Pescara-Messina, qualsiasi numero moltiplicato per zero dà zero

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Pubblicato il 14 Novembre 2022 in Primo Piano

Bisogna saper perdere. Frase fatta che calza a pennello per l’atteggiamento che il Messina sembra accettare dopo ogni sconfitta esterna. Basta una caduta non pesantissima – tipo Pescara – per far tirar fuori ai protagonisti dichiarazioni positive e utili per archiviare l’insuccesso come “buona prestazione”.

SETTE PER ZERO – Stranissima la partita dell’Adriatico. Non c’è la superiorità evidente che ci sarebbe attesi dal Pescara e la vittoria sembra arrivare grazie alla minima pressione sull’acceleratore. La differenza di valori resta evidente, così esasperare la prova della squadra di Auteri (voto 5) potrebbe sembrare esagerato. Giusto fare le debite proporzioni, ma l’analisi sul Messina versione trasferta va spogliata del tema avversario. Da Francavilla a Pescara, infatti, la squadra giallorossa ha mostrato una faccia quasi identica. Cerignola e Andria sono stati i punti più bassi, due prestazioni al limite dell’accettabile e che fanno più male dato che sugli scontri diretti si basa una salvezza. Quella di Cerignola è l’esempio numerico: 17 punti i pugliesi, 10 il Messina. Provate a invertire il risultato del Monterisi… avreste tutta un’altra classifica. Banalità, ma a furia di credere che il tempo per recuperare sia tanto, il tempo sta trascorrendo velocissimo. Guardandola col filtro della positività quella di Pescara è una prova decente, di quelle che se replicate contro un avversario meno di grido potrebbe portare punti. Vero a metà, perché quando l’asticella si è abbassata il Messina ha fallito. Sette sconfitte su sette, record mai visto prima e che ha come ciliegina l’aver siglato una sola rete (quella di Catania ad Avellino). Malissimo. Non una casualità, perché quando la squadra di Auteri calca il terreno del San Filippo l’atteggiamento è diverso. Come lo è stato il calendario, dato che in casa i punti sono arrivati contro pari grado o presunte tali. Basta questo? Forse, ma il calo evidente del livello di personalità mostrato in trasferta dice altro. L’avvertenza primaria è quella che dice che trasferte facili non ce ne saranno, nemmeno una. Non lo è stata Andria – al netto dell’atteggiamento del Messina -, non lo saranno Picerno o Taranto. Non citate a caso, perché saranno le ultime due della stagione nella prossima primavera. La salvezza deve passare da una media punti in trasferta decente, quella del Messina rimane zero e al termine del girone d’andata di viaggi lontano dallo Stretto ne restano due: Foggia e Castellammare di Stabia. Per questo motivo, allora, non può bastare una “buona prestazione” o auto-consolarsi con la forza dell’avversario. Foggia e Juve Stabia sono superiori al Messina. Si dovrà, quindi, pensare di registrare uno zero nella casella dei punti in trasferta alla fine del girone di andata? Inaccettabile.

TATTICISMI – Quadro generale che prende il sopravvento, poi c’è la partita giocata sul campo. Auteri tenta di stupire ancora e sceglie un Messina nuovamente inedito. E sono 13 su 13. Torna una difesa a quattro che è formata da soli centrali e che, infatti, non ci pensa proprio ad appoggiare la fase di possesso. Il solo Angileri si permette di scavalcare la propria trequarti, ma è un vezzo personale subito sopito. Fazzi schierato da mezzala sinistra rappresenta l’esperimento: la fascia destra del Pescara è il punto forte della squadra di Colombo. L’asse Cancellotti-Cuppone va contenuto, così Auteri stringe Angileri e prova a far scivolare Fazzi dal centro alla corsia per lavorare da prima diga. Complicato, infatti Cancellotti è il migliore in campo. L’azione del gol diventa simbolo del crollo delle idee: Iannone segue in ritardo Cancellotti, Fazzi esce tardi su Aloi e quando prova ad accorciare sullo scarico per Cancellotti è ormai tagliato fuori. Camilleri pensa di arrivarci col gambone, Berto legge male la diagonale su Vergani. Errori in catena, ma l’aggravante resta una genesi dell’azione arrivata dalla parte su cui il Messina aveva preparato la sua arma tattica difensiva. Non un granché ad essere onesti. Dietro si balla il giusto, anche perché il Pescara non affonda come dovrebbe. Quando ci riesce ci pensa Lewandowski, almeno un paio di volte. La fase offensiva è inesistente dal punto di vista del coinvolgimento di squadra e appesantita dalla disposizione: Iannone parte da sinistra, Catania trasloca al centro. A destra ci sarebbe Grillo, condizionale d’obbligo perché “chi l’ha visto?”. Iannone gioca una buona gara, anche se capisce presto che sia meglio fare da solo che provare a coinvolgere gli altri. Tira senza sosta, Plizzari sporca i guanti ma nulla di eccezionale. Catania non si vede mai, perché non sa giocare spalle alla porta e senza la linea laterale perde fiducia. Non può sgroppare, non può strappare e creare superiorità. La zona centrale non fa per lui. Catania è un esterno. Auteri cercava mobilità e capacità di fraseggio, ma il numero 20 ha buona tecnica palla al piede e meno se deve giocare a un tocco da perno. Invertire le posizioni dei due? Bella idea. Succede solo tatticamente quando Catania si allarga e Iannone taglia in mezzo. Sporadico. Balde non entra nemmeno malissimo, ma resta il solito giocatore a metà. Curiale gioca meno, quasi da non giudicare ma il voto bassissimo lo strappa per quella brutta sensazione di essere l’uomo che fa terminare le velleità offensive. Non per dolo, sia chiaro, ma per una condizione psico-fisica che non regge alle difficoltà di questo torneo. Il Messina in avanti (ma non solo) pecca di personalità oltre che di qualità, in trasferta lo si nota di più perché subentra un fattore mentale da sconfiggere presto. La salvezza non può passare dal solo San Filippo e non sarà certamente così. I punti in trasferta restano vitali e la personalità ha il brutto difetto di non sorgere da sola. Spesso, infatti, o c’è oppure non c’è. A volte, però, è possibile acquistarla. Quanto manca a gennaio?

