Quell’amore ritrovato

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Pubblicato il 11 settembre 2015 in Primo Piano

Nelle mente di ogni appassionato di calcio sono ben impresse le immagini di quel pubblico, che al fischio finale dell’ultima gara di campionato, si alza in piedi per acclamare e applaudire i propri giocatori. Siamo in Inghilterra, e non si sta festeggiando nessun trofeo; una squadra è appena retrocessa, ha fallito l’obiettivo stagionale e tradito le attese dei tifosi. Proprio gli stessi che sono in piedi è applaudono. Follia? No, cultura sportiva. La maglia è stata sudata e l’amore va oltre una sconfitta sul campo: “Sarà per il prossimo anno e saremo ancora più presenti e rumorosi”, questo il pensiero del tifoso. In Italia, di contro, le retrocessioni non sono quasi mai accolte con applausi e petali di rosa. Altra mentalità e concezione mediterranea della vita, che tra focosità e cecità fa dimenticare una delle regole dello sport, ovvero la sconfitta, è si lascia andare a strepiti e accuse di infamità. Ripartire non è facile, delusione e disamore si intrecciano facendo allontanare il tifoso tradito che fatica a ritrovare la voglia di tornare a urlare e strepitare. Chiaro che per tutti non sia così, il famoso “zoccolo duro” del tifo non molla un centimetro e di cori e volontà ne ha ancora un fiume. Oltre alla retrocessione sul campo, però, l’Italia è densa di altre tipologie di fallimenti, su tutti quello economico. Ecco allora piazze importanti sprofondare nell’abisso del dilettantismo, lì dove l’amore potrebbe cancellarsi per sempre. Oppure no?

IL CASO SIENA – La cittadina fiore all’occhiello del mondo dello sport italiano. La Serie A di calcio conquistata e difesa con orgoglio e competenza, non una squadra “ascensore” ma una solida nuova realtà calcistica. C’era poi il basket, la Montepaschi Siena degli scudetti consecutivi e delle Finals Four di Eurolega; Siena la piccola ma grandissima nello sport. Alle spalle una controllante altisonante, la Banca Montepaschi, una roccia a cui ancorarsi e da cui guardare dall’alto realtà all’apparenza più grandi. Ma sotto tanto fumo c’è sempre poco arrosto, Montepaschi collassa come altre banche in un periodo di recessione e cattiva gestione; con essa crollano i miti del basket pluriscudettati. Il calcio prima finisce in B, poi finisce e basta. Via i Mezzaroma e la loro presunta gestione, si riparte con una nuova governance ma soprattutto dalla Serie D, nella paura di una “non risposta” di una piazza non certo abituata ai grandi numeri. Ed invece l’amore conosce la strada della rinascita, ed è record: 3774 abbonamenti per una squadra del campionato di Serie D. Numeri mai visti tra i dilettanti, dati che superano ogni immaginazione. Ma i record sono fatti per esseri battuti.

PARMA CAPUT MUNDI – Siena cambia la cultura, non è la categoria a fare il tifoso ed i numeri si possono fare anche nei campionati minori. Non certo il primo esempio di seguito in serie minori, ma il distinguo tra ultras (quelli presenti a prescindere) e tifoso non organizzato è chiaro. Siena insegna e Reggio Calabria impara. La Reggina di Foti nell’ultimo anno di Lega Pro vive situazione al limite del credibile, retrocede matematicamente almeno due volte. Ricorsi e punti ridati, finisce al playout nel derby col Messina, ed alla fine si salva. Nella stagione gli abbonati sono 2245. Ma il campo non viene confermato, la società non esiste economicamente e la stagione successiva sarà Serie D con una nuova denominazione, Reggio Calabria. Ed ecco i numeri che non ti aspetti, la delusione passa subito e gli abbonati crescono fino a 2525, superando quelli dell’ultimo campionato tra i Pro. Abbonati (prezzi da sottocosto) e poco presenti a Reggio, questo va sottolineato, ma i numeri rimangono. Il record del Siena regge, ma pochissimo fino a venire surclassato dalla più grande dimostrazione di attaccamento degli ultimi anni. Il Parma 1913. Da Tanzi a Ghirardi cambia poco, il calcio a Parma vive di fasti illusori ed i conti alla fine non quadrano mai. La vicenda è nota, e di Manenti & co. è inutile parlare. Il Parma rinasce con gli innamorati di un tempo: Nevio Scala presidente, Gigi Apolloni in panca e Lorenzo Minotti, Fausto Pizzi e Alessandro Melli in dirigenza. La storia che ritorna. Torna anche l’amore, e il record di Siena è polverizzato: sfiorati gli 8000 abbonati, con una campagna non ancora chiusa, e l’obiettivo di toccare quota 12383, numero di abbonati nell’ultimo campionato di Serie A. Chiaro che la società scelga di agevolare il ritorno a questo amore, prezzi ultra popolari la politica decisa. Il disamore, però, spesso non guarda al portafoglio, i numeri non possono essere influenzati solo dal basso costo. Per l’esordio ad Arzignano erano in 500 i tifosi del Parma al seguito. Se non è amore questo, oltre tutte le categorie.

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