Troina-Messina, l’aporia socratica

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Pubblicato il 8 Aprile 2019 in Primo Piano

Nello sviluppo della maieutica di Socrate uno dei passaggi più complessi è rappresentato dalla “aporia”: la reiterazione di una stessa domanda, volta a trovare una risposta sempre più precisa di un determinato argomento, comporta lo sfociare in una via senza uscita. L’incompetenza, quindi, di trovare una soluzione definitiva.

LA SOLITA VECCHIA SCUSA – Pesano le gambe dei giallorossi, probabilmente a causa di una testa ancora stravolta dall’assurdo mercoledì di Coppa Italia. L’ottima chance che un mister come Biagioni coglie al volo per provare a spiegare la rovinosa caduta di Troina: il punteggio, paradossalmente, sorride al Messina data la quantità di dominio gettata in campo dai ragazzi di Boncore. Classifica alla mano, analizzando l’ultimo scorcio di campionato e valutando il rendimento generale non dovrebbe esserci alcuna sorpresa: il Messina, questo Messina, è inferiore al Troina. No, nessun attacco a un gruppo che abbiamo più volte elogiato per la capacità di andare oltre i limiti imposti dalla guida. Amara realtà che ci racconta la stagione: oltre a ogni analisi e critica, c’è un campo che per trenta volte ha detto che i limiti dei giallorossi sono un vicolo cieco senza risposta precisa. Il tempo delle autopsie tattiche è terminato da tempo, scadere nella psicologia da social non ci appartiene, siamo quindi alla pagina della rassegnazione in attesa degli eventi. Il campionato e la coppa come due realtà parallele: mondi opposti in cui si mostrano un Messina arrembante dalla personalità straripante, e un altro dove i giallorossi sono battigia in balia delle onde. Si ritirano e si perdono nel mare di un avversario che aggredisce, ci crede e dimentica ogni fatica.

LA DOMANDA – Perché questo Messina delude? Potremmo ripetere il quesito all’infinito, trovare risposte continue e che andrebbero, poi, in contrasto tra loro tanto da farci scadere nell’aporia già citata. Il calcio, però, non è un trattato di teoria del pensiero, ci sono aspetti di pura realtà che possono aprire a nuovi filoni del pensiero: perché il Messina è questo? Perché nulla si improvvisa, perché nulla migliora se accompagnato da una serie infinita di giustificazioni, perché nulla tenderà al meglio se si accontenta di esaltare anche un minimo afflato di dignità.

IL TECNICO – Mister Biagioni ha goduto, sporadicamente, dell’onore delle armi da queste pagine, non di più. Nessuna prevenzione, perché il calcio non può vivere di simpatie ma di consapevolezza. Il tecnico laziale non ha dato identità alla sua squadra, non lo farà in primavera inoltrata, ne siamo sicuri; quello che sorprende è il continuo rimpasto tattico e di uomini. Nel freddo inverno senza risultati c’era la doppia anima del 3-5-2 buono per non subire ma corto in avanti, contrastato dal 4-3-3 puntuale davanti e imbarazzante dietro. Un errore durato il tempo di un lampo di realtà: quando Biagioni ha chiuso con le alchimie passando all’istinto e affidandosi ai personalismi ha trovato il “suo Messina”. La tecnica di Cocimano, Arcidiacono e Catalano più un centravanti a prendersi botte e critiche. L’errore? Il mondo parallelo. Perché il Messina di coppa con Cocimano falso nove ha ingannato, in primis, Biagioni: il campionato è un’altra storia, un altro mondo dove è necessario anche mettere paura all’avversario con tutto il potenziale, bandendo equilibri che per questa squadra non sono, poi, mai esistiti. A Troina il Messina perde perché prova a giocare da squadra matura, equilibrata e ordinata: un fallimento, perché gli ennesi sono inarrestabili. Biagioni sbaglia nelle decisioni, forse anche consapevole che alcuni dei suoi protagonisti avrebbero tradito le attese, col rimorso di una panchina con un paio di “titolari” più credibili. Gettare la croce su Meo è atto ingiusto che non troverete su queste pagine, soprattutto dopo una gara giocata a una sola porta; l’ironia ci aiuta, però, a pensare che se Lourencon fosse stato in campo avrebbe scaricato diversamente la tensione che gli costerà la squalifica anche in campionato. La nota finale proprio sul nervosismo: troppi rossi, troppe squalifiche gratuite, col tecnico a dare il cattivo esempio in più di una circostanza. Anche per questi motivi si attende, liberatorio, il triplice fischio del finale di stagione.

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