Lewandowski 6,5: un paio di interventi che tengono i giallorossi aggrappati alla partita, sulla rete viene impallinato per colpe non sue.

Berto 5,5: Crescenzi è una spina nel fianco continua, non lo aiuta la poca abitudine col ruolo di terzino. In ritardo nella diagonale per chiudere Vergani che può insaccare facilmente. Fatica a tenere il passo di Desogus.

Camilleri 5: un tempo cercando di restare a galla e tenere la linea non troppo schiacciata. Ci riesce pochino e si perde il movimento di Vergani alle sue spalle che vale la sconfitta, poi cede ai suoi muscoli fragili. (dal 39′ p.t. Trasciani 6: la solita cattiveria agonistica e una buona capacità di lottare nel corpo a corpo. Nella ripresa deve accettare di difendere con più campo alle spalle)

Filì 5,5: discreto in anticipo, qualche sbavatura di troppo in fase di possesso per un giocatore dotato di una buona tecnica. Soffre quando il Pescara fraseggia nello stretto. Nel finale diventa un po’ appannato fisicamente.

Angileri 6: in linea con quanto mostrato nelle ultime uscite, si adatta bene a sinistra e deve solo lavorare in fase di non possesso. In avanti non appoggia mai, probabilmente per precisi dettami.

Fiorani 5,5: prova a pulire tanti palloni ma finisce con sprecarne troppi. In mezzo al campo c’è da lottare, non si tira indietro ma soffre.

Mallamo 6: sempre pulito nello smistare il gioco, buono il suo senso della posizione. Giocatore ordinato, l’atteggiamento della squadra lo costringe a restare piatto. (dal 28′ s.t. Marino 5,5: ci mette un pizzico di personalità in più, ma sbaglia troppe scelte)

Fazzi 4,5: deve scivolare da mezzala a esterno, un lavoro che gli riesce poco e male. In occasione del gol esce con poca cattiveria su Aloi e viene saltato con troppa facilità da Cancellotti dopo lo scambio col compagno. (dall’11’ s.t. Fofana 5,5: un po’ di dinamismo in più, ma non incide come potrebbe)

Grillo 4,5: praticamente mai visto, aiuta pochissimo quando Crescenzi ara la fascia. (dall’11’ s.t. Balde 5,5: entra con un buon piglio, trova anche il modo per calciare in porta ma è davvero poco. Sbaglia un paio di controlli di troppo)

Catania 5: non è un centravanti, fatica anche a interpretare il ruolo in maniera costruttiva. (dal 28′ s.t. Curiale 4: gioca poco e forse non andrebbe giudicato, ma non diventare mai un fattore non può più essere scusato)

Iannone 6: ci prova solo lui. A volte esagera anche, ma capisce presto come i compagni non lo seguano dal punto di vista dell’intensità. Si sacrifica in fase di non possesso, ma la sua poca attitudine diventa arma a doppio taglio.

PESCARA Plizzari 6; Cancellotti 7, Brosco 6, Boben 6, Crescenzi 6,5; Gyabuaa 5 (dal 1′ s.t. Mora 6), Kraja 6 (dal 29′ s.t. Crecco s.v.), Aloi 6 (dal 18′ s.t. Palmiero 5,5); Cuppone 6, Vergani 6,5 (dal 34′ s.t. Lescano s.v.), Desogus 6 (dal 17′ s.t. Kolaj 6). All. Colombo 6

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