Messina-Cosenza, il falso centrocampo

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Pubblicato il 2 maggio 2017 in Tattica

Illusione amara quella che fa festeggiare per troppi attimi una salvezza rimandata alla trasferta di Vibo Valentia. La vittoria contro il Cosenza come passaggio obbligato e fondamentale, una prestazione che fa il paio con quella vista in casa del Lecce. Le assenze di Palumbo e Rea non incidono sulle scelte di Cristiano Lucarelli che vira su un 3-5-2 duttile e funzionale. Gli uomini scelti sono quasi obbligati vista la ricerca di elasticità tattica, l’unica sorpresa è Giuseppe Capua che prende il posto dell’acciaccato Foresta. La rete del centrocampista ex Aversa Normanna come manifesto della magia calcistica, un gol che diventa pesantissimo vista l’evitabile sbavatura che porta al 2-1 di Mendicino. Sorprende la scelta di De Angelis di piazzare il suo Cosenza con uno sbilanciato 3-4-3: il tridente che non aiuta mai manda al manicomio gli esterni mediani D’Anna e D’Orazio che faticano nel contenere gli spunti laterali del Messina. La rete calabrese puzza di casualità allo stato puro, il tiro-cross di Cavallaro sorprende Berardi e tutta la linea difensiva (analizzeremo successivamente). La prestazione generale del Messina è ricca di spunti interessanti sia dal punto di vista tattico che sul piano emotivo. La scoppola subita dal Melfi è stato metabolizzata, Lecce e Cosenza dovranno essere seguite dall’ultimo sforzo al Razza di Vibo Valentia. Retoricamente le frasi fatte che anticiperanno la sfida sono già note, in questo caso sono anche realtà concreta: servirà il Messina più cattivo e voglioso della stagione. L’errore psicologico più grande sarebbe quello di far troppi calcoli, in Calabria i giallorossi dovranno pensare a far risultato.

FALSO DIECI – Per una dialettica calcistica astrusa il termine falso 9 è diventato immediatamente modaiolo. In realtà la definizione è vuota come la testa di chi ne abusa: un centravanti può avere mille caratteristiche diverse, non corrispondere a quelle classiche non significa non essere un 9 puro. Parentesi terminologica che non chiudiamo e provocatoriamente allarghiamo. Passiamo al falso 10: Gladestony Da Silva. Il centrocampista brasiliano rappresenta il fiore all’occhiello di un mercato invernale paradossale, le sue prestazioni hanno stupito e soprattutto cambiato l’inerzia del destino giallorosso. Nel 4-3-1-2 l’ex Catania gioca un calcio geometrico e in supporto al regista basso, quando c’è Foresta nel ruolo di trequartista ecco che il brasiliano diventa il rimorchio decisivo in fase di conclusione. Rombo o tridente o ancora 3-5-2 hanno in comune la ricerca del trio di centrocampo come base su cui fondare la costruzione del gioco. Col Cosenza si è visto un Messina con la terza di queste soluzioni, banalmente si potrebbe archiviare la posizione di Da Silva come quella di una mezz’ala di inserimento.

Siamo nell’azione che porta al gol del vantaggio di David Milinkovic: ripartenza veloce del Messina sulla sinistra con Da Silva (cerchio rosso), il suo primo passaggio verso il compagno viene intercettato da Blondett. Vediamo come sia ampio lo spazio attaccabile da Milinkovic (riquadro e freccia blu), il franco-serbo sarà caparbio come Da Silva nel non fermarsi dopo la chiusura avversaria. Il pressing di Da Silva gli farà riconquistare la sfera, il resto è pura tecnica firmata Milinkovic.

Passiamo ad un altro frame: come nella precedente immagine vediamo come rimanga periferico Anastasi (cerchio giallo). Bravo l’attaccante di Lucarelli a non ingolfare il cuore dell’area lasciando spazi attaccabili per i compagni. Cerchio rosso per Da Silva che legge il movimento di Milinkovic e copre lo spazio alle spalle della linea avversaria. Il franco-serbo ricambia l’assist precedente, il destro del brasiliano non sarà preciso. È un tridente puro quello del Messina: Anastasi è il centravanti, Milinkovic è libero di svariare come una seconda punta mentre Da Silva non lavora da centrocampista di inserimento ma da numero 10 di sostegno alla coppia. Non banale, quindi, la scelta di Capua in mezzo al campo: calciatore di intensità e abituato a giocare in coppia sulla mediana. Il brasiliano accompagna l’attacco, lui si stringe su Musacci e alzano un importante muro centrale.

SCHEMA – Brevissima analisi per l’azione che porta ad un tocco ravvicinato di Anastasi che trova un Saracco attento sulla sua strada. Somiglianza clamorosa con quella che regala la rete da 3 punti sul campo del Lecce: giallorossi che sfondano a sinistra con Milinkovic, in mezzo all’area c’è l’affondo di Capua mentre arriva a rimorchio Sanseverino (riquadro e freccia blu).

Scarico verso l’esterno sinistro che stavolta non calcia ma serve Anastasi nel cuore dell’area (linea rossa). Deviazione di destro e Saracco che si oppone. Una volta potrebbe essere un caso, due diventa schema: movimento del pallone con cambio di campo, intermedio che si inserisce e esterno che taglia per poter concludere o diventare assist-man.

DISTRAZIONE – Chiudiamo con una cosa brutta, la rete del Cosenza firmata Mendicino: azione stranissima quella dei calabresi, il Messina sbaglia sin dalla genesi. Bruno è accoppiato a Mendicino, la squadra di De Angelis muove il pallone verso la sinistra, la sfera finisce a Cavallaro dopo il tentativo di sfondamento fallito da D’Orazio.

Sanseverino tiene d’occhio Statella (cerchio blu), De Vito ha stretto su Maccarrone vista l’uscita a uomo di Bruno su Mendicino (riquadro rosso). Il lob di Cavallaro sorprende Berardi che smanaccia male sul palo, sulla respinta del montante Bruno si fa sorprendere da Mendicino.

L’errore? Il più classico: occhi sul pallone e non sull’uomo, più per la sorpresa della traiettoria presa dal tiro avversario che per altro. Mendicino è bravo nel tagliare fuori il marcatore, una volta riuscito a mettersi davanti a Bruno è per lui un gioco da ragazzi arrivare per primo sulla respinta. Ci mette lo zampino la buona sorte anche se il Messina non fa tutto il possibile per evitarlo.

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