Messina, settore giovanile: rammarico e speranze

Pubblicato il 6 maggio 2016 in Primavera

“Strutture”, “organizzazione”, “difficoltà” ma anche “lavoro”. In un’ipotetica tag cloud sarebbero queste le parole chiave che contraddistinguono il bilancio della stagione vissuta dal settore giovanile del Messina. Per tirare le somme dell’annata sportiva appena conclusasi, la prima della gestione Stracuzzi, abbiamo dato parola a chi ha operato direttamente sul campo: Salvatore Principato, Giuseppe Spada e Antonio Crisafulli, rispettivamente allenatori di Berretti, Allievi e Giovanissimi, oltre al responsabile Roberto Buttò. E’ un coro unanime quello che si erge dalle parole dei diretti interessati, oggettivamente costretti a lavorare in condizioni non degne di una società professionistica, difficoltà sulle quali vi abbiamo già documentato in esclusiva nell’inchiesta “Maledetta Primavera”. La pesante eredità che si succede di proprietà in proprietà non ha fatto sconti al settore giovanile giallorosso, reduce da una stagione ricca di criticità, ma anche capace di aggiustare il tiro negli ultimi mesi del 2016: a parlare sono i risultati, in un senso e nell’altro.

BERRETTI A DUE FACCE – La classifica finale recita terzultima posizione con ventisei punti ma il campionato della Berretti ha vissuto due girone antitetici: numeri alla mano, il Messina del girone d’andata ha gioito soltanto in due occasioni, sconfitto addirittura otto volte: colpa della diaspora iniziale, di una preparazione cominciata in estremo ritardo, di un organico implementato soltanto col nuovo anno. E non è un caso che il Messina del girone di ritorno sia stato capace di vincere cinque volte su sei al “Celeste”, diventato un vero e proprio fortino per i giallorossi, decisamente più fragili lontano dalle mura di casa. “Il percorso fatto nel girone di ritorno, una volta allestito un organico adeguato, ci ha visto autori di un ruolino di marcia pari alle prime della classe. Abbiamo fatto molto bene in casa, evidentemente meno bene in trasferta – concorda Salvatore Principato – . Ricordo la vittoria esaltante con la Casertana, che arrivava a Messina con un solo punto di distanza ed era la squadra che esprimeva il miglior calcio del torneo, insieme alla vittoria sul Lecce che distava solo due punti dal primo posto”. In un campionato condizionato da tante difficoltà non mancano tuttavia le soddisfazioni: “Dal momento in cui chi allena il settore giovanile dev’essere un maestro di calcio, prima che un allenatore, e deve mettere davanti agli obiettivi personali quelli dei ragazzi che allena, i numeri che riguardano le convocazioni in prima squadra costituiscono motivo di orgoglio. Aver avuto in in organico gente che ha esordito in prima squadra, come Longo e Bossa, piuttosto che essere convocata come Penna, Scarbaci, Lia, Tessadri o Fiumara è motivo di grande soddisfazione. Faccio un elogio a tutti i ragazzi perchè, nonostante i disagi e le situazioni di criticità che abbiamo vissuto, hanno sempre avuto un comportamento serio e dignitoso, non assentandosi mai agli allenamenti e dando il massimo per la maglia”. Ricostruire sulle macerie: “Il girone di ritorno dev’essere il nostro punto di partenza, ma restano le oggettive carenze, ovvero le strutture. Con gli altri tecnici ci siamo dovuti barcamenare, ma non a caso, quando abbiamo avuto i nostri spazi ed è arrivato qualche rinforzo, tutto si è sistemato. Spero che la realtà del settore giovanile venga tutelata attraverso un’organizzazione relativa a strutture idonee per un settore professionistico”, conclude il tecnico.

