Cosenza-Messina, parole di pietra

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Pubblicato il 10 dicembre 2016 in Primo Piano

Una vigilia diversa. Una conferenza diversa. Alla partita di Cosenza Lucarelli riserva spazi e tempi limitati. Dice che oggi servirà serenità mentale e una capacità di concentrazione che non prevede blackout.

LA QUESTIONE TOTALE – Servono soprattutto punti, ma questo è un aspetto troppo banale per ricamarci sopra promesse e parole. Ricorda, ma solo perché sollecitato, di aver iniziato la sua carriera al San Vito, annata di gol e di segreti rubati a Gigi Marulla, “un maestro”. Non parla, in sostanza, dell’avversario: di moduli, di calciatori da tenere a bada, di contromisure necessarie. Niente di niente: Lucarelli parla esclusivamente di Messina e del Messina. Rompe gli indugi e per la prima volta il suo linguaggio corrosivo edifica mentre smantella. Lucarelli ha esposto senza fronzoli la questione centrale, l’impalcatura sulla quale è stato montato il carosello del pallone declinato in salsa messinese: la politica societaria. Concetti a cascata: “Preferirei occuparmi solo di campo, ma mi trovo costretto ad andare oltre, ad occuparmi di molti aspetti, vuol dire che la società si fida di me”; “questa è una squadra costruita attraverso tante mani e abbiamo pochi giocatori con lo spessore necessario per indossare questa maglia: serve una rimescolata; “continuo a pensare che il presidente sia una bravissima persona. Sappiamo che non è Abramovich. In estate ha avuto degli slanci di euforia, da tifoso più che da presidente. Ho riascoltato quelle parole e mi sono fatto due risate. Per dirla con una battuta, mi è sembrato il presidente del Borgo Rosso: ha fatto una previsione un po’ troppo semplicistica, chiaro, ma qui avete visto il cacio vero, i calciatori veri. E immagino che anche voi, quella volta, vi siate fatti una risata. Per il resto, è possibile che qualcuno su quelle parole abbia voluto speculare”.

IL GRANDE PROGETTO – Radiografia del presente e del recente passato. Qualora ce ne fosse bisogno, il tecnico giallorosso ha dato prova di estrema lucidità. Lucidità emersa anche quando Lucarelli sposta il focus sul campo delle proiezioni future. Smonta il totem ideologico del budget corposo e guarda proprio al Cosenza, squadra con un monte ingaggi nei fatti simile a quello di cui disponeva il Messina a inizio stagione. Che è un po’ come dire che i soldi servono, ma poi quello che fa la differenza è avere la capacità di saperli investire. Lucarelli ha ricordato di aver rifiutato un biennale, ma sposta il raggio in avanti e parla di progetto triennale. In tre parole: salvezza, consolidamento, aspirazione. Forse un esercizio estremamente ambizioso nell’epoca del calcio mordi e fuggi: inafferrabile, liquido, rapido al punto che le cose possono cambiare da un momento all’altro. Anche gli allenatori, e in riva allo Stretto lo sappiamo bene e meglio di chiunque altro. Ha parlato anche di “autofinanziamento”, Lucarelli, per dire che il bacino di utenza a Messina potrebbe rivelarsi in potenza un aspetto cruciale. Ne parla oggi, momento, a Messina, di flessione storica per la voce introiti da stadio. E poi il mercato, che in realtà è connesso al Grande Progetto: 7-8 elementi oggi in rosa potranno farne parte. Per il resto a gennaio l’allenatore si aspetta una rivoluzione che prevede una strategia non esattamente semplice: sbarazzarsi di una decina di contratti per sottoscriverne 4-5. Una flessione netta della quantità e un’impennata della qualità. Calciatori che dovrebbero arrivare a Messina per sposare un progetto di lungo respiro. In bocca al lupo, mister.

FORMAZIONE ANTI-COSENZA –  Passaggio obbligato sulla sfida di oggi. Lucarelli non potrà fare a meno di puntare (anche) su calciatori incerottati (Musacci, Mancini, Foresta e Palumbo) o vagamente depressi (Pozzebon e Milinkovic). Il primo, stando ad alcuni spifferi, potrebbe non essere schierato titolare per un problema al tallone che ieri lo avrebbe costretto a saltare la rifinitura. Il secondo è l’autentico cruccio del mister: ne parla sempre, lo incoraggia sempre, ma senza nascondere lo stato nevrotico che si agita sullo sfondo delle prestazioni del franco-serbo. Che comunque andrà in campo: un po’ perché non ci sono alternative, un po’ perché Lucarelli da Milinkovic pare attendersi da un momento all’altro un colpo di coda sorprendente. Crede nel 10 biancoscudato come forse nessuno. Davanti a Berardi, l’unico ballottaggio è tra Palumbo (non ancora in condizione ideale) e Mileto. Per il resto Rea, Bruno e De Vito sono fuori discussione. A centrocampo, recuperato Foresta, giocherà Musacci – che ancora deve convivere con un problema al ginocchio – e probabilmente Mancini. In una condizione psico-fisica complessivamente fragile, non è però del tutto escluso che Lucarelli alla fine punti da subito su Nardini, un “suo uomo”. Davanti, al netto delle condizioni di Pozzebon, al fianco dell’ex Lucchese e di Milinkovic giocherà Ferri.

Cosenza-Messina prob. Form

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