Messina, domani è più importante di ieri

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Pubblicato il 28 Novembre 2019 in Primo Piano

Tra novembre e dicembre il disco – ormai per il terzo anno consecutivo – si incanta sulle stesse note stonate. Rivoluzione, tagli, arrivi e partenze: il terzo Messina di Sciotto è uguale agli altri due, con una differenza nel settore gestionale che, però, non ha trovato riscontri sul campo.

QUELLO CHE ZEMAN DICE – I fallimenti firmati Cazzarò e Obbedio sono stati ampiamente descritti e dibattuti. Le responsabilità di dirigenza e proprietà valutate e pesate: dal concedere troppa libertà all’ex ds fino all’attendere quell’attimo in più prima di cancellare l’estate ambiziosa. Con una parentesi legata al post sconfitta con il Football Club Messina tutta da cancellare. Le macerie, oggi, sono rappresentate da calciatori col foglio di via e dalla voglia di cambiare aria per rilanciare le proprie carriere. Il regolamento parla chiaro: svincolo unico da comunicare in un’unica soluzione. Il resto dovrà essere ceduto ad altre società; le rescissioni, quindi, verranno comunicate solo quando sarà completata la lista. Impossibile, perciò, pensare di ricevere comunicazioni di addio già lunedì 2 dicembre. Quella contro il Nola – purtroppo per l’insofferente Zeman – non dovrebbe essere l’ultima gara per questo gruppo. L’ex tecnico del Gela è stato più volte chiaro nelle sue dichiarazioni: nessun margine, neanche di fronte alle prime due vittorie e – ancora più deciso dopo la sfida – a prescindere dall’esito del Barbera. La gara col Palermo, comunque, ha ridetto la verità sui limiti di una squadra rimasta a galla grazie alla scossa firmata Rando. La scelta di Zeman facilita il mercato: la filosofia e identità di gioco dell’allenatore sono chiare e non interpretabili. Le scelte, quindi, non potranno tradire le linee guida dettate dal tecnico.

QUELLO CHE ZEMAN VUOLE – Indipendentemente dal rendimento – passaggio che andrà messo in considerazione – il mercato dovrà andare incontro al calcio zemaniano. Esposito o Coralli, Ott Vale e Sampietro, Giordano e altri, tutti profili che vanno analizzati – in primis – dal punto di vista delle caratteristiche. Passare dal calcio pensato da Obbedio a quello di Zeman significa passare dal giorno alla notte: la fisicità in centimetri, il possesso compassato e il pallone che viaggia in area andranno in soffitta per lasciare spazio al pressing alto, le catene esterne e le giocate a due tocchi a precedere verticalizzazioni improvvise. La rivoluzione, quindi, è legata all’interpretazione talebana (per citare l’ultimo Sarri) che l’allenatore imporrà al suo nuovo gruppo. Le bocciature, allora, andranno analizzate il campo e mescolate alle caratteristiche improprie dei calciatori. La memoria collettiva non ha dimenticato quanto fatto vedere da Giacomo Modica due stagione fa: la riproposizione sarà simile, tanto basta per comprendere come questo gruppo difficilmente possa interpretare ritmi e soluzioni di tale portata. La struttura su cui poggiare le idee resta il 4-3-3: da rimpolpare la batteria degli esterni, da modificare le caratteristiche degli intermedi di centrocampo – il ruolo nevralgico per l’interpretazione verticale -, aumentare il tasso tecnico generale e alzare la linea difensiva.

PORTE GIREVOLI – Non c’è nulla di più antipatico delle liste di possibili partenti. La cronaca e la realtà impongono tale esercizio: Forte, Giordano, Ungaro, Strumbo, Ott Vale, Sampietro, Buono, Coralli, Esposito e Siclari. Un 4-3-3 di nomi che potrebbero salutare, qualcuno nel mucchio verrà salvato per necessità e difficoltà nel strappare gli accordi. Resta questa, comunque, la lista dei deludenti mista a calciatori poco adatti alla rivoluzione zemaniana. Sul fronte arrivi i nomi profumano di passato: a Palermo ha esordito Lavrendi, già visto con Modica; dalla stagione targata Infantino-Biagioni potrebbero rientrare Catalano e Cocimano (spesso presente al San Filippo). Il primo ha lasciato un vuoto tecnico e di personalità clamoroso, il secondo regalerebbe duttilità e capacità offensive assenti in tanti protagonisti. Il collaboratore della gestione sportiva Pasquale Leonardo, però, lavora anche su profili mai visti in riva allo Stretto: l’attaccante esterno (under 1999) Manfré ha rescisso con la Sicula Leonzio e dopo la stagione scorsa insieme a Leonardo ad Acireale sembra vicino al giallorosso. Restano caldi i nomi del centrale Gambuzza e dei registi Lo Nigro e Corso; tutti validi ma legati – come ovvio – alle uscite. La rosa, a oggi, è infatti fin troppo ampia e difficilmente verranno firmati nuovi accordi prima di una moltitudine di uscite. Contro il Nola, allora, potrebbe non andare in scena l’ultimo ballo per questo gruppo. Inutile, però, insistere in processi e liste: la fermezza di Zeman e il pragmatismo di Leonardo riscriveranno la rosa, si prenderà atto della rivoluzione lasciando, poi, parola al campo.

*foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale dell’Acr Messina

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