Messina-Sambiase, conosci te stesso

Pubblicato il 22 Febbraio 2026 in Primo Piano

Che passo indietro. Non una questione di gioco, tattica o altro, ma di atteggiamento. Il Messina visto al Granillo era stato intenso nel voler lottare oltre i propri limiti, quello che cade contro il Sambiase è sgonfio mentalmente e svuotato di ogni capacità battagliera.

GIÙ LA MASCHERA – Il post partita rivela la vera anima di Vincenzo Feola. Un tecnico che non mette la squadra di fronte alla critica, anzi la difende oltre ogni ragionevole dubbio anche a costo di intraprendere vie d’analisi difficilmente condivisibili. Che la sua squadra abbia lottato, creato e concluso verso la porta non è vero in nessuno degli universi possibili. Ma la scelta del tecnico è comprensibile, dato che dal suo punto di vista non è il momento di mettere la squadra di fronte alle proprie responsabilità. Troppo complicata la classifica, troppo in salita il calendario per ammettere che – oltre alle assenze – i problemi sono di tipo strutturale e di pressione. Due anime che si sposano, aprendo il loro rapporto ad altri aspetti come la pochissima qualità in fase di costruzione e l’insipienza di un paio di singoli da cui attendersi di più resta lecito. Il Sambiase gioca una partita semplice, scolastica, ma efficace. Un 4-3-3 classico, con Kouame a dominare il centrocampo anche per la libertà che il Messina concede. Feola (voto 5) ci mette un’ora a capire che serve pareggiare numericamente la loro mediana e sporcare l’aria del regista calabrese. Il primo tempo del Sambiase è ordinato, quando accelera il Messina è messo troppo male per non finire a rincorrere. Disco rotto il nostro, ma è incredibile come in una settimana di lavoro Feola sia riuscito a tornare indietro e a commettere gli stessi errori dei predecessori. Il 3-4-3 di Reggio aveva un senso preciso dato che sarebbe stata partita di battaglia e corsa, contro il Sambiase era tutta un’altra storia. Per pressione – completamente sul Messina – e per caratteristiche. La squadra di Lio non arriva al San Filippo per dominare, anzi non ha problemi a rallentare il ritmo e ad attendere. Manifesto quando, verso la mezz’ora, Colombatti resta fermo col pallone tra i piedi al limite della sua area di rigore col giocatore più vicino del Messina a venti metri. Scena che insiste per una quindicina di secondi. Con questo animo in attesa non si vince. Si può fare risultato contro un avversario di spessore maggiore come la Reggina, contro cui attendere il momento per colpire era logico; ma contro una squadra a cui andrebbe bene restare immobile per 90 minuti non è forse troppo poco? Sì.

AL BUIO – Testa e tattica si intrecciano, perché il 3-4-3 con mille assenze presenta gente adattata o troppo responsabilizzata. Semplicità è termine che avevamo suggerito a Parisi, torna utile anche per Feola che però se ne rende conto già da solo dato che quando boccia Bonofiglio per Oliviero – e conseguente passaggio al 4-2-3-1 (o 4-4-2) – vede la squadra migliorare. Una mera questione di modulo? Macché. Però, non complicarsi la vita è sempre meglio e non favorire l’avversario resta utile. Il Sambiase gioca con classifica serena, fa un calcio elementare ma con grande applicazione. Preparare la partita sull’avversario è un’arma che una squadra con poca proposta come il Messina deve sfruttare. Invece, la sensazione è quella che il Messina abbia voluto fare il passo più lungo della gamba cercando di fare – nonostante le assenze – la propria partita. Certo, il Sambiase non avrebbe concesso gli spazi della Reggina ma questo Messina deve speculare. Soprattutto perché non sa costruire. A centrocampo Garufi lavora per tre, chi fa coppia con lui – stavolta Saverino, la scorsa Aprile – non ha caratteristiche da interno e l’assenza di Matese pesa. Ma non solo, perché il vero macigno è non aver affondato il colpo in mediana durante il mercato. Uno o forse due, sicuramente un regista di qualità non solo per tempi di gioco ma anche per capacità di saltare la prima pressione tecnicamente non scaricando palla. Certo, Luka Modric in Serie D non c’è, ma con le debitissime proporzioni calciatori se ne potevano individuare. Invece, il Messina è rimasto piatto su una mediana che è molto più forte senza palla. E una variabile serviva. E citare Modric può sembrare una cazzata, ma c’è una spiegazione precisa: il Milan di Allegri fa un calcio che non biasima lo speculare, ma nella sofferenza e difesa bassa ha inserito un game changer come il croato. Un calciatore che non sembra nato per quel gioco ma che non solo lo interpreta benissimo ma che sa anche variarlo. Insomma, in questo battaglione lacrime e sangue serviva una luce da accendere al bisogno.

