Akragas-Messina, il veleno dell’ex

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Pubblicato il 20 novembre 2016 in Primo Piano, Tattica

Cervellotico. Ossessivo. Maniaco degli accorgimenti. Attento – anche troppo – all’immagine filtrata dai media. Lello Di Napoli ha lasciato Messina con una frase bagnata da lacrime sincere e scandita da quattro parole che oscillano tra il tenero e il patetico: “Sono un grande allenatore”.

IL PESO DEI RIFLETTORI – Parole buttate lì, durante una conferenza in cui ha voluto accanto a sé i più stretti collaboratori. “Ho avuto l’onore di sedere sulla panchina del Messina, ma non so cosa succederà l’anno prossimo”. In fondo lo sapeva, Lello. L’avventura sarebbe finita lì, sul più bello. Il riscatto del secondo a vita che si trova catapultato sotto i riflettori. Con tutto quello che un’improvvisa transizione dallo sfondo alla ribalta può comportare per uno abituato a lavorare all’ombra; e che magari, in carriera, ha collezionato strategie vincenti sulle quali però la firma l’hanno messa sempre altri. Il suo autentico capolavoro tattico rimane il match vinto con il Foggia, e nessuno potrà toglierglielo, in quel caso la sua firma è marchiata col fuoco. Però nel calcio anche i capolavori fanno presto a cadere nel dimenticatoio. Di Napoli la gestione della visibilità l’ha pagata a duro prezzo. La stagione chiacchierata del Messina, con i suoi problemi, i veleni, le illusioni, ha fatto il resto. Si aspettava un altro trattamento dalla società e probabilmente lo meritava. Dalla sua prima conferenza, quella post squalifica di Arturo Di Napoli, all’ultima, quella del congedo, c’è tutta la trasmutazione di un tecnico che ha pagato, nella sostanza, il suo essere mediaticamente acerbo. Da “mi ritrovo sulla panchina del Messina per una disgrazia altrui” a “sono un grande allenatore”, in mezzo un percorso scandito da legittimi dubbi che poi sono sconfinati in certezze e infine in presunzione. Fondata? Infondata? Chi può dirlo?

MORS TUA VITA MEA –  La partita tra Akragas e Messina, piaccia o no, ha un tema che prevale sugli altri, e questo tema ha un nome e un cognome: Lello Di Napoli. Che oggi si gioca il futuro, forse la sostanza stessa di una carriera sbocciata troppo tardi e “per una disgrazia altrui”. Vedi un po’ il destino, che oggi tirerà ancora una volta mister Di Napoli dalla giacca, anzi dalla tuta. Partita da dentro o fuori contro il suo passato. L’esonero che bussa alla porta, la voglia di riscattarsi proprio contro quella squadra che lo ha sedotto e poi abbandonato. Lello Di Napoli contro il Messina avrebbe giocato la partita della vita anche se oggi l’Akragas non si trovasse in zona rossa. Una questione di rivalsa personale, a prescindere dal momento e dal senso matematico che può avere una partita del genere in termini di classifica. Su quella panchina adesso c’è Cristiano Lucarelli, capitano coraggioso di una nave che fatica a trovare una rotta stabile. Più realista del re, quello che anche nei momenti di quasi esaltazione ha sempre invitato ad abbassare i volumi, per evitare l’inganno dalle apparenze. Ha sposato anima e corpo il Messina, con il suo fascino sbiadito e i suoi handicap strutturali. Monitora costantemente la questione stadi, avvisa Nardini che per vivere e lavorare nel Messina, oggi, ci vogliono attributi straordinari. E che, insomma, tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile. Mette puntualmente il gruppo davanti allo specchio per sottolinearne i limiti. Ben venga, in tal senso, il pareggio contro la Fidelis Andria, che forse ha riportato la squadra a una dimensione percettiva più consona. In quel caso i limiti sono emersi insieme ai pregi: equilibrio necessario, un autentico esercizio di realismo. Lucarelli aveva chiesto ai suoi esterni alti di replicare quanto fatto con il Matera (uno splendido 0-0, non inganni il risultato). Come non detto: il Messina rischia di lasciarci la pelle soprattutto per l’inesistente ripiegamento di Milinkovic e Madonia, che oggi lascerà per forza di cose il posto a Ferri. Lucarelli pretende compattezza e capacità di “cambiare pelle in corsa”. Vedi proprio la partita con l’Andria, dove nella ripresa la squadra cambia volto proprio dopo il passaggio al 3-4-3.

DUTTILITÁ – Non saranno della partita Maccarrone e Mancini. Il primo salterà anche Taranto per un guaio muscolare che evidentemente è meglio non esporre a forzature. Il secondo dicono abbia perso improvvisamente peso, una situazione preoccupante e monitorata con attenzione da settimane. Foresta in questi giorni ha convissuto con un problema alla caviglia che a un certo punto aveva destato qualche preoccupazione. Rientrate, poi, al punto che la sua presenza nello scacchiere titolare non dovrebbe essere in discussione. Blocco difensivo copincollato da quello presentato domenica scorsa contro la Fidelis Andria: davanti a Berardi, con Rea in mezzo spazio ancora a Bruno, di certo la migliore sorpresa del blocco di perfetti sconosciuti – e mai utilizzati – arrivati a fine agosto. In mezzo l’unico vero ballottaggio: Capua o Akrapovic? La prestazione incolore del 23 giallorosso contro l’Andria non può che farci propendere per il primo. Musacci e Foresta completeranno il reparto. Davanti Ferri in netto vantaggio su Madonia. Scelta legata alla necessità di garantirsi copertura in corsia, quella che sostanzialmente è mancata 7 giorni fa nel primo tempo, aspetto che ha fatto imbufalire Lucarelli. Pozzebon e Milinkovic inamovibili, anche se il franco-serbo dovrà riscattare la prova incolore offerta contro l’Andria. Uomo avvisato…

Akragas-Messina

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