Reggina, gioventù bruciante

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Pubblicato il 27 dicembre 2016 in Tattica

Piccole grandi gioie intervallate da lunghissimi momenti di buio. Tre vittorie che non ti aspetti, il resto una serie infinita di risultati negativi che avrebbe minato il morale di qualsiasi gruppo. La Reggina di Karel Zeman, che dal famoso padre ha preso il cognome e la voglia di non arrendersi al calcio di rimessa. Una squadra di giovani promesse che in Lega Pro cerca la vetrina per il calcio che conta, la bassa classifica non inganni: gli amaranto hanno talento ma pochissima esperienza, quella che serve in una categoria complicata come la terza serie italiana. Esordio choc a Fondi, poi la vittoria nel derby dello Stretto contro un Messina ancora ubriaco dal tris rifilato al Siracusa. Un girone dopo la storia racconta di pochi sorrisi ma clamorosi, e tutti al Granillo: la vittoria sulla Juve Stabia firmata Bangu. Il ragazzo scuola Fiorentina regala tre punti che non troveranno replica prima di undici partite piene di sconfitte e qualche pareggio. Dal Fondi al Fondi: Coralli e Bianchimano stendono i laziali e lasciano l’ultimo posto alla Vibonese, adesso torna il derby. Il citato Bangu, De Francesco o Porcino sono gli esempi di un gruppo che tra un paio d’anni potrà vedere qualche protagonista anche nelle serie maggiori, ma che oggi sembra destinato ad un finale da playout, nel migliore dei casi. Una bella gioventù che rischia di bruciarsi, perché i risultati freddi non guarderanno in faccia prestazioni e potenziale. Ci penseranno le società di appartenenza di tanti di loro, ma solo in estate, adesso tocca a Karel Zeman trarre il massimo dai suoi ragazzi. La base è quella di famiglia: il 4-3-3. I concetti sono zemaniani, e non potrebbe essere diversamente. Con loro ci sono i rischi ovvi e scontati: la difesa alta è un pericolo, in attacco la ricerca della verticalizzazione è costante ma non sempre riuscita. Il gioco offensivo è limitato, troppo ritmato da schemi serrati, dietro si balla pure per questioni di caratteristiche fisiche.

TRE TOCCHI – Partiamo dalla fase offensiva, lo facciamo con un’animazione riguardante la vittoria degli amaranto contro il Fondi. Siamo nell’azione che porta al gol del vantaggio firmato Coralli, nulla è lasciato al caso: Porcino taglia da sinistra e scarica su Bangu (cerchio rosso), immediatamente è pronto ad attaccare la profondità (riquadro blu) sul contropassaggio del compagno. Imbucata perfetta del numero 21, sul secondo palo Coralli legge lo sviluppo è attacca al cuore (cerchio arancio). Porcino controlla e gioca con la sicurezza di chi ha provato l’azione mille volte, pallone perfetto e Reggina in vantaggio. Questo è un semplice esempio, un modo per spiegare al meglio i concetti offensivi della squadra di Zeman: essenziale è il lavoro degli interni di centrocampo che non devono mai rimanere fermi, o tenere la posizione in maniera statica. Attacco dello spazio in primis, accorciare sull’attacco per lo scambio ma sopratutto giocare in verticale. Gli esterni offensivi devono attaccare l’area, lavorare solo da laterali non servirebbe dato che tutti devono essere in grado di finalizzare l’azione.

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PERICOLO CALCOLATO – Passiamo alla fase di non possesso, il vero problema della squadra di Zeman. Almeno un gol subito in ogni gara in trasferta, questa una delle statistiche che chiariscono il livello del gruppo amaranto. Oltre ai limiti tecnici e di esperienza c’è il manico a complicare le cose. Campo aperto, a palla scoperta non si scappa ed altre amenità oltranziste zemaniane. Se non funzionano in Serie A figuriamoci in Lega Pro: siamo nella sfida persa a Pagani dalla Reggina. Come sempre l’immagine ci torna utile per un discorso più ampio, nel caso specifico la Paganese verrà fermata dal presunto fuorigioco di Reginaldo sul bacio di Deli, quello che ci interessa è l’atteggiamento della Reggina. Deli (riquadro blu) gioca in piena libertà, il centrocampo ha perso le distanze e la difesa non scappa all’indietro come vorrebbe la logica. Linea gialla per la linea superstite alla ripartenza, tutti guardano il pallone e nessuno l’uomo perché il diktat dice di accorciare e fare il fuorigioco e non di leggere il lancio. Reginaldo (cerchio rosso) parte al limite, probabilmente avanti ma il rischio che la Reggina sceglie di correre è altissimo. Questo, in sintesi, il sistema zemaniano per eccellenza. Karel come Zdenek, forse questa circostanza è la vera somiglianza tra padre e figlio. Una difesa colabrodo nei numeri, non solo un problema di applicazione però, perché il vero problema è la forzatura dei concetti con calciatori troppo distanti per caratteristiche. Gianola, Kosnic o peggio De Bode non sono difensori adatti a questo sistema.

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