L’ABITO GIUSTO – La sconfitta ha mille volti. Perché i difetti in costruzione e controllo del campo da parte del Messina sono evidenti, come le prestazioni mediocri di troppi singoli. Zerbo è impalpabile, sia sulla destra che quando si accentra. Non è mai entrato nel gioco del Messina e metterlo in discussione è normale. Anche Touré pare non aver la brillantezza dei giorni migliori, ma la sua stagione è stata ricca di acciacchi. In difesa, le assenze per squalifica di Trasciani e Bosia hanno pesato, a cui si sono aggiunte quelle di Clemente (in panchina ma con un solo allenamento) e di Orlando (per lui infortunio che pare grave). Un reparto svuotato e non supplito dai vari Bonofiglio e Werner, ma è vero anche che il Sambiase non ha mai attaccato a spron battuto. Tanto che passa solo da palla inattiva, con Garufi che perde Colombatti. Una somma di problemi che, in parte, si risolveranno tra Castrumfavara e sosta: recuperati gli squalificati, rimesso in piedi Clemente. Questa la parte facile, quella difficile riguarda gli altri: Zerbo ha qualità tecniche per non essere messo in disparte ma deve dare di più e in fretta. Problema fisico o tattico? A Feola l’ardua sentenza. Poi, c’è tutta la parte legata a quale abito il Messina deve indossare. Non giocheremo coi moduli, che serve semplicità lo abbiamo scritto troppe volte, ma che occorre intraprendere una strada unica e decisa va sottolineato mille volte. La classifica dice che la Vibonese è in caduta libera e che per salvarsi sarà un tutti contro tutti. Acireale, Sancataldese e Ragusa, ma se il Messina dovesse perdere a Favara sarà penultimo e virtualmente in Eccellenza. Per questo, quindi, serve disegnare una squadra che abbia una linea precisa, che sposi in toto la sua identità opportunistica e che sappia massimizzare. Il calendario è difficile ma paradossalmente aiuta. Perché? Perché nessuno potrà aspettare e guardare il Messina come ha fatto il Sambiase. Nissa, Savoia, Igea Virtus dovranno vincere, Castrumfavara, Ragusa e Vibonese non possono accontentarsi. Nel calderone ci sono anche Gelbison, Vigor e Milazzo, che partite potranno essere è meno importante. Da quelle altre sei passerà il destino del Messina: non lasciare troppo per strada contro le prime e ottenere il massimo possibile dagli incroci diretti. Il resto, quindi, sarà conseguenza.

Giardino 5,5
Troppe incertezze in uscita, tra i pali deve gestire solo l’ordinaria amministrazione.

Bonofiglio 4,5
Qualche movimento tattico banale, spesso non riesce a compattarsi con gli altri difensori ed essere tatticamente ordinato. (dal 10′ s.t. Oliviero 6: almeno ci mette un po’ di grinta. Primo pallone toccato per creare superiorità, poi un paio di assist non sfruttati. In partite chiuse, la sua elettricità serve sempre)

De Caro 5
In calo verticale. Nei duelli è sempre anticipato, nei corpo a corpo superato. Come perno della difesa a tre non sembra a suo agio.

Werner 5
Alcune giocate tecniche sono anche discrete, ma anche lui soffre troppo l’adattarsi a un ruolo che conosce poco e non sempre trova la posizione giusta.

Maisano 5,5
Può calciare due volte sfiorando il gol, ci mette tanta corsa ma gli manca pulizia tecnica e applicazione intensa. Leggero quando dovrebbe accelerare.

Saverino 5
Confusione totale. Il ruolo da mediano puro non è il suo, se perde la possibilità di inserirsi funziona a metà. Una marea di errori tecnici in fase di palleggio.

Garufi 5,5
La sua partita è discreta per senso della posizione e gestione scolastica, ma è lui a perdere la marcatura su Colombatti.

Pedicone 4,5
Non incide mai in zona offensiva, in quella difensiva è leggerino. Tecnicamente sbaglia troppo. (dal 47′ s.t. Bombaci s.v.)

Zerbo 4
Inesistente. Sulla corsia non viene mai coinvolto, quando dirotta in mezzo non tocca mai palla e fatica pure a infastidire il play avversario. (dal 21′ s.t. Kaprof 5: tanto rumore per nulla)

Tedesco 5
Non è la sua giornata, ma la squadra lo abbandona a sé stesso.

Touré 5
Calcia forte e senza precisione a inizio gara. Poi, il nulla. (dal 36′ s.t. Roseti s.v.)

SAMBIASE Giuliani 6,5; Frasson 6, Colombatti 7, Strumbo 6,5, Cosmano 6; Neves 6,5 (dal 35′ s.t. Palermo s.v.), Kouame 6,5, Calabrò 6; Francisco 5,5 (dal 26′ s.t. Costanzo 5,5), Haberkon 6 (dal 43′ s.t. Ortolini s.v.), Sueva 5,5 (dal 38′ s.t. Pantano s.v.). All. Imbrogno (Lio squalificato) 6,5

Commenta

navigationTop
>

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi