Paganese-Messina, uguali e diversi

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Pubblicato il 3 ottobre 2015 in Tattica

Mancano poche ore al calcio di inizio di una sfida che, almeno in teoria, promette spettacolo ed interessanti spunti tattici. Due tecnici giovani ma con un bagaglio di esperienza diversa. Da una parte Gianluca Grassadonia, allenatore dedito al lavoro e che fa dell’applicazione il suo punto di forza. Dall’altra c’è Arturo Di Napoli, alla prima grande chance su una panchina blasonata; un mister che sta stupendo per flessibilità e coraggio tattico. La Paganese arriva alla sfida forte di un primato inatteso, figlio del grande lavoro estivo dell’ex tecnico del Messina, un 4-3-3 cortissimo e rapido nel trasformare l’azione da difensiva in offensiva. Primo posto ma non tutto oro quel che luccica. Tante le carenze degli azzurrostellati, da una difesa incerta sulle palle inattive fino ad un gioco basato troppo su alcuni singoli. Il Messina, di contro, sta stupendo viste le premesse. Un’estate senza ritiro e una rosa ancora in cantiere; in questo guazzabuglio c’è un Di Napoli flessibile e padrone di idee e giocatori. Dal 4-3-3 di Monopoli al 4-4-1-1 di Benevento fino allo spumeggiante 4-2-3-1 visto col Cosenza. A Pagani una sfida tra modi non diversi di lavorare e intendere il calcio. Coraggio e intraprendenza, la difesa ad oltranza non sta di casa nella testa di Grassadonia e Di Napoli. Qualcosa di diverso c’è: la Paganese ha palesato uno stile da contropiedisti, basato sulla tecnica in velocità di Cunzi e Caccavallo. A Messina il contropiede si è visto poco e male, più un gioco ragionato e palleggiato. La ripartenza è stata, spesso, bruciata da qualche ghirigoro di troppo.

ARMA LETALE – Per la Paganese non è difficile immaginare che la vittoria passerà dalle capacità degli uomini offensivi. Non vogliamo ripeterci, o sminuire il lavoro di Grassadonia, ma per le caratteristiche dei giocatori a disposizione il contropiede è diventata l’arma letale dei campani. Un centrocampo di talento, con Carcione a dettare i tempi e Guerri ad equilibrare. Poi c’è Deli, giovane talento dalle mille risorse. Reduce da un infortunio non dovrebbe essere della partita, almeno dall’inizio, lasciando spazio a Berardino. In difesa c’è esperienza sotto la guida di Marruocco; bene ma non benissimo la coppia di centrali Rosania-Magli, le distrazioni non mancano da quelle parti. L’attacco è il punto di forza: pochi punti di riferimento e tanta velocità. Cicerelli è il jolly tattico di Grassadonia, svaria su tutto il fronte liberando il corridoio centrale alle incursioni di un centrocampista o del taglio di uno dei due esterni. Il cambio di gioco è una prerogativa netta. Se l’azione nasce da destra state certi che si concluderà col ribaltamento a sinistra (e/o viceversa). In questo modo si tenta di muovere la difesa e colpirla dalla parte scoperta. Il Messina dovrà essere attento nelle letture e non dovrà farsi attirare dalla palla.

collage

GIOCARE SEMPRE – A Benevento si è visto un Messina abbassarsi nel secondo tempo, lì fu più merito dell’avversario che una volontà di Di Napoli. Infatti il Messina non aspetta, preferisce fare la partita che speculare. Un po’ per caratteristiche e un po’ per convinzione. Arturo Di Napoli ha costruito una squadra che ama il gioco, che deve amare il palleggio ragionato e non buttare la palla. Non sono gli uomini a fare la differenza, deve essere rispettato uno spartito. Non semplice farlo, sopratutto se si lavora insieme da qualche settimana e la condizione latita. Per il Messina dovrà essere continuo, ancora una volta, il movimento senza palla degli uomini offensivi. L’attacco degli spazi servirà ad attirare e muovere la difesa avversaria, i movimenti di Barraco nella zona centrale potrebbero costringere Carcione ad una fase difensiva totale, perdendo smalto in impostazione. La Paganese difficilmente tradirà se stessa, rimarrà comunque corta e stretta, elementi essenziali per poter essere decisiva in ripartenza. Per il Messina sarà importante riuscire ad allargare le maglie avversarie, tenendo aperti gli esterni offensivi e alzando gli intermedi di centrocampo. Una sfida che si deciderà in mezzo al campo, chi bucherà filtro e fase di possesso perderà la partita. I punti di forza si conoscono, quelli deboli di più. Adesso parola al campo.

 

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