Fc Messina, ci vuole un fisico bestiale

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Pubblicato il 18 Marzo 2021 in Primo Piano, Tattica

Squadra di terza mano. Quella di Gabriele, poi Rigoli e infine Massimo Costantino. Il Football Club Messina passa attraverso tre allenatori diversi tra loro – per esperienza e visione tattica -, riuscendo a rimanere a galla nel mare agitato dell’alta classifica. Il merito? Del gruppo.

LE TRE VIE – Complicato scendere nei meandri della pura tattica quando si parla di Football Club Messina. Complicato, perché i cambi in panchina hanno portato a differenze radicali di atteggiamento. In principio fu Ernesto Gabriele, l’uomo che ripartiva da dove era stato interrotto. Poca fiducia da parte della dirigenza, col campo a non dargli nessun aiuto viste le prestazioni insufficienti. Due vittorie e tanta noia, primo addio. Poi, Pino Rigoli: la noia solo smorzata, la classifica di alto profilo e poi lo stop. Il Covid entra a gamba tesa su di lui e sul gruppo, la squadra si ferma e quando riparte marcia con costanza. Acireale, la sconfitta, le polemiche che abbiamo raccontato. Secondo addio. Differenze sottili ma evidenti tra i due: la squadra brilla per solidità, mostrando le cose migliori quando alza il muro e impedisce agli avversari il tiro. Gol? Pochini. Linee strette e squadra corta, cambia il modulo: l’ultimo Gabriele aveva provato anche la difesa a 3, Rigoli battezza il 4-3-3 e preferisce adattare che adattarsi. Il resto è storia. Torna Massimo Costantino, che riprende da dove aveva lasciato ma senza la smania di alchimie legate al modulo. Rombo e così sia. La vera differenza è l’atteggiamento. Il cuore, però, è decisivo: quello di un gruppo sempre unito, pronto a metterci la faccia e non sfuggire alle responsabilità. Non si resta in alto – tra mille difficoltà – senza un cuore (gruppo) come questo.

IL ROMBO – Iniziamo dallo schieramento, e allora vediamo questo 4-3-1-2: siamo a Fc Messina-Licata, il punteggio è ancora sullo 0-0. Gli ospiti sono in possesso palla con Candiano, da dietro arriva la pressione con recupero palla di Facundo Coria. Fermiamo l’immagine e osserviamo: in nero abbiamo evidenziato il trio mediano. Cortissimo, vicino, con Lodi sempre riferimento basso e i due intermedi che accorciano sulla zona palla pronti a portare il pressing. Il trequartista – e Coria resta il migliore a farlo – viene in aiuto e non ha paura di sporcarsi le mani. Reparto corto e vicino, che si aiuta e mette pressione.

La freccia rossa? Punta Carbonaro, perché il pallone finisce a Giuffrida che va subito verticale sul compagno. Mentalità. Ribaltare l’azione da difensiva in offensiva fa la differenza. L’azione, poi, finirà con Carbonaro che andrà al tiro dopo un’azione personale. Giustamente, ma le opzioni erano tante e le vedremo.

LO SPAZIO – Chi ha memoria ricorderà la fine dell’azione citata in precedenza. Chi ne ha davvero tanta, però, ricorderà Garetto in appoggio al limite dell’area e opzione di scarico. In quel caso si tira, e in quella gara Carbonaro aveva pure troppa voglia di farlo. Al numero 7, però, la cura Costantino sta facendo bene in un altro senso: il coinvolgimento. Carbonaro seconda punta fa rima con un Carbonaro libero di svariare e di essere utile. Piccioni è attaccante che ama muoversi, Caballero più d’area di rigore, cambia poco, però, per gli spazi che si liberano alle loro spalle e vanno attaccati. Come? Con il movimento di Carbonaro e un trequartista oscillante. Immagine: siamo in Fc Messina-Dattilo. Nel cerchio giallo vedete Carbonaro tornato in possesso palla – dopo un’azione iniziata sulla fascia sinistra -, Coria è davanti a lui e Caballero riempie l’area. Una prateria si apre per Palma (riquadro rosso), l’imbucata è naturale. L’azione terminerà con il penalty che lo stesso Carbonaro trova – dopo averlo cercato in maniera evidente – col contatto con Pagliarulo.

Interessa meno questo aspetto. Quello tattico racconta, invece, della capacità innata delle mezzali di attaccare la profondità (soprattutto Palma) e come l’eventualità non sia casuale. Il pallone passa spesso per Carbonaro: una calamita naturale, buona anche per saltare il primo uomo e creare superiorità. Il suo venire dentro il campo invita i compagni a puntare lo spazio, nel lungo ma anche nel corto.

E lo vediamo: sempre sfida col Dattilo, nel cerchio giallo c’è Carbonaro in possesso con due opzioni di passaggio. Coria in basso – col trequartista che ancora una volta oscilla per attirare il marcatore – e Garetto (rettangolino rosso) che attacca la linea e diventa opzione pericolosa. Sul movimento di Carbonaro, allora, l’intermedio deve essere pronto a buttarsi dentro. Non solo gli interni, però, perché se cambiano gli interpreti cambiano le caratteristiche. Lo vediamo nell’ultimo fermo immagine.

Siamo a Troina: partita diversa, su un campo dalle dimensioni più piccole e dall’avversario meno solido. Riquadro rosso per Lodi in possesso, non c’è Coria ma Arena a lavorare da trequartista e le caratteristiche contano. Lodi alza la testa, vede il movimento e quasi lo invita, pallone filtrante e Arena che si mangia campo e avversari. Sarà calcio di rigore. Ancora una volta vediamo come lo spazio diventi il dodicesimo uomo, per crearlo occorre movimento senza palla e circolazione rapida.

IL CAMPO ALLE SPALLE – Sull’attacco i ricami potrebbero non finire: c’è il ruolo del centravanti, la capacità di Caballero di imporsi sul marcatore e il suo senso del gol. Fatto, e ci aggiungiamo che l’argentino è capace anche di buttarsi sul lancione in profondità. La mano di Costantino, però, diventa materia di analisi anche nella fase difensiva. Sempre una questione di atteggiamento. Immagine: ancora sfida col Dattilo. Linea rossa per la difesa (manca Ricossa che non è entrato nel frame), si nota immediatamente come il Football Club difenda in avanti con Marchetti che punta ad accorciare sulla palla, mentre Aita (terzino destro) e Da Silva sono pronti alla preventiva all’indietro. In giallo c’è il centrocampo: trio abbastanza stretto per non concedere corridoi facili o scarichi comodi dell’attaccante avversario sul possibile rimorchio.

L’azione, nello specifico, ci serve per mostrare il cambio di mentalità imposto da Costantino. Si difende con più campo alle spalle o, comunque, non c’è timore nell’alzarsi e rischiare qualche uno contro uno in più. Ogni partita è diversa, per questo anche l’atteggiamento dell’avversario importa e il Football Club resta squadra capace di adattarsi.

ZONA GOL (SUBITO) – Dalla difesa dinamica a quella inattiva: le palle ferme. Altra immagine e sempre Dattilo: linea gialla che ci aiuta a capire come quella striscia di difensori in blu significhino difesa a zona. Il Football Club non marca a uomo: Carbonaro primo, Ricossa ultimo, in mezzo i saltatori veri con Caballero a cercare l’intercetto preventivo. Un dilemma del calcio: zona o uomo? Dipende dall’allenatore, ma anche dalla caratteristiche di squadra. Ah… qui finisce con la rete del Dattilo.

Brutta continuità, perché un’altra rete da palla inattiva era arrivata contro il Troina. Altra immagine: Ficarrotta calcia dalla sinistra, con la linea gialla a indicare il blocco a zona degli uomini di Costantino.

Mbaye brucia tutti, Caballero compreso e insacca. La zona è così: rischiosa per sua natura. Il Football Club, anzi, Massimo Costantino avrà le sue motivazioni e potrà sempre dire che i gol su palla inattiva li prende anche chi marca a uomo. Le correzioni, però, paiono necessarie su questo fondamentale. In generale, infine, il Football Club Messina di Costantino è squadra più sfacciata e coinvolta in fase offensiva. Capace di premiare le corse senza palla e di sfruttare la tecnica nello stretto. In difesa il rischio è più calcolato rispetto al Costantino della scorsa stagione, ma resta medio-alto. E poi ci sono le cuciture: quelle che coi fermo immagine fatichi a scovare, ma che dal campo vedi chiaramente e sono ripetute con maestria da profili come Lodi e Agnelli. Che correranno poco – come velocità -, ma corrono bene e non rincorrono mai. E, soprattutto, fanno viaggiare il pallone.

*fonte foto: Football Club Messina – ph. Familiari

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