Cervellotico, confuso, disordinato. Ma per vincere bastano una rimessa laterale, un cross scolastico e il senso del gol di un ragazzo sottovalutato. Il Messina passa a Paternò dopo una prova che conferma che questa squadra ha bisogno di sofferenza e cose semplici.
QUESTO È QUANTO – Era lecito aspettarsi di più? Sì, ma forse anche illusorio. Perché il Messina sporco e brutto visto con l’Acireale non poteva diventare splendido e splendente nell’arco di una settimana. Certo, di fronte c’era un Paternò che rappresenta ben poca cosa, ma è ormai evidente come i giallorossi non possano essere squadra dall’aggressività marcata e dal gioco dominante. Parisi (voto 6) continua a battere sul tasto del miglioramento della manovra, della verticalizzazione e del coraggio. Concetti corretti, da sposare in toto, ma che questa squadra faticherà a fare propri. Un dramma? Macché, ogni squadra ha la sua anima e questa qui resta un gruppo che tira fuori il meglio dalla sofferenza. E sicuramente, anche dalla semplicità. Pippo Romano non sbagliava mica – il suo esonero arriva per tanti motivi che non sono quelli di campo – e a confermarlo c’erano prestazioni ultra scolastiche ma che tiravano fuori – spesso e volentieri – il massimo. Il Messina è questo, occorre prenderne atto. Chiedere di più resta più che giusto, ma nel momento dell’analisi serve essere lucidi visto quello che si va a commentare. Se staccassimo la partita di ieri dal contesto, infatti, dovremmo colpire duro per prestazioni di squadra e individuali. Il Paternò ha mostrato il peggio che questo girone può offrire, e il Messina gli è andato dietro. Lento, confuso, tatticamente si è scelta una via inutilmente complicata. Si torna alla difesa a tre, ma con Oliviero quinto a sinistra che invece di essere un fattore positivo diventa uscita banale. Il Messina si butta sull’ex Catanzaro e non conclude niente. Tedesco viene raddoppiato, Kaprof passeggia e ripensa ai verdi prati argentini. Offensivamente i giallorossi sono innocui. Un 3-5-2 che si ferma sulla regia piatta di Garufi, un Matese spaesato e un Saverino confusionario. Primo tempo tra i più brutti visti in stagione, e conta il fatto che di fronte ci fosse una squadra irrisoria per qualità media.
IL CALCIO SEMPLICE – Parisi capisce che qualcosa non sta quadrando, così tocca a Touré cercare di dare una scossa. La squadra fatica, non trova riferimenti e tra le linee non crea mai superiorità. Kaprof è inesistente, anche il francese fatica a entrare in partita. Oliviero si è spento, così si cambia ancora: doppio centravanti, Touré a tutta fascia. La difesa a tre viene e se ne va, poi torna e chissà se resta. Ecco, in generale Parisi sembra più preso dal mostrare di conoscere le varie pagine del piano di gioco che dal leggere davvero la partita. Ma vince. Quindi ha ragione? Secondo una visione superficiale sì, e nessuno dice che abbia torto. Analizzare, però, significa non fermarsi al solo risultato sul tabellino, altrimenti sarebbe inutile anche solo guardare le partite. Non è critica feroce, ma presa di coscienza che il primo a dover fare un mezzo passo indietro sia proprio Parisi. Perché è lui che vorrebbe qualcosa di diverso ed è anche lui che deve arrendersi a non dover forzare la mano. Infatti, il Messina ha cambiato faccia almeno quattro volte, ha giocato le sue carte e non ha mai tirato veramente in porta. Ci riesce quando da palla inattiva – vera arma da sfruttare – Tedesco la butta dentro, ma trova Pascuccio che deve mostrare all’osservatore arbitrale quanto sia zelante. Vabbè. Poco male, perché è ancora il giorno di Roseti. Quinta rete che fa rima con 15 punti. E dire che è il meno preso in considerazione, tanto che è finito fuori per far giocare Kaprof. Altro vabbè. Si torna al concetto che di fronte c’era un avversario non all’altezza, che a cinque minuti dalla fine prende gol da rimessa laterale. Un tocco, quello di Matese, e odore del gol che attira Roseti che calcia al volo. Semplice no? Va preso atto, quindi, che questa rosa necessita di non stravolgere troppo le sue caratteristiche di squadra operaia, che sa sporcarsi le mani e che – in un Girone I mai così mediocre – può portare a casa tanti punti soffrendo e sfruttando al massimo le sue qualità. Che ci sono e che andrebbero sommate e non sottratte. Anche mettendole in campo tutte insieme, perché l’equilibrio è un bel concetto ma quando serve davvero. Oggi, pensare di dividere Tedesco e Roseti diventa difficile, così come non vedere Touré in campo. La soluzione? Più semplice di quanto si creda, anzi la più semplice che il calcio propone.
NOTA A MARGINE – In tema di pagelle, visto che ci siamo: se a una tifoseria sempre pronta a mettere mano al portafoglio chiedi 10 euro per una diretta streaming, sarebbe corretto accertarsi che la suddetta produzione funzioni. Ma non che funzioni e basta, ma che proprio vada come un treno dato che un mese di Netflix costa meno di un Paternò-Messina. Non si vive di solo marketing e immagine. Grazie. Voto 0.
Giardino 7
Due interventi decisivi quando contava di più, attento e reattivo.
Clemente 5,5
Non precisissimo in fase di impostazione, anche quando difende si fa attrarre troppo dal rompere la linea e lascia qualche varco, che gli avversari non sanno sfruttare. Esce infortunato. (dal 28′ s.t. Bosia s.v.)
Trasciani 6
Solito leader di una difesa che torna a tre, lui la guida bene anche nei momenti più confusi di gioco.
De Caro 6
Dalle sue parti succede meno, lui è sempre bravo nel mettere il fisico per vincere tutti i duelli.
Maisano 5,5
In fase difensiva è anche ordinato, nonostante qualche volta si faccia trovare nella terra di nessuno. Non spinge praticamente mai, da uno con la sua rapidità ci si attende di più. (dal 24′ s.t. Roseti 7: sempre lui. Il ragazzo che sembrava giocare perché non c’erano alternative, e invece è attaccante vero con un senso del gol unico in questa rosa. Va in panchina per motivi tattici e tecnici ma reagisce nel miglior modo possibile)
Saverino 5,5
Sempre vivace, ma molto impreciso in un primo tempo in cui serviva essere aggressivi per indirizzare la sfida. Fuori all’intervallo. (dal 1′ s.t. Touré 6: non è che faccia un granché, ma mette quel giusto timore all’avversario e attacca la profondità, cosa non fatta da nessuno prima)
Garufi 6
Ordine sempre, senso della posizione e una regia pulita anche se senza alcun particolare guizzo. Compitino portato a casa.
Matese 6,5
Primo tempo brutto, dove finisce sempre fuori dal gioco e pare anche in difficoltà fisica. Parisi lo tiene in campo, lui cresce alla distanza e alla fine firma l’assist della vittoria. Deve migliorare parecchio, ma è l’uomo con i colpi migliori in mezzo. Anche per questo è lecito aspettarsi di più.
Oliviero 5,5
Parisi sceglie un sistema che ha come unico sfogo offensivo proprio l’ex Catanzaro. Lui si prende palla e responsabilità, ma è sempre troppo fumoso. (dal 24′ s.t. Pedicone 5,5: anche stavolta niente di speciale nelle due fasi, battere bene una rimessa laterale – anche se porta all’assist vincente – non può bastare)
Tedesco 6
E che gli vuoi dire? Lotta, un po’ deve prenderle e un po’ darle, serve di tacco Saverino che spreca. Poi segna, ma l’arbitro annulla per un’interpretazione da vigile urbano alla Alberto Sordi di un contatto deciso quanto veniale.
Kaprof 4
Chissà perché concedergli una settantina di minuti. Non fa assolutamente nulla, se non cercare la posizione per ricevere e provare a incidere. Non la trova mai, infatti non tocca quasi mai la palla. La condizione non c’è, la tecnica dicono tutti esserci ma ancora non è stato possibile vederla. Parisi lo vuole in appoggio a Tedesco, ma il campo sta dicendo che il doppio centravanti funziona meglio. (dal 24′ s.t. Aprile 5,5: tatticamente fa un lavoro importante ma serve maggior qualità negli ultimi trenta metri)
PATERNÒ Lucatelli 5,5; Ababei 5 (dal 1′ s.t. Di Fazio 5,5), Marchetti 6, Brumat 6; Ardizzone 5,5, Cesani 5,5 (dal 40′ s.t. Lucca s.v.), D’Aloia 6 (dal 47′ s.t. Iseppon s.v.), Ferrandino 5,5; Zinnà 5,5, Bari 5 (dal 22′ s.t. Di Pietro 5); Romano 5. All. Millesi 5,5
*foto copertina: ACR Messina – Facebook ufficiale | ph. Francesco Saya