MEGLIO TARDI CHE MAI – Il controverso cammino degli Allievi di Giuseppe Spada insegna come nella vita non sia mai troppo tardi. A sei giornate dalla fine il Messina era ancora fanalino di coda in graduatoria, poi il netto cambio di rotta coinciso con il rientro di Biagio Carini, autentico diamante vestito di biancoscudato, oltre che ad una ritrovata solidità difensiva: ” Abbiamo dovuto sopperire alcune mancanze, soprattutto nel reparto difensivo, quindi ne abbiamo sofferto per gran parte della stagione. Non appena abbiamo avuto dei rinforzi e la possibilità di lavorare leggermente meglio, data la mancanza dei campi per gli allenamenti, abbiamo rimesso in carreggiata una squadra che, fino a qualche mese fa, non viveva una bella situazione – commenta Giuseppe Spada -. Chiaramente i numeri stanno dalla parte di Carini, il miglior giocatore del girone e la punta di diamante degli allievi. Ma anche Longo, Bossa, Lia, che l’anno scorso ho avuto alla Berretti, sono giocatori molto validi e piena testimonianza di come, se si lavora bene, i talenti non mancano nella nostra provincia”. L’esperto tecnico è ottimista in vista del futuro: “Abbiamo un’ottima base, i ragazzi hanno cominciato a lavorare in un altro modo. Si è creato un gruppo di 2000 dal quale si può ripartire il prossimo anno. A fare la differenza è la mentalità da professionista, nonostante le difficoltà. E credo che tutto questo sia venuto fuori. Bisogna sempre dare il meglio, ma speriamo che le carenze vengano sopperite. Messina dev’essere un punto di riferimento per gli altri”.

Carini in azione (foto Alice Cucinotta)

Carini in azione (foto Alice Cucinotta)

NONOSTANTE TUTTO – Senza peli sulla lingua, come suo solito, Antonio Crisafulli, chiamato a guidare una squadra, quella dei Giovanissimi, non ancora pronta al salto di qualità. Un gruppo in grado di alternare vittorie importanti sui campi di Trapani e Cosenza a debacle memorabili come quelle di Napoli e Palermo. Un gruppo in definitiva inesperto, costruito in fretta e furia e con alcune carenze di base, lanciato per altro in un campionato di livello nazionale. “Il mio giudizio è positivo. La mia squadra, nonostante tutte le difficoltà, ha dato sempre il massimo, considerando anche che abbiamo disputato un campionato nazionale. Noi lavoriamo sempre con grande entusiasmo, ma c’è bisogno delle strutture adeguate. Della situazione attuale sono molto rammaricato, ma le colpe sono delle istituzioni che non hanno mai messo in condizioni di poter lavorare nessuna società succedutesi, dai Franza ad oggi. I direttori Alessandro e Buttò hanno davvero dato il massimo per il settore giovanile”, commenta Crisafulli.

RAMMARICO BUTTO’ – Il disappunto di Roberto Buttò, responsabile del settore giovanile, è lampante. Così come sincera è la sua disamina sui risultati raggiunti: “Non posso essere soddisfatto, per il mio modo di fare calcio, dal momento in cui in passato abbiamo sempre lottato per i play off in tutte le competizioni. Quest’anno purtroppo è andata diversamente, le squadre hanno trovato grosse difficoltà in quanto la preparazione è partita in ritardo e gli organici si fanno a giugno, non a gennaio”. Comprensibile il rammarico per la Berretti: “Nella seconda parte del campionato il Messina ha recuperato la propria immagine e strappato applausi per l’operato, ma se ad inizio anno non fosse stata smantellato il Messina sarebbe stata la squadra da battere. Adesso però bisogna guardare avanti e non piangere sul latte versato”. Giudizio morbido anche sul resto del gruppo: “Rammarico anche per gli Allievi che hanno fatto molto bene nel finale, mentre i Giovanissimi hanno pagato lo scotto di un gruppo che non aveva mai disputato campionati di livello, anche se sono arrivate delle soddisfazioni importanti durante il campionato”.

RIPARTIRE – “Abbiamo gettato le basi per ricostruire ma il problema resta sempre lo stesso: la mancanza di strutture. Il settore giovanile a Messina esiste eccome, lo dimostrano le varie convocazioni in prima squadra, e non siamo meno degli altri”. Suonano come una sentenza le parole di Buttò che riassumono perfettamente lo stato attuale delle cose. Programmare il futuro e restituire dignità ad un comparto che viaggia come una Ferrari con il motore di una Cinquecento: è questa l’unica strada percorribile per diventare grandi ed evitare di restare semplici gregari nel calcio di domani.

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