Acr Messina, le conseguenze dell’amore

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Pubblicato il 22 Giugno 2019 in Primo Piano

Non serve essere cronisti, non basta l’opinione analitica, Messina ha bisogno di un attento studio sociologico per riuscire a comprendere la follia che dilaga tra gli appassionati di calcio. La frattura è scomposta, insanabile e condita di volgarità e accuse social. Messina calcistica in ginocchio, spaccata dalla divisione tra Acr e Fc.

NON C’È DUE SENZA TRE – Il giorno dopo la conferenza di presentazione di Rocco Arena e del suo Fc Messina la sensazione resta confusa: sulla bontà del progetto è difficile esprimersi, certamente si conoscono nomi e cognomi di quelli che ci stanno mettendo la faccia; se però tutto diverrà calcio di livello non è dato sapersi. La reazione della città oscilla tra gli speranzosi e i biliosi: tifosi disillusi dai fallimenti sciottiani e affascinati dal marchio Fc, forse nella speranza che la storia si ripeta e si possa tutti convogliare sul carro di Arena come successe con Aliotta e la sua Peloro. Storia passata e forse utile solo a rendere meno doloroso l’abbandono all’Acr di Sciotto. I concessionari tirrenici hanno sopportato un anno di cori e striscioni a tappezzare la città, adesso tutto finisce nel dimenticatoio perché “il meno peggio” è il non cambiare squadra. L’amore è così, e quello per la squadra di calcio non può finire per un presidente insipiente e confuso. Per altri, invece, non bastano due anni con il nome giusto e tanti errori per meritarsi l’amore a prescindere, Arena è l’alternativa. Tutto lecito e tutto giusto, libertà totale e così sia. In più fanno abbastanza schifo quelli che si sbilanciano in giudizi morali sul tifo altrui, come deprecabili e disgustosi restano i “cecchini social” lautamente appagati dal “ho le mie fonti”, ma che in realtà nulla sanno di sponsor, budget, accordi, uomini e vita, che provano a minare la credibilità delle due società. Una serie infinita di autogol, (in)consapevoli armi di distruzione di tifo.

UNA SPERANZA DI NOME RANDO – Il terzo anno sciottiano parte su basi completamente nuove e prospettive meno nebulose. Ammessa la totale incapacità di individuare immediatamente gli uomini giusti, o quantomeno nel saperci poi convivere, la famiglia Sciotto ha pescato il jolly Camaro: da D’Arrigo fino a Manzo passando per Pasquale Rando, l’uomo di campo con il gusto per il bel gioco e il mirino sempre puntato su calciatori che difficilmente deludono. Quello che è stato il primo allenatore del Città di Messina sceglie un ruolo tra campo e scrivania, ma nessuno pensi che la figura in arrivo del direttore sportivo toglierà spazio tecnico a Rando. L’Acr di Sciotto cerca normalità e competenza, tutte qualità che gli ex Camaro possono regalare senza troppi sforzi anche se i cordoni della borsa restano in mano ai concessionari. In attesa di conoscere il futuro della Lucchese e di Antonio Obbedio, è già noto quello di Laneri e del Siracusa, quella del ds rimane figura centrale per scrivere le strategie tecniche. Rando ragiona e non si fa schiacciare dalla fretta, pare già chiara la voglia di una squadra meno glamour e più di categoria, il vero grosso peccato originale della scorsa stagione. Giugno vola via ma la Serie D può godere di qualche giorno di attesa in più senza fasciarsi la testa, meglio un lavoro ben fatto che una velocità da sbandierare per calmare l’ambiente.

IL DESERTO – Programmare è un verbo mai visto in casa Acr con la famiglia Sciotto a capo, a dirlo sono le porte girevoli tra dirigenti e calciatori e le due classifiche dimenticabili. Tutto cambia, o almeno così pare, e la vera amarezza resteranno i due anni persi, capace anche di portare alla divisione del presente. Messina con due squadre ambiziose (negli intenti) è abbastanza anacronistica: il bacino e l’amore che questa città ha saputo esprimere per il calcio sarebbero protagonisti perfetti per formare la cornice di una grande società e squadra; tutto sembra dissolversi in una separazione che rischia di creare un deserto di seguito, passione e fiducia. Resta lecito e nelle cose il non trovare un accordo tra Sciotto e Arena, come resta diritto dell’imprenditore milanese quello di buttarsi sul CdM e provare a ricostruire verginità e storia con l’acronimo Fc. Tutto giusto e tutto lecito, il calcio messinese andrà verso una strana stagione in cui il tifoso di una squadra controllerà, per primo, il risultato dell’altra per capire se la sua scelta è quella giusta e/o poter insultare l’avversario. Sentimento, quest’ultimo, che sembra il vero motivo di tanto ardore. L’amore per il Messina (senza acronimi e cazzate del genere) è innegabile, ma nessuno ingannerà l’altro nel voler rivendicare le proprie scelte come dettate dal solo sentimento per i colori giallorossi. Non c’è amore puro per il Messina di Sciotto, non può essercene per quello di Arena; al momento c’è solo la naturale voglia di comprendere. Discorso che vale solo per i tifosi veri, quelli puri, quelli che esultano per un gol e passano un lunedì felice se la loro squadra ha vinto. Il resto è putrido e squallido scarto fognario da social network, un non-luogo nel quale anche il meno brillante passa per influente e “ben informato”, con l’ardire di giudicare il lavoro degli altri quando nel loro al massimo sono l’ultima ruota di un carro che va a rilento, condendo le proprie giornate di cazzate sotto dettatura, creazioni e teorie complottistico-fantasiose, seguite da accuse di vario genere che in un Paese civile costerebbero querele e condanne. Ma è il social bellezza…

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