Cosenza, modello Guarascio: il calcio sostenibile

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Pubblicato il 26 settembre 2015 in Primo Piano, Punto C, Storie

Pochi, maledetti e subito. A Cosenza lo sanno: chi negli ultimi anni ha indossato la maglia rossoblù avrà anche guadagnato il minimo sindacale, ma ha sempre percepito le spettanze. Certezza che va a braccetto con la convinzione che proprio per questo, alla fine, per l’attuale governance sia altamente improbabile finire sotto i riflettori della Covisoc. Il Cosenza non prenderà mai un solo punto di penalizzazione, è il retropensiero diffuso dalle parti del “San Vito”. E non è esattamente cosa da poco, in Lega Pro, terzo anello del calcio italiano povero di diritti tv e di sponsor forti, terra arida disseminata di stadi vuoti e di fallimenti sempre dietro l’angolo. Ci vuole lungimiranza, per sopravvivere in terza serie. Vietato lo sperpero.

PERCEZIONE GUARASCIO – Che poi lo si debba anche spiegare ai tifosi, categoria che spesso si nutre di eccessi e di sogni, è un altro discorso, peraltro fisiologico. Dalla prospettiva di parte della curva cosentina, per dire, Eugenio Guarascio, lider maximo del Cosenza calcio dal 2011, negli anni della sua presidenza sarebbe stato fin troppo accorto nella gestione della spesa. Eppure quell’oculatezza ha permesso ai lupi di sopravvivere tra decine di specie andate in estinzione. E bisogna tenerne conto. Nessun atto d’amore, sia chiaro. Vige la logica del do ut des. Guarascio è un imprenditore che ha fatto fortuna nel campo della raccolta differenziata con la sua azienda, Ecologia Oggi. Che, peraltro, con la precedente amministrazione ha chiuso un accordo che vale 8 milioni di euro per lo smaltimento dei rifiuti in città. Quando Mario Occhiuto – ancora oggi sindaco – è poi diventato primo cittadino, ha chiamato a raccolta otto imprenditori locali nelle mani dei quali, nell’estate del 2011, è stato consegnato il destino della squadra silana, dopo un decennio tormentato e scandito da due fallimenti societari.

L'attaccante del Cosenza Arrighini

Nella foto l’attaccante del Cosenza Andrea Arrighini

L’ORIZZONTE DEI LUPI – Di quella cordata, alla fine, è rimasto solo Guarascio, un neofita nel mondo del pallone – peraltro originario di Lamezia – che detiene il 100% del pacchetto azionario. Di lui dicono, per capirci, che all’inizio non conoscesse nemmeno la strada che porta al “San Vito”. Trascorso il primo quadriennio, invece, è oggi un presidente innamorato del suo giocattolo. Che è poi un modello societario sostenibile, e che funziona. I lupi la scorsa stagione hanno messo in bacheca la Coppa Italia della Lega Pro; e quest’anno hanno alzato l’asticella, senza però cadere nella logica degli slogan forieri di promesse. Guarascio ha tagliato corto: “L’obiettivo è migliorare il risultato dello scorso anno”. Profilo basso, ma in realtà a questo giro l’organico consegnato a mister Roselli promette scintille. Monte ingaggi poco al di sotto del milione di euro; Arrighini – preso dall’Avellino in prestito con diritto di riscatto – da questi parti è il pezzo d’argenteria pregiata, ed è giocoforza il calciatore più pagato. Nessuno lo dice, ma la parola playoff scorre nella testa dei lupi affamati di gloria.

L’ANNO BUONO? – La campagna abbonamenti ha prodotto numeri sotto la media, con 415 sottoscrizioni, malgrado i prezzi fossero tutto sommato contenuti (90 euro in curva, per intenderci). Ma questo non ha sorpreso poi tanto: a Cosenza, per tradizione, non è prassi diffusa la sottoscrizione dell’abbonamento. Il tifoso preferisce pagare il biglietto. E quest’anno al San Vito le presenze sono destinate ad aumentare, proprio perché l’attesa è lievitata, nonostante la politica dei piccoli passi di un patron che, in realtà, presto o tardi in cuor suo aspira al salto tra i cadetti. Ne è convinto lui per primo: il modello Guarascio, piaccio o no, funziona. Solo che il proprietario tratta la squadra come fosse un’azienda. Non conosce le operazioni di corto respiro, punta dritto a quelle di lungo periodo. Chissà che attesa e pazienza, stavolta, non possano tradursi in un risultato importante.

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