Sant’Agata-Fc Messina, the Coria dilemma

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Pubblicato il 21 Dicembre 2020 in Primo Piano

Quanto pesa una sosta forzata così lunga? Prova a rispondere, senza volerlo, il Football Club Messina sul campo del Città di Sant’Agata. Il pareggio che ne viene fuori, infatti, non mostra il miglior volto possibile dei giallorossi di Rigoli. E, probabilmente, non sarebbe potuto essere diversamente.

RITMO ED ERRORI – Pareggiare sul campo di una formazione tosta e ben allenata – da un tecnico come Pasquale Ferrara – non può essere un totale passo falso. La differenza classica che si ricerca coi valori sulla carta resta netta, come distante è quella di condizione fisica e abitudine. Non si disimpara a giocare a calcio dopo 50 giorni, ma lo stop forzato toglie ritmo e facilità a ripetere i movimenti. Lo ammette, alla fine, lo stesso Ferrara che – non a caso – su ritmi alti e intensità aveva preparato la partita. Mossa azzeccata: perché contro una squadra che – fisiologicamente – non arriverà brillantemente al 90′ il metodo migliore per colpirla resta quello dell’intensità forsennata. La qualità, però, spesso fa la differenza e quella della squadra di Rigoli serve per restare a galla prima, non affogare dopo. Col paradosso, poi, che proprio un difetto di palleggio è servito al Città di Sant’Agata per passare. L’errore di Marchetti è stato troppo evidente, come anche la trattenuta che vale il rigore. Abbastanza netto, anche, il fuorigioco di partenza di Cicirello. Dettagli da note di cronaca, su cui soprassedere visto il livello ampiamente insufficiente di tutta la classe arbitrale visto in queste prime 8 giornate di Serie D. L’errore di Marchetti è peccato mortale, arriva per una confidenza superficiale in possesso. A equilibrarla ci pensa la tecnica: l’ingresso di Coria è decisivo, come quel tocco – banale ai più distratti – che toglie tempo di gioco alla difesa e consente ad Agnelli di battere a rete. L’ex capitano del Foggia fa il resto con un sinistro imparabile.

DILEMMA CORIA – La questione dell’intensità è decisiva, perché il Sant’Agata deve recriminare per la superiorità fisica imposta contro una squadra che doveva gestirsi. Ad aggravare il tutto, poi, le assenze con cui Rigoli doveva fare i conti. Dambros e Carbonaro pesantissime, ancora di più l’esperienza di Giuffrida – sempre utile in partite del genere -. Le scelte di Rigoli, però, hanno lasciato qualche dubbio: la panchina di Coria diventa un caso, pur accettando eventuali carenze di condizione dell’argentino. La tendenza tattica, però, non lascia dubbi che tra il numero 10 e Rigoli debba iniziare un confronto di tipo tecnico-tattico. Il 4-3-3 che l’allenatore ha plasmato sul gruppo è stato utile per risalire la classifica, coinvolgere meglio il gruppo e trovare equilibrio. Mercato e valore dei singoli, però, stanno dicendo altro: Barcos più Caballero, poi Carbonaro e Mukiele. Tutti adattabili, tutti in movimento ma attaccanti. Coria per esperienza e capacità potrà ritagliarsi spazio in mediana o su una corsia, più difficile chiedergli sacrificio fisico da fluidificante più che esterno d’attacco. Non questioni di lana caprina, perché serve a poco costruire un parco attaccanti di grandi nomi per non sfruttarlo al meglio. Contro Rigoli, poi, ci sono i numeri: se da una parte il Football Club resta la migliore difesa – con sole 3 reti subite -, il bottino offensivo dice 6 che per una squadra che punta al vertice sembra pochino. Anche a Sant’Agata, infatti, i tiri nello specchio sono mancati, a dimostrazione di una certa poca confidenza con la rete. Il sacrificio da rincalzo di lusso di Coria, quindi, potrebbe trovare credibile giustificazione solo di fronte a una capacità offensiva per adesso totalmente assente. La questione Coria, allora, non si basa sulla panchina di Sant’Agata ma sulla reale valutazione e consistenza – soprattutto tattica – che il tecnico darà all’argentino.

UNDER E RIENTRI – Il caso – che non è un caso – di Coria rappresenta una delle sotto trame della sfida del Fresina. La scusante della mancanza di ritmo rimane valida, e la sensazione in casa Fc Messina resta quella di un punto guadagnato. Sulle scelte di Rigoli abbiamo detto, ma per completare c’è anche la maglia da titolare data al neo arrivato Kellian. Fuori all’intervallo, al suo posto Gille che mostra – nuovamente – di meritare maggior fiducia di quella concessagli. Il gioco degli under – a inizio ripresa il Football Club ne ha in campo 5 – resta l’incastro più complicato. Una mano – non gradita – arriva dall’infortunio di Caballero che potrebbe dare una maglia da titolare a Mukiele già mercoledì’ contro la Cittanovese, liberando un ruolo over a centrocampo o sugli esterni. Ecco, gli infortuni: in attesa che la burocrazia consenta a Barcos di non giocare solo al Despar Stadium durante gli allenamenti, mister Rigoli deve fare i conti con qualche acciacco di troppo. Match ravvicinato ma al quale seguirà una nuova pausa, buona scusa per far stringere i denti ai vari Carbonaro e Dambros. Soprattutto il primo, poi, tornerebbe utile con un ruolo più vicino alla porta. Il motivo lo abbiamo citato prima, perché le sole 6 reti (sì, con una partita in meno) devono far storcere il naso in primis a Rigoli.

*fonte foto: Football Club Messina – ph. Marco Familiari

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