Il Messina riparte, o almeno si presenta con le giuste premesse. Presentati il direttore sportivo Maurizio Pellegrino e l’allenatore Alfio Torrisi, alla presenza del vicepresidente Morris Pagniello e Justin Davis intervenuto in collegamento da Melbourne. Sullo sfondo resta il nodo ripescaggio, ancora senza risposta.
IL PRESIDENTE – Davis parte dai ringraziamenti a istituzioni – conferenza convocata a Palazzo Zanca con la presenza del sindaco Basile e dell’assessore Finocchiaro -, sponsor e tifosi, poi affronta i due mesi di silenzio: «Scusate il nostro silenzio, ma il nostro modo di comunicare è quello dei fatti concreti». Sulla categoria: «Aspettiamo ancora di sapere in quale categoria giocheremo. So bene che non è stato semplice per nessuno, né per i tifosi né per noi. Ma una cosa l’abbiamo pensata sempre: Messina non ha una categoria, Messina è Messina». Il sindaco Basile, da padrone di casa, sposa la linea: «Molto spesso lavorare in silenzio è il preludio di grandi azioni successive». Poi l’auspicio sulla riapertura del Celeste «per poi guardare al Franco Scoglio».
LA RESPONSABILITÀ – Pagniello va dritto al punto più delicato: «Ci dispiace a tutti quello che è successo a Ragusa. Sulle decisioni prese prendiamo tutta la responsabilità noi». Ammette di aver sottovalutato la portata del club: «Né Justin né io sapevamo la grandezza di questo club e cosa rappresenta per la città. Noi saremo qui per i prossimi tre, cinque anni, ma la squadra è della città e ce ne rendiamo conto». Alla domanda su cosa abbia imparato in questi mesi, la risposta è la più netta della giornata: «Se devo imparare qualcosa, è a lasciar lavorare le persone del territorio, perché conoscono meglio la categoria e l’ambiente». E su Romano: «Tornando indietro, tutti possono dire: se lasciavi Romano, se lasciavi il direttore, forse potevamo cambiare. Non lo sappiamo. Sapevamo di rischiare, entrando». Sul ripescaggio: «All’inizio ci hanno dato molte speranze, poi un paio di settimane fa è arrivata una doccia fredda, negli ultimi giorni la porta si è riaperta. Ma il nostro programma non è cambiato: il budget resta lo stesso, avremo gli stessi giocatori sia in Serie D che in Eccellenza».
BISOGNA VINCERE – Pellegrino non gira intorno alla parola che l’ambiente aspettava: «Qua bisogna vincere. Bisogna vincere e siamo qui per questo, è inutile girarci intorno». Il ds rivendica la concretezza del progetto: «Finalmente la parola progetto ha una sua consistenza, lo si nota dai primi movimenti di mercato». Sulla scelta di Torrisi: «Da subito abbiamo pensato a un allenatore affidabile, che negli ultimi anni non ha solo espresso un calcio importante ma ha dato impronte significative alle proprie squadre. Un allenatore che ha fame, a cui non basta mai quello che ha fatto il giorno prima». E sul metodo di lavoro: «Ogni scelta è condivisa, l’allenatore su questo è determinante. Vogliamo che ci stimoli continuamente anche nella scelta dei calciatori». Netto sul mercato, quando gli viene chiesto di anticipare qualche nome: «Non ne farò. Non per tenere un segreto, ma perché in questo mondo certi equilibri sono caduti troppo in basso. Il calcio a casa nostra lo facciamo come diciamo noi, con delle regole, con dei principi, con dei criteri. Chi non ci sta, non può far parte del Messina. Da qui in avanti faremo solo i nomi di giocatori che hanno già firmato e sono nostri». Poi l’appello, che è anche la linea della giornata: «Vorrei che il “a Messina non esiste categoria” fosse realmente vero da parte di tutti. Partecipare tutti senza guardare la categoria, invece di soffermarsi sempre sugli errori e sugli anni scorsi». Sull’organico: dodici calciatori già definiti più quattro under, su una rosa che ne prevede una ventina.
TORRISI – Il tecnico catanese firma tre anni e mette subito l’asticella: «Messina non si accetta, si sceglie». Nessun tentennamento sulla categoria: «Alla chiamata del direttore Pellegrino ho risposto subito presente. Il mio obiettivo è onorare questi tre anni di contratto portando il Messina nel calcio che conta, cioè nel professionismo. È l’unico obiettivo che mi sono dato, non ne ho altri». Sull’eventuale Eccellenza: «Abbiamo un solo obiettivo, lasciare immediatamente e velocemente questa categoria, che assolutamente non può appartenere al Messina». Poi il passaggio che vale più di ogni proclama, e che a Palazzo Zanca suona in un certo modo: «Per vincere serve una società forte, ben strutturata anche a livello dirigenziale. La competenza è fondamentale per arrivare a vincere. E poi l’unità di intenti da parte di tutti». Sulla mentalità, il tecnico è ancora più esplicito: «Dobbiamo impressionare psicologicamente l’avversario, ma non con il nome. Perché altrimenti è facile: siamo l’Acr Messina, andiamo in campo e abbiamo già vinto. Con questo pensiero prendiamo schiaffi. Chi affronta il Messina, a prescindere dalla categoria, non giocherà mai una partita come le altre: ogni domenica saranno novantacinque minuti di battaglia». Sui criteri di scelta della rosa: «Sceglieremo giocatori in primo luogo di carattere, perché la qualità più o meno ce l’hanno tutti. Faremo una squadra con venti titolari di assoluto livello». Il ringraziamento finale va al gruppo organizzato per la sciarpa consegnata all’arrivo: «L’augurio è che con questa stessa sciarpa, a maggio, si possa festeggiare».
GLI IMPIANTI – Sul Celeste frena l’assessore Finocchiaro: la struttura passerà ufficialmente al Comune il 31, restano due parti dello stadio da ristrutturare e serve una nuova fase di confronto con la questura per l’agibilità alle partite. Nessuna esclusione, invece, per il Franco Scoglio: «È il nostro stadio, non può essere abbandonato. Dovranno convivere e coesistere». Torrisi si sfila dalla questione: «Su questo sono il meno adatto a rispondere. Sono certo che si farà tutto per il bene del Messina».
APPUNTAMENTI – Il raduno è fissato per il 28 luglio, poi le visite mediche e la partenza per Cascia, dove il ritiro comincerà il 3 agosto. Il mercato è avviato, la categoria ancora no. Pellegrino non concede nomi, ma la rosa ha già una sua struttura e sarà competitiva a prescindere. Così dovrà essere., soprattutto in Eccellenza dove non esistono risultati diversi dalla vittoria, sempre con rispetto degli avversari. Anzi, proprio dal rispetto degli avversari potrà nascere una squadra vincente. E Pellegrino, tra le righe, ha fatto capire che proprio perché conosce le insidie ha capito come intervenire e costruire. Parole che restano e che stavolta hanno il pregio di essere quelle giuste. Soprattutto da parte di ds e tecnico. Onesto Pagniello che dice esattamente le cose che la piazza voleva sentirsi dire, e vanno registrate. Poi c’è la memoria, che nel calcio ha vita breve e in questi giorni ha virato sull’entusiasmo. Sarà anche questa un’arma per ricostruire. Sia chiaro, il passato non serve a nulla se diventa rancore. Ma qualcuno la retrocessione l’ha firmata: e le lezioni imparate a luglio – lasciar lavorare chi conosce l’ambiente, per esempio – erano disponibili anche a dicembre, quando costavano molto meno. Il credito si riapre, volentieri. E come sempre la verità la dirà il campo.