Paganese, l’isola del disincanto di Grassadonia

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Pubblicato il 30 settembre 2016 in Tattica

Se per tanti l’estate del Messina è stata travagliata, quella della Paganese è stata quasi da girone infernale. Al momento dell’iscrizione, tagliola terrorizzante per metà delle società della Lega Pro, i campani si erano visti respingere cancellando così l’ottimo campionato della stagione precedente. Un ricorso al TAR, la prima giornata che veniva rinviata fino alla definitiva ammissione. Con il “ritorno” in Lega Pro era ufficiale anche la permanenza in Campania del tecnico Gianluca Grassadonia, uno dei pochi superstiti di una realtà che aveva visto migrare verso Catanzaro sia il ds Preiti che l’attaccante Cunzi. A questi si aggiungeva il bomber Caccavallo, finito in Serie B alla Salernitana. Nell’estate calda anche Grassadonia sembrava poter salutare, sopratutto nel momento in cui mancata ammissione della Paganese ed esonero di Erra a Catanzaro andavano a coincidere. Un nulla di fatto, perché l’ex allenatore del Messina di tradire la “sua” Pagani non ne ha mai avuto realmente intenzione. Solo cinque uscite fin qui, manca ancora il recupero della prima giornata contro la Virtus Francavilla: quattro sconfitte intervallate dalla vittoria sul campo del Catanzaro, ma viste le prestazioni dei calabresi non è poi una grande impresa. Due sconfitte interne, contro Casertana e Monopoli, pareggiate da quelle di Andria e Matera. Le prestazioni dei campani sono state, indubbiamente, influenzate dall’estate torrida e da una costruzione della rosa più dettata da possibilità e fretta che da programmazione. Sostituire Caccavallo e Cunzi non è cosa semplice, se poi ci provi con la doppia scommessa Iunco-Reginaldo il rischio fallimento è alto. Grassadonia non ha mutato il suo sistema, il 4-3-3 rimane la base con una sostanza abbastanza chiara: possesso basso, squadra corta e pronta al contropiede.

TENTATIVO – Primo focus per analizzare la formazione di Gianluca Grassadonia. Siamo nella sfida in esterna sul campo della Fidelis Andria, si riparte dal rinvio del portiere Marruocco: in rosso la disposizione della linea difensiva, vediamo come il reparto sia molto largo con i due centrali (Alcibiade e Silvestri) che lasciano lo spazio per il play basso Pestrin. Tra quest’ultimo e Parlati e Deli (evidenza blu) lo spazio è minore. Perché? Con la posizione alta dei due esterni bassi, i due intermedi si stringono concedendo al centrale di abbassarsi liberamente. Giocata sdoganata dal primo Guardiola, quando ai tempi del Barcelona Yaya Toure prima e Busquets dopo erano continui in questo tipo di movimento. Nella circostanza Marruocco sbaglierà il rinvio servendo Fall, ma senza conseguenze. Qui possiamo vedere come sia decisiva la marcatura di Mancino su Pestrin, mossa che impedisce il rinvio corto del portiere, va comunque sottolineato il tentativo di Grassadonia di iniziare il gioco dalla difesa senza ricorrere al lancio lungo. L’addio di Carcione (anche lui destinazione Catanzaro) ha tolto fosforo dalla regia campana, con Pestrin la pezza è stata più o meno messa; il problema è la facilità di trovare contromosse alle idee di Grassadonia.

disposizione

FALSO NOVE – Il play che si abbassa si sposa alla perfezione con un’altra spagnoleggiante moda: il falso nove. Due frame, di due gare e con due interpreti diversi per smascherare come questa soluzione sia ben studiata da Grassadonia. Nel primo fermo siamo nella sfida interna della Paganese contro la Casertana: isoliamo Iunco, il centravanti dei campani viene molto basso, praticamente a centrocampo, provando a tirare fuori i difensori avversari (freccia rossa), immediato lo scarico a sinistra su Della Corte (freccia gialla), infine attaccherà con cattiveria la profondità (freccia blu). Discorso identico per il secondo frame, questa volta siamo nella sfida interna contro il Monopoli, anch’essa finita con una sconfitta: non c’è Iunco nel ruolo di centravanti ma Caruso, il risultato non cambia perché la giocata è la stessa. Caruso accorcia verso il basso, scarico e volata verso l’area di rigore.

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TUTTI A ZONA – Dopo la parte offensiva passiamo alla fase difensiva, nel dettaglio prendiamo in analisi la disposizione sulle palle inattive. Trasferta di Andria, punizione laterale per la squadra di casa ed ecco come si piazza la Paganese: mister Grassadonia sceglie di difendere puramente a zona, vediamo otto uomini in linea (evidenza rossa) sulla riga dell’area di rigore. Reginaldo (cerchio arancio) rimane staccato per chiudere su una eventuale respinta. Attenzione al riquadro giallo: tutto solo sul secondo palo c’è Tito che non viene preso da nessuno. Il pallone verrà messo in mezzo, e comunque colpito da un giocatore dell’Andria, è comunque inaccettabile dimenticarsi totalmente di un avversario in questo modo. Non molti i centimetri a disposizione di Grassadonia, a questo si aggiunge anche una scarsa fisicità. La difesa a zona è quasi un obbligo, dato che per marcare a uomo mancano le caratteristiche principali, questo però non tutela i campani dal rischio.

zona

APPLICAZIONE – Con la consapevolezza di non essere una squadra dotata di un tasso tecnico eccelso, Grassadonia ha costruito un sistema fatto di misure corte e reparti stretti. Il movimento che si ricerca è quello di squadra, cosa che favorirebbe anche l’unica arma offensiva a disposizione: il contropiede. Concentriamoci sulla fase difensiva, nel nostro frame (che ricordiamo essere esempi per un discorso più ampio) siamo nella sfida contro la Casertana. La squadra di Tedesco attacca, ecco come la Paganese si muova di gruppo per arginare gli avversari. Con la linea azzurra evidenziamo la linea difensiva, vediamo che anche in questo caso ci sia tanto spazio tra Alcibiade e Silvestri che viene occupato dal movimento di Pestrin. Proprio il numero cinque forma con Parlati e Deli il centrocampo (evidenza gialla) che si abbassa, mentre in rosso vediamo Zerbo e Cicerelli (esterni del tridente) essere quasi in linea con la difesa. Sono cinque i calciatori della Casertana in attacco, ad affrontarli c’è praticamente tutta la Paganese. La squadra di Grassadonia non è più la stessa dello scorso anno, gli addii di Carcione, Cunzi e Caccavallo pesano e peseranno. Il tecnico sembra voler cocciutamente proseguire sulla strada già tracciata, adeguarsi con intelligenza al materiale a disposizione è l’unica via praticabile.

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