Siracusa-Messina, le Colonne d’Ercole

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Pubblicato il 23 dicembre 2016 in Primo Piano

Non è mai stata la squadra che tremare il mondo fa, ma qualcuno aveva parlato dell’aria cristallina di alta classifica, di occhi sgranati, di obiettivi (ottavi di Coppa Italia di Lega Pro) cui andare orgogliosi. Un gruppo costruito senza una vera regia oggi diventa scena del crimine inquinata da troppe impronte digitali: si evoca addirittura l’Eccellenza, qualcuno deve essersi sbagliato sulle reali potenzialità di questa squadra. Solo la scelta di Saitta lascia perplessi nell’undici del De Simone, questo Messina senza Rea, Bruno e Foresta è un’anatra zoppa: i rincalzi (lo insegna l’amichevole con il Camaro) difficilmente vedrebbero il campo altrove. Messe da parte le teorie tecnico-tattiche, autentici geroglifici per molti componenti della rosa attuale, si può puntare solo sulla cattiveria agonistica: pecca per troppa speranza, in questo senso, Cristiano Lucarelli (voto 5), gran parte del materiale umano a sua disposizione scorge le Colonne d’Ercole e l’oceano tempestoso anche di fronte ad un semplice acquitrino.

Berardi 6: nell’attuale posizione di classifica è lecito tenere sotto osservazione anche la differenza reti. Il portiere scuola Lazio sta già rendendo la contabilità meno mortificante.

Mileto 4: bissare l’imbarazzante prestazione di Catania, far rimpiangere l’agonismo di Ionut. Dopo appena mezz’ora il terzino ha già centrato entrambe le imprese, c’è solo il tempo per offrire al Siracusa un paio di palloni utili per il tris. (dal 19’ s.t. Madonia 4: un errore imperdonabile a porta spalancata lo consegna di diritto nel novero dei protagonisti in negativo di giornata).

Palumbo 5: prova a fare il suo mentre Maccarrone srotola tappeti rossi agli aretusei. Quando l’onda si alza, tuttavia, la zattera cola a picco.

maccarrone1Maccarrone 4: colpevole su entrambi i gol subiti. Catania lo supera in un mismatch che lascia pesanti interrogativi in merito a senso della posizione, concentrazione e cattiveria agonistica.

De Vito 5: l’unico in grado di saper leggere tatticamente i movimenti degli avversari. Prova a più riprese a responsabilizzare i compagni: tutto vano.

Nardini 5: dalla sua l’alibi della precaria condizione atletica, ma sono troppi gli errori banali che lo relegano in una silenziosa mediocrità.

Musacci 4: il peggiore, senza attenuanti. Un corpo estraneo, lento, apatico, costantemente in ritardo nella lettura dell’azione. Sempre sovrastato dagli avversari, non mostra mai un segnale che faccia sovvenire il brillante curriculum che reca con sé. (dal 39’ s.t. Ferri sv).

Mancini 5,5: fa le veci di Foresta nel dispendioso compito di raccordo tra i reparti. Il suo dialogo con De Vito tra le poche note positive della giornata.

Milinkovic 4,5: l’agonismo della Lega Pro non si sposa con le sue caratteristiche tecniche, è forse arrivato il momento di capire cosa si vuol fare da grandi. Perfetto per una squadra da quarto-sesto posto, in zona play-out serve altro.

Pozzebon 4: nel pallone che scavalca la curva del Siracusa l’emblema di una sofferenza oramai evidente. Nel primo tempo centra un palo casuale su un cross mal calibrato: un momento quantomeno collocabile nel gioco del calcio in mezzo alle consuete, lunghe e irritanti lotte senza esito contro i difensori avversari.

Saitta 4,5: partito a sorpresa nell’undici titolare con compiti da Florenzi di terza serie. Si rivela, tuttavia, il peggiore Emanuelson. (dal 19’ s.t. Marseglia 5: gli avversari lo provocano, l’ex Taranto cade nel tranello).

SIRACUSA Santurro 6; Brumat 6, Turati 6,5, Pirrello 6, Dentice 6; Giordano 6,5, Spinelli 6; Cassini 7 (dal 22’ s.t. Palermo 6), Catania 7,5 (dal 50’ s.t. Talamo sv), Valente 7; Scardina 6,5 (dal 32’ s.t. Toscano 6). All. Sottil 7.

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