Reggina-Messina: gol, chiacchiere e prosecco

Pubblicato il 16 Febbraio 2026 in Primo Piano

I derby sono così. Si accendono prima, durante e dopo, ma devi essere bravo a gestirne la portata. Torrisi sbaglia quasi tutto, Feola gioca in difesa e per poco non porta a casa la vittoria. Il Messina che pareggia contro la Reggina è la prima nuova versione di quello che è sempre stato: brutto, sporco e cattivo.

CHIACCHIERE E PROSECCO – La battuta sul prosecco non dovremmo neanche farla, perché le dichiarazioni di Torrisi nel pre-gara fanno parte del gioco. Ma se le stesse diventano boomerang emotivo, allora diventa obbligatorio metterle sul piatto. Il Messina dell’andata – del girone d’andata – ha impattato contro l’Athletic Palermo e vinto con Reggina e Igea Virtus. Tre delle prime cinque. Era una squadra costruita in 36 ore e che ogni mattina si svegliava non sapendo se sarebbe stata l’ultima. La vittoria con la Reggina andava celebrata? Ovviamente. Ma non solo perché era un derby, ma perché era il premio per un gruppo – guidato da Romano – che stava facendo molto, moltissimo, di più di quello che era nelle sue possibilità. Torrisi voleva caricare ambiente e squadra, una mossa da “vecchio calcio” che necessita di estrema lucidità: essere certi che funzioni. Questa Reggina, però, resta una squadra che si sta sfiancando a rincorrere e oltre alla fatica fisica c’è quella mentale. Un derby è un derby. Un derby di ritorno da favoriti dopo aver perso quello d’andata da strafavoriti è ancora più pesante. Torrisi ci mette un carico inutile e la prestazione lo confessa impietosamente. Forse era la maschera giusta per nascondere il timore che una partita del genere deve mettere. Forse non serviva. Anzi, sicuramente. E infatti, la Reggina gioca male. Nel post si parlerà di barricate del Messina e dominio. Siamo in Serie D, quindi è normale avere analisi sciatte da Serie D. Perché le barricate sono un’altra cosa e il dominio non si è presentato al Granillo. Certo, il Messina ha fatto una partita difensiva. Non estrema, ma il rischio tattico non era previsto. C’era quello tecnico, ma è stato frutto della bravura dei singoli della Reggina. È stata la partita che doveva essere. Perché le due squadre hanno queste caratteristiche e sorprendersi dello sviluppo oscilla tra l’ingenuo e l’impreparato.

PARLIAMO DI CALCIO – La parte tecnica e tattica della partita racconta tante cose. In primis, che il Messina di Feola (voto 6,5) ha nuovamente indossato il suo abito più comodo: quello da squadra di lotta e sofferenza. Il neo-tecnico non inventa quasi nulla, sceglie di confermare la difesa a tre e si concede il solo Saverino come esterno destro a tutta fascia. L’epilogo potrebbe dargli torto, ma il racconto dice che il numero 23 si applica bene, tiene come può nell’uno contro uno ma è soprattutto più lucido tatticamente rispetto alle alternative. Non è una mossa geniale o vincente, ma una mossa funzionale. L’atteggiamento giallorosso è quello scontato: squadra corta, bassa e che vuole salire o appoggiandosi su Tedesco o cercando la profondità sugli esterni Oliviero e Touré. Dire che funzioni sarebbe disonesto, ma non è una squadra che si barrica. È una squadra che fatica a riportare in alto il pallone per alcuni evidenti limiti tecnici. La prima costruzione non è pulita, anzi perdere palla diventa automatico. Quindi? Meglio cercare Tedesco direttamente. L’ex Nardò sa benissimo cosa sia un derby, quindi punta Adejo e un altro paio di avversari per buttarla in caciara. Serve anche questo, non sarà il massimo della vita ma è molto utile. Perché mostra che la squadra emotivamente pronta alla battaglia – che voleva Torrisi – è il Messina e non la Reggina. Il primo tempo parte forte per gli amaranto che pizzicano la traversa con Di Grazia e provano a costruire sulle catene laterali. Giardino fa un paio di interventi ordinari e la partita cambia forma. Sempre più nervosa, brutta e stagnante. E il Messina passa in vantaggio proprio all’interno di questo ecosistema che tanto sembra piacergli. Oliviero strappa, corner, zampata e gol di Tedesco. Piano partita eseguito, non bellissimo e neanche perfetto. Ma è tutto quello che il Messina poteva fare.

PECCATO – La ripresa non tradisce le aspettative: la Reggina attacca e il Messina si rifugia. Non in maniera passiva, perché prima Touré, poi Saverino e Oliviero avrebbero pure la palla del raddoppio. Ma sono poco feroci o fermati da Lagonigro. Sono sprazzi, perché è ovvio che debbano essere gli amaranto a fare pressione. Torrisi boccia tutto l’attacco, mette il doppio centravanti ma non tira mai. Giardino resta operatore di ordinaria amministrazione e la trappola di Feola sembra funzionare. Densità interna, sugli esterni si concede la ricezione ma si vuole mettere intensità nel contrasto. Perso Bosia per un giallo che puzzava di rosso vicino, dentro Werner e qualcosa dal punto di vista dell’attenzione cala. Ma non si vede, perché la Reggina si affida a mettere il pallone sui piedi dei suoi singoli più estrosi e spera. Edera entra per spaccare tutto, ma un muscolo lo tradisce presto. Dentro Palumbo. Torrisi pesca il jolly senza volerlo, ma il calcio è questo. La rete del pari arriva tardi, ma le colpe del Messina sono evidenti: Aprile si mette a protestare per una rimessa, la Reggina riparte e sposta il pallone da sinistra a destra con troppa facilità; quando Sartore riceve è già molto alto e la pressione di Werner non c’è. Molle il brasiliano. Troppo spazio e il cross sul secondo palo pesca un Palumbo molto bravo a metterci malizia e mestiere. Saverino è spostato con una mezza spallata che assomiglia a un corpo a corpo. Ecco, la prima vera pecca difensiva di Saverino che guarda la palla e non cerca il contatto con l’uomo. Non è il suo mestiere, ma nella testa dei giallorossi risuonerà “che peccato!”. C’è ancora tempo per perderla, ma Giardino è bravo a fermare Palumbo e a mettere la parola fine. Occasione che arriva anche per il contraccolpo, visto che il pari è stato difficile da assorbire, con la vittoria che sembrava ormai alla portata. Giusto così? Assolutamente sì.

IDENTITÀ – In fin dei conti il risultato finale va apprezzato, nonostante dagli altri campi – sconfitte per Acireale, Sancataldese, Ragusa, Castrumfavara e Vibonese – le notizie dicano che una vittoria sarebbe stata pesantissima. Una questione pressante che riprenderemo in un altro momento. Perché era la prima di Feola e occorre fare un’analisi a parte. Una partita non fa la storia, ma il tecnico campano sembra aver compreso l’anima della rosa a disposizione. Confermare la difesa a tre è il placebo necessario per non togliere certezze agli uomini migliori (Trasciani), mentre schierare il tridente è il messaggio che non si vive di sola difesa. Una squadra che è equilibrata, ordinata e consapevole di dover lottare, a volte litigare, sporcare la partita e usare le armi migliori. Su tutte velocità e palle inattive. Questa non è una squadra di ricami, di grande tecnica o che tatticamente può risolvere situazioni difficili. Repetita iuvant: questa squadra si nutre di sofferenza e semplicità. Il 3-4-3 o il 4-4-2 o quello che vi pare cambia poco, sono le richieste che devono essere in linea con quelle che sono capacità e caratteristiche. Nessun sovraccarico tattico, tanta consapevolezza e tantissima voglia di non avere paura. Feola ha fatto in una partita quello che Parisi non ha fatto in quattro: ha dato al Messina un’identità. Brutta, sporca, cattiva. Ma sua. Simile a quella di Romano? Magari nell’anima, ma piccoli accorgimenti tattici ci sono e pesano. E lo abbiamo citato prima: il tridente. Una partita non dice tutto e il Messina deve ancora correre parecchio. Sambiase sullo sfondo, poi Castrumfavara prima di fermarsi per una settimana. Due incroci da non sbagliare. Toccherà a Feola far crescere l’autostima, limare gli errori e mantenere intatti atteggiamenti e volontà. Il modulo può anche mutare, poco importerà. Uno scorcio che dovrà fare rima con salvezza, che è l’obiettivo di tutti, Feola compreso che ha firmato fino al 2027 e che da un brillante finale si giocherà la chance di guidare il Messina in una stagione con premesse diverse. E attenzione, alcuni concetti restano vivi sia quando si perde che quando si riparte: serve strutturare questa società al meglio, serve farlo presto per comprendere subito la linea che verrà perseguita. Il calcio si fa attraverso alcuni passaggi obbligati.

Giardino 7
Sempre attento e reattivo. Nel primo tempo risponde a Giuliodori e Di Grazia, ma è nel recupero che tira fuori il meglio respingendo il diagonale di Palumbo.

De Caro 6
Dopo la bambola presa con l’Enna c’era bisogno di una prova solida e senza sbavature. Eccola. Bravo nel capire che gli esterni amaranto avevano un passo diverso, non cerca mai l’anticipo o strane avventure. Tiene la posizione, difficile da saltare. Ordinato.

Trasciani 7
Leader. Guida la difesa con la giusta dose di apprensione, ma quando serve portare in alto la linea non si tira indietro. Intercetta svariati cross, contro Ferraro mette in scena un duello fisico e spesso duro.

Bosia 5,5
Non gioca un brutto primo tempo, ma la sua è una decrescita che lo porta a diventare meno puntuale e beccare un giallo che costringe il tecnico al cambio all’intervallo. (dal 1′ s.t. Werner 5,5: prova a tenere la posizione e finché dalle sue parti c’è Ragusa non sbaglia nulla. Poi, comincia il difficile e sulla rete del pari resta troppo lontano da Sartore, autore del cross)

Saverino 5,5
Si adatta nel ruolo di esterno tattico e non gioca una brutta partita, anche nelle chiusure difensive. Quando spinge ha la qualità per far male e sfiora anche la rete. Nell’occasione finale è ingenuo nel non cercare l’uomo e attaccare la palla, Palumbo usa il mestiere e lo tocca quanto basta per fargli mancare l’intervento.

Aprile 6
Partita di corsa e sacrificio, anche perché Macrì è cliente tostissimo. Non si lascia andare a fronzoli e cerca di mettere sempre sostanza.

Garufi 6,5
Tatticamente gioca una partita molto interessante andando sia a giocare l’uomo contro uomo coi mediani avversari che occupare la zona di campo del loro trequarti. A volte frenetico nella gestione, ma il meglio si vede quando prende posizione e fa da schermo difensivo.

Orlando 6,5
Firma l’assist del gol, poi gioca una partita di grande attenzione e intensità. Annulla Ragusa nel primo tempo, nel secondo scala nel terzetto di centrali e non sbaglia nulla.

Oliviero 6
Prestazione di grande applicazione fisica e tattica, bravo nel farsi trovare sempre reattivo nelle poche occasioni in cui può attaccare palla al piede, da una sua iniziativa arriva il corner del vantaggio. Prova a trovare il raddoppio, bravo Lagonigro nella circostanza. (dal 39′ s.t. Zerbo s.v.)

Tedesco 7,5
Capisce e fa capire subito cosa sia un derby. La tensione l’aveva richiesta Torrisi, lui risponde presente e passa la prima mezz’ora a non lasciare una singola discussione sul campo. Si fa sentire col fisico e col carattere, poi piazza la zampata che sembra valere la vittoria. Centravanti verissimo, acquisto di altissimo profilo. (dal 36′ s.t. Roseti s.v.)

Touré 6
Come Oliviero è bravo nell’applicarsi nella fase di sofferenza, e ripartire quando può. A inizio ripresa avrebbe lo spazio per fare meglio, ma finisce col calciare centralmente.

REGGINA Lagonigro 6; Giuliodori 5,5, Adejo 5, Girasole 5,5, Distratto 5; Fofana 5,5, Macrì 6,5 (dal 46′ s.t. Salandria s.v.); Ragusa 4,5 (dal 19′ s.t. Guida 5), Mungo 4,5 (dal 10′ s.t. Edera s.v. e dal 33′ s.t. Palumbo 7), Di Grazia 5,5 (dal 19′ s.t. Sartore 6); Ferraro 5,5. All. Torrisi 5

*foto copertina: ACR Messina – Facebook ufficiale | ph. Francesco Saya

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