Messina 2025: disprezzo e amore

Pubblicato il 31 Dicembre 2025 in Primo Piano

C’è stato un momento, a Foggia, in cui tutto è finito. Non solo la partita, non solo la Serie C. Otto anni. Otto anni di Sciotto, di risparmio elevato a filosofia, di mediocrità programmata. Otto anni in cui il Messina è stato gestito come un fastidio da tollerare, non come una squadra da costruire. La retrocessione arriva a maggio 2025, dopo un playout perso. E quando finalmente crolla tutto sembrava quasi un sollievo. Almeno era finita.

L’AMORE – Ma c’era stato amore, anche in quell’anno maledetto. Giocatori che si pagano le cene insieme per fare economia e per fare gruppo. Petrucci e Crimi che tengono unito uno spogliatoio con energie che non si sa da dove arrivino. Una squadra che lotta fino all’ultimo, che affronta un playout con coraggio e ci crede fino alla fine, anche quando tutto suggerisce di mollare. Storie di ragazzi che avrebbero potuto abbandonare la barca quando Sciotto l’aveva portata alla deriva, e invece sono rimasti. Hanno dato tutto per una maglia che chi la possedeva aveva dimostrato disprezzare. Questo è l’amore. Quello che ti fa restare quando tutto ti dice di andartene. Quello che ti fa lottare quando non c’è nulla per cui lottare. Poi arriva l’estate. Retrocessione consumata, AAD e Sciotto ancora formalmente proprietari ma ormai fantasmi. Il Messina che viene gestito in modo da poter sopravvivere ma senza una reale possibilità di continuare a esistere. È in questa fase che arriva Giovanni Martello, il 30 agosto, e con lui Pippo Romano – condoglianze sincere per il suo gravissimo e dolorosissimo lutto. E andare al Messina, in quelle condizioni, sembra un suicidio professionale. Serie D, situazione economica disastrosa, futuro incerto. Ma ci vanno. Costruiscono una squadra dal nulla, con quello che c’è. Poi arriva il fallimento. Settembre, ottobre. Il Messina va in liquidazione. -14 punti di penalizzazione che la squadra inizia a scalare. Ma sembra, comunque, una condanna a morte sportiva. Non finisce, soprattutto grazie a un’interpretazione accorata del ruolo di curatrice fallimentare da parte dell’avvocata Maria Di Renzo. L’asta del Tribunale, a metà ottobre. Vince Racing City Group e Global Capital. Davis e Pagniello subentrano, promettono un futuro. Ma il Messina intanto gioca. E vince. Punto dopo punto, con fatica, con dignità. Cancella il -14, lascia l’ultimo posto prima della fine del girone d’andata. Martello e Romano tengono in piedi tutto, con una squadra che sulla carta non dovrebbe nemmeno pareggiare. Questo è l’amore. Quello che non ha senso, che non si spiega con la ragione.

IL DISPREZZO – Ma c’è stato anche disprezzo. Otto anni di disprezzo mascherato da “gestione oculata”. Sciotto che risparmia su tutto, che vende quando può, che tiene in ostaggio una città con la paura che “non ci sia alternativa”. Settore giovanile inesistente, bambini lasciati alla mercé dell’umiliazione sportiva. Allenatori, direttori, calciatori passati sotto il rullo del nulla. Una Serie D vinta nel 2021 che a Messina non può essere un titolo di merito, perché qui non si può “campare” su una Serie D vinta. E poi l’ultimo atto: AAD trascinata a gennaio 2025 davanti al notaio, due giorni prima si lavorava per un’altra soluzione. Mesi di farse, intermediari mitomani, e neanche un soldo vero. Il fallimento che arriva come una liberazione, perché almeno chiude un’epoca. Questo è il disprezzo. Quello di chi tiene una città in ostaggio per otto anni, di chi gestisce una squadra come un peso da sopportare, non come un progetto da costruire.

L’INNAMORAMENTO – E poi? Dicembre. I procuratori di Justin Davis firmano l’atto che trasferisce il ramo sportivo al Racing City Group. Versati 450.000 euro. Finisce l’esercizio provvisorio, finisce la cogestione giudiziaria, finisce il limbo amministrativo. Dovrebbe essere il momento della svolta. Invece, due giorni prima, domenica 7 dicembre, dopo la vittoria contro la Vigor Lamezia che fa uscire il Messina dall’ultimo posto, esplode tutto. Martello si dimette: “Non percepisco più fiducia”. Arriva Luca Evangelisti e Romano resta. Un dicembre che parte con la celebrazione del 125º anno di vita del Messina, con il rimettere la città – calcisticamente parlando – sulla cartina geografica. Nomi eccellenti, una serata di gala, di festa, di calcio, ricordi. Ci sono anche Totò e Christian. C’è Messina. E c’è l’amore della città verso la propria maglia – quello non è mai mancato -, e anche il vero innamoramento di Davis e Pagniello verso Messina. Che non è solo un business a leggere le loro parole. Una comunicazione che è una reale virata rispetto al passato, nessuno vuole detto “grazie” a prescindere, anzi è il primo a dirlo. Potrebbero sembrare atti dovuti o strategici, ma in un mondo con regole proprie come il calcio devono esserci.

C’È ANCORA DOMANI – Amore e disprezzo. Nello stesso anno, spesso nello stesso giorno. Una squadra che lotta mentre chi la gestisce la abbandona. Una città che crede quando non c’è nulla in cui credere. Giocatori che si pagano le cene mentre il presidente risparmia su tutto. Ds e allenatore che arrivano quando tutto crolla e costruisce una squadra che cancella -14 punti. E poi, proprio quando tutto dovrebbe finalmente funzionare, si dimette perché ha capito che non è più il suo Messina. Ma si va ancora avanti, con altri nomi e nuove volontà di andare oltre al disastro. Di scavalcare le macerie create da personaggi che abbiamo sbagliato a citare per nome. Abbiamo vissuto tutto questo. Un anno che ci ha tolto tutto e ci ha dato tutto. Un anno in cui abbiamo visto il peggio dell’incompetenza e il meglio della dignità. Un anno in cui abbiamo capito che il Messina non è mai stato la squadra, gli allenatori, i presidenti. Il Messina sono quelli che restano. Quelli che amano nonostante il disprezzo. Quelli che credono nonostante tutto. E adesso il Messina ha una nuova proprietà, una strada da percorrere, una salvezza da conquistare. Un futuro da scrivere.

*foto copertina: ACR Messina – Facebook ufficiale | ph. Francesco Saya

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