“Io non so più cos’è normale”, se il Messina deve aver paura di vincere sul campo di un Castrumfavara innocuo e penultimo in classifica, allora il problema è bello grosso. Feola impacchetta il pareggio con una gestione anni ’80 e la squadra si nasconde dietro fatica mentale e peso delle responsabilità. Così, si va in Eccellenza.
NON SCHERZIAMO – L’analisi del match del Bruccoleri è davvero complicata. Perché la partita è stata di quelle che una squadra matura e consapevole avrebbe portato a casa, invece sono bastati sette minuti di recupero per cancellare i restanti novanta fatti col pilota automatico. Feola (voto 5) sceglie la stessa formazione – e assetto – del Granillo, funziona solo perché Touré ci mette un quarto d’ora a ricordarsi di essere un calciatore decisivo e a portare avanti i giallorossi. Partita da azzannare, invece il Messina si compatta, si abbassa e chiude. Vuole gestire il vantaggio minimo, forse perché potrebbe bastare vista la pochezza offensiva del Castrumfavara o forse perché Feola pensa davvero che la sua squadra sia così fragile da non poter fare altro. Dopo il derby con la Reggina avevamo scritto che il tecnico era stato brillante nel cogliere la vera anima di questo gruppo, peccato che il mondo è in continuo divenire e qualcosa andava corretto. La rosa resta anima e sangue, si nutre di sofferenza, ma un allenatore tanto esperto deve saper dare qualcosa in più. Non deve essere Feola a piegarsi al gruppo ma viceversa. Quelle caratteristiche restano, il tecnico deve metterci del suo per migliorare e trovare le soluzioni per non stare a guardare il Sambiase non fare nulla per vincere o il Castrumfavara pareggiare col più classico dei rigori cercati. “Va bene così”, ma proprio no. Perché il finale di gara è lo specchio di quanto il Messina sia vicino all’Eccellenza. Non per valori, solo per una mentalità che non si riesce a scrostare. Che sia una squadra che deve portare la croce lo abbiamo capito tutti, ma ci sono momenti della stagione in cui serve scrollarsi di dosso la polvere dell’inerzia e reagire. La partita non dice nulla: il Messina passa con Touré, il 3-4-3 serve per serrarsi, il Castrumfavara ci prova per onor di firma e non succede niente di speciale. Oliviero e Touré non ripartono mai – ci erano riusciti persino a Reggio – Tedesco non tocca un pallone e il migliore in campo diventa Garufi per senso della posizione e recupero palla. Ecco, questo è il vero segnale negativo. “Ma come?”, dirà qualcuno; sì, perché se in una sfida da aggredire il migliore in campo diventa Garufi e solo per la sua fase di non possesso… Messina, abbiamo un problema.
CHE ILLUSIONE – Sì, il derby con la Reggina ci aveva illuso. Perché sembrava la classica reazione positiva nel momento giusto, non che poi il calendario fosse in discesa, ma la spinta di quel buon pari doveva essere benzina per arrivare in porto senza drammi. E invece, il Messina sta crollando sotto la propria poca qualità e un carattere diventato debolissimo. Non pare la stessa squadra che nel girone di andata – meriti solo di Martello e Romano? – riusciva a collezionare punti pesanti solo con energia mentale e sacrificio puro. Prima del match contro l’Athletic Palermo avevo chiesto a Romano come la squadra si stesse preparando ad affrontare il girone di ritorno che, soprattutto in Serie D, rappresenta “un altro campionato” rispetto a quello di andata. Risposta di comodo, ma la realtà sembra raccontare che questo aspetto non sia stato compreso dal gruppo. Indipendentemente da chi sia la guida tecnica. Le prestazioni nel girone di ritorno del Messina sono mediocri, svuotate di intensità e ambizione. Aver recuperato 14 punti di penalizzazione resta un merito, come averne ottenuti 36 sul campo. Peccato, però, che la realtà continui a ripetere che non ci sarà un premio per aver fatto punti virtuali. Il Messina è terzultimo, di punti ne ha 23 e la corsa verso la salvezza diretta resta in salita. Sì, nel gioco delle valutazioni post-season nessuno negherà la capacità di aver conquistato più punti di quello che la classifica dirà, ma era una realtà consapevole. Il Messina sapeva sin dal primo giorno di avere 14 punti di penalizzazione, non è stata una mazzata a stagione in corso; quindi devono – o dovrebbero – essere tutti lucidi nel comprendere che non ci saranno sconti di giudizio se le cose non andranno come auspicato. Concetti come “paura di vincere” non devono essere accettati, soprattutto dal gruppo che non può, in nessuna maniera, pensare di potersi nascondere dietro la fatica – fisica e mentale – della lunga rincorsa.
MAI UGUALI – La questione rosa è centrale, perché – come detto da Feola nel pre-gara – è vero che ogni allenatore dipende dai calciatori. E non si tratta di uno scarico di responsabilità, perché se una squadra non rende le proprie colpe deve prendersele. Certo, Feola non è stato mica perfetto. Il 3-4-3 di Reggio aveva un senso preciso, dopo no. Perché resta un modulo difficile da far funzionare, non ha automatismi e viene anche interpretato da calciatori fuori ruolo. Tipo Saverino. Che no, non ha giocato bene le due partite. È stato funzionale, ma non è mica un valore aggiunto in quel ruolo. Anzi, lo si perde nella sua capacità di buttarsi dentro l’area avversaria. Per non dimenticare: 4 gol da 12 punti. Non serve giocare a suggerire quale modulo usare, tanto è evidente che questo non sia utile allo scopo. Chiaro, il vantaggio di Touré sembrava portare la partita dove Feola voleva: gol, gestione, vittoria. Invece no. Perché? In primis, il Castrumfavara – nonostante stesse facendo malissimo – era ancora in partita, e ci era rimasto perché il Messina non aveva minimamente pensato di chiudere la sfida. Passivi i giallorossi, “in gestione”, ma se il risultato cambia il giudizio cambia. È il doppio taglio del “corto muso”: se vinci puoi accettarlo, sennò ti becchi le critiche. Feola organizza il finale di gara con una girandola di cambi che avrebbero dovuto rompere il ritmo… ma quale ritmo? Non c’era nessun forcing, assedio o altra cazzata retorica da fine partita. Non stava succedendo nulla, se non qualche lancio lungo che Giardino poteva bloccare senza pressione. Prima Clemente, un minuto dopo Maisano, sarebbe toccato a Werner per Pedicone (a proposito: non c’è di meglio in rosa?), ma l’esterno mancino prima va giù, poi si alza, si perde tempo, si litiga a bordo campo. Paccagnella viene aiutato dai Carabinieri più che dalla sua capacità, estrae due gialli e si fa trasportare dal clima cambiato. Perché prima lo stadio era acceso ma non un fattore. Varela si avvicina alla discussione a bordo campo, sembra dire a Feola “ora ti faccio vedere io”, e infatti al primo cross utile trova De Caro su cui appoggiarsi e intrecciarsi: rigore. Sulla cui generosità potremmo parlare per ore, ma anche sull’ingenuità di De Caro – altra prestazione negativa dopo Enna e Sambiase – che non coglie che clima e intenzioni siano cambiati. Pareggio e la classifica piange lacrime amarissime.
Giardino 6
Si sporca i guanti su una punizione di Piazza, poi solo ordinaria e semplice amministrazione.
De Caro 5
L’occasione del rigore mostra una certa ingenuità, perché che Varela avrebbe cercato il contatto lo avevano capito davvero tutti. Ma non c’è solo questa sbavatura in una prestazione, ancora una volta, sottotono.
Trasciani 6
In generale regala una prova di buono spessore. Sempre attento in anticipo, forte nel corpo a corpo e bravo a chiudere dove i compagni non arrivano. Anche vero, però, che l’attacco avversario crea poco e niente.
Bosia 6
Ordinato, dalla sua parte si passa poco.
Saverino 5,5
Avrebbe le qualità per fare di più. La mossa tattica del Granillo poteva avere un senso, in altri contesti pare un sacrificio di troppo. Giocatore perso nella fase a lui più congeniale: quella dell’inserimento. (dal 42′ s.t. Clemente s.v.)
Aprile 6
Non male, ma neanche benissimo. Porta a casa il compitino, ma potrebbe e dovrebbe fare di più. L’atteggiamento remissivo dettato da Feola lo condiziona.
Garufi 6,5
Prova di alto livello sotto il profilo tattico. Buone letture e palloni velenosi intercettati e ripuliti. Se la squadra si abbassa e difende lui rende di più, ma paradossalmente questo è un aspetto negativo.
Pedicone 5
Deve fare di più, in entrambe le fasi. Ma se continui a essere titolare forse non ti diventa così chiaro.
Oliviero 5,5
Qualche strappetto, ma anche lui soffre l’atteggiamento troppo passivo della squadra. (dal 44′ s.t. Maisano s.v.)
Tedesco 5,5
Arriva poco materiale da trasformare in qualcosa di importante, un paio di sportellate ma non è giornata in cui vincere duelli.
Touré 6,5
Gol bellissimo, lampo estemporaneo all’interno di una prestazione che si illumina a tratti. Probabilmente si puntava su di lui per sfruttare qualche ripartenza, ma la verità è che non viene mai innescato. (dal 36′ s.t. Zerbo s.v.: gioca poco, nessun voto, ma il giudizio sì, perché entra troppo molle e una conclusione appena abbozzata diventa il manifesto del suo stato di forma)
CASTRUMFAVARA Di Silvestro 5,5; Lo Duca 6,5, De Min 6,5, Lomolino 5,5 (dal 14′ s.t. Privitera 5,5); Ferrante 5,5 (dal 23′ s.t. Tripicchio 5,5), Schembari 5,5 (dal 26′ s.t. Scolaro 5,5), Etchegoyen 5,5 (dal 36′ s.t. Chmarek s.v.), Di Paola 6; Lanza 5 (dal 23′ s.t. Limblici 5,5), Varela 6,5, Piazza 6. All. Di Dio (Infantino squalificato) 5,5