivano conferme, tanto che il ritorno tra i titolari di Berardi è festeggiato come un trofeo. Nel frattempo la rivoluzione tecnica aveva spedito lontano da Messina proprio Brunelli, legato a doppio filo a Baldassin e l’accordo Chievo-Tosto. Il rientro di Berardi mette la toppa, davanti a lui il colpaccio è Angelo Rea: la sfortuna lo mette fuori causa per svariate settimane, buone per far scoprire al Messina la gioventù coinvolgente di Bruno e l’utilità altalenante di Maccarrone e del claudicante Palumbo. La batteria di esterni promuove il solo De Vito, finita la favola di Ionut e mai iniziata quella di Mileto e Marseglia. Con Lucarelli arriva un Giulio Grifoni capace di prendersi una maglia da titolare in poche ore, sentenza finale su un reparto disastroso per numeri e rendimento.

musacci

CENTROCAMPO – Su queste pagine avevamo già individuato questo come il reparto peggiore dei giallorossi (Messina, la verità sta nel mezzo), giudizio vecchio di qualche settimana ma che rimane attualissimo alle porte del mese di dicembre. Il custode del faro doveva essere Gianluca Musacci: l’ex Catania investito della fascia di capitano e del ruolo di regista. Il centrocampista dai piedi buoni, voluto fortemente da Bertotto per dettare i tempi del suo calcio fatto di possesso palla. Con Marra rimane centrale nello sviluppo del gioco, la condizione non arriva mai e le prestazioni fanno irritare critica e pubblico. Lucarelli lo pungolerà sin dalla conferenza di presentazione, la sua crescita è palese anche se il rendimento generale rimane sotto la sufficienza. Paradossalmente, però, Musacci rimane un punto fermo e imprescindibile di un reparto che regala di gara in gara prestazioni al limite del disastroso. Foresta è un maratoneta, a calcio però bisogna aver cura anche dell’attrezzo sferico che rotola sul terreno verde. L’ex Crotone rimane il più positivo comunque, a favorirlo è il desolante paragone coi compagni di reparto. Lucarelli promuove Manuel Mancini, indiscutibilmente un fantasma per personalità e rendimento. Il dramma vero nasce quando l’ectoplasma diventa insostituibile: Capua, Akrapovic, Bramati, Ricozzi, etc., questa una short list che mette i brividi tanto che alla prima occasione utile Lucarelli trasforma Grifoni nel Florenzi del San Filippo piazzandolo interno di centrocampo pur di non doversi affidare ad uno dei suddetti. L’accenno a Baldassin torna prepotente: il ragazzo del Chievo si presenta bene a Siena, ma sopratutto è il migliore contro il Siracusa. Il suo addio è legato all’extra calcio, la sua mancata sostituzione è un peccato mortale imperdonabile. Non dovremmo fare la lista degli addii di un reparto decisivo nella scorsa stagione: dal criticato Baccolo a Giorgione, passando per Fornito tutti nomi che aprono laceranti ferite. Come sempre il problema non è chi parte ma con chi lo sostituisci, anche in questo caso la sentenza è atroce.

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ATTACCO – Può essere Nicola Ciccone il refrain dei tifosi più speranzosi? Al cuore non si comanda e l’uscita dell’attaccante esterno contro il Siena aveva fatto ben sperare. Un ginocchio ballerino ha spento qualsiasi discorso, ma sopratutto ha lasciato il dubbio su un calciatore che arrivava a Messina con un bottino di reti pari a zero. L’attacco rimane il reparto che ha convinto maggiormente, probabilmente perché un gol rimane nella memoria più di una scivolata. Pozzebon e Madonia sono realizzatori con medie decenti visto quanto creato da una fase offensiva inaccettabile. Il palermitano è uno dei pomi della discordia tra il duo Bertotto-Tosto e Stracuzzi: l’apporto dell’ex Matera smentisce in parte l’ostruzionismo estivo, anche se il numero 11 sembra essere più un lusso spendibile a partita in corso che un titolare. Da Marra a Lucarelli è cambiata la retorica e la prossemica, non l’impatto sulle realizzazioni. La PFM messa in campo dall’ex centravanti del Livorno suona un ritornello stonato da settimane: Ferri si è ritagliato un ruolo più tattico che altro, Pozzebon insiste nel voler partecipare al gioco ma rimane un finalizzatore con tecnica appena sufficiente. Milinkovic è sempre più estraniato: relegato più ad esterno che ad attaccante esterno, rimane troppo spesso periferico e lontano dal centro della festa. Una sola rete in contropiede per il franco-serbo, una soluzione che è diventata l’unica arma. Con Marra o Lucarelli poco cambia: il Messina trova cattiveria solo in ripartenza, da quando è arrivato il tecnico toscano i giallorossi hanno colpito in contropiede nella rete di Madonia alla Casertana e con Pozzebon a Taranto. Il resto sono una palla inattiva di Rea e un rigore sempre di Pozzebon. Croce addosso ai singoli o problema di reparto? Strade da percorrere in maniera parallela, discorso identico e valido per tutti i reparti presi in considerazione. Il calcio rimane sport di squadra, il funzionamento avviene attraverso l’applicazione dell’intera rosa e il giudizio a compartimenti stagni serve solo a giustificare un rendimento ampiamente insufficiente e non attribuibile a colpevoli specifici. Il giudizio del campo è indiscutibile, tutti colpevoli: questo Messina è inadeguato.

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