Foggia, la rivoluzione silenziosa di Stroppa

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Pubblicato il 18 settembre 2016 in Tattica

Quando in pieno agosto le strade tra il Foggia e Roberto De Zerbi finiscono per separarsi, la mossa migliore della società pugliese è quella di affidare la successione del tecnico bresciano a Giovanni Stroppa. La rosa a disposizione, di alto livello, non doveva essere svilita con una guida tecnica che non amasse il gioco e il dominio tecnico e territoriale. L’ex allenatore di Sud Tirol e Pescara, probabilmente, avrà meno appeal mediatico del predecessore (sopratutto adesso che De Zerbi è arrivato sulla panchina del Palermo), però commettere l’errore di sottovalutarne le capacità sarebbe una mancanza troppo grave per chi analizza il calcio. Indubbiamente a vantaggio di Stroppa c’è un ottimo organico e una concezione di gioco propria degli stessi calciatori, la bravura del tecnico finora è stata quella di rivoluzionare a piccoli passi la creatura plasmata da De Zerbi. Un po’ come Massimiliano Allegri nei primi mesi post Conte, perché se una cosa funziona sarebbe sbagliato stravolgerla in un minuto. Il tempo può essere un buon alleato, sopratutto quando hai la certezza che la barca navigherà comunque a vele spiegate. Il calcio di Stroppa non è dissimile da quello di De Zerbi, lo differenziano alcune peculiarità dettate da una visione meno estrema della filosofia di gioco. Difesa sempre alta ma maglie meno larghe, protezione più bassa del centrale di centrocampo ed esterni offensivi leggermente più liberi di svariare.

TRIANGOLO – Partiamo dalla zona centrale: con De Zerbi i due centrali di difesa si aprivano lasciando spazio, sia in fase di possesso che non, al play che si abbassava diventando il terzo. Con Stroppa piccola modifica: in giallo vediamo come la linea a quattro si sviluppi meno in ampiezza cercando una maggiore densità interna, in più il centrale (Agazzi nel caso specifico) si abbassa e prova a schermare. Nella circostanza l’azione porterà al gol dell’Andria con un tiro dalla distanza dopo respinta, perché?  Semplice, una cosa non è ancora cambiata ovvero l’altezza della linea. Il Foggia ama difendere alto, è un rischio consapevole.

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OMBRA – Continuiamo sul concetto ma ribaltiamo l’azione: sempre la sfida contro l’Andria ma possesso di palla al Foggia. In azzurro vediamo la coppia dei centrali difensivi, solo pochi metri al di sotto della linea di centrocampo. Il resto è tutto nella metà campo avversaria, il possesso è per Rubin sull’out mancino. L’ex Modena verticalizza sul centravanti (Padovan in giallo) con la zona centrale attaccata da Sarno che taglia da destra e rende la corsia lato debole per l’attacco cieco di Angelo. Poco importante lo sviluppo di questa azione, il frame serve da esempio per capire due cose: il gioco non nasce solamente da un centrocampista centrale ma può essere sviluppato addirittura da un terzino; secondo che il lato debole è la zona più pericolosa per l’attacco del Foggia.

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L’ARMA – Abbiamo detto del movimento di palla e della liberazione dello spazio da far attaccare ai terzini, giocata valida soprattuto per Angelo. Il brasiliano ha esperienza, tecnica e forza per giocare più da ala aggiunta che da esterno basso che spinge. Mentre per Rubin le salite vanno gestite col bilancino, Angelo gode di una maggiore libertà di movimento. Nella nostra animazione due momenti tratti dalle sfide contro Andria e Vibonese allo Zaccheria. Prima immagine: in azzurro Sarno che è pronto a ricevere, consapevole che Angelo attaccherà la profondità è già in modalità passaggio. Lo scarico sarà naturale e il brasiliano avrà spazio e tempo per crossare. Nella seconda parte una curiosità: in possesso c’è sempre Sarno (cerchio azzurro), in arancio, con punto esclamativo a sottolineare l’evidenza, troviamo Angelo come l’uomo più alto della formazione pugliese. Probabilmente nel nostro frame il brasiliano si trova pure in fuorigioco, la cosa importante però è comprendere quanto possa essere letale il movimento dell’esterno foggiano.

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IN MASSA – Ancora un focus offensivo sul Foggia di Stroppa. Sfida alla Vibonese in casa, classica gara giocata nella metà campo avversaria ma in più i pugliesi attuano l’attacco in massa: il numero 8 in arancio per sottolineare la quantità di calciatori presenti negli ultimi venti metri avversari, di questi ben cinque sono all’interno dell’area di rigore. Giocata verticale verso Mazzeo (freccia gialla) per insistere nell’attacco della parte con meno densità. Ovvio che questo atteggiamento porti a due conclusioni: costringe gli avversari a schiacciarsi per la quasi totalità degli uomini, lascia ottanta metri di campo da attaccare in ripartenza. Come detto in precedenza: rischio ampiamente calcolato.

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RISCHIO ATTENTO – Ultimo blocco, passiamo al sistema difensivo su palla inattiva: sfida contro l’Andria, punizione laterale dai 25 metri. Il Foggia difende a zona, la linea viene piazzata sulla riga che delimita l’area di rigore (evidenza arancio). In azzurro abbiamo segnato la distanza tra la linea e la barriera, lo facciamo per comprendere come pur correndo il rischio di difendere alto ed a zona, si tende a non esagerare nel pericolo. Non sarebbe, infatti, clamoroso trovare la linea sulla stessa altezza della barriera. Saremmo all’estremizzazione del fuorigioco, una tattica che andrebbe oltre i concetti di Giovanni Stroppa. Un tecnico che non vuole e non cerca paragoni, per molti non sarà ancora così netta ma la rivoluzione è cominciata